Casa all'asta e sfratto alla porta: famiglia fa causa alla banca e appello al prefetto

Per un prestito ricevuto dalla banca di 25mila euro in parte anche restituito, una famiglia di San Donaci sta rischiando di perdere la propria casa, ereditata dal nonno paterno. L'abitazione è stata venduta all'asta e venerdì 17 luglio è fissato lo sfratto

SAN DONACI – Per un prestito ricevuto dalla banca di 25mila euro in parte anche restituito, una famiglia di San Donaci sta rischiando di perdere la propria casa, ereditata dal nonno paterno e resa abitabile con grossi sacrifici. L'abitazione è stata venduta all'asta e venerdì 17 luglio è fissato lo sfratto. La famiglia fa appello al prefetto, affinchè blocchi almeno temporaneamente l'esecuzione del provvedimento.

“I miei genitori stanno perdendo ingiustamente la loro casa e soprattutto non hanno un altro posto dove andare – spiega la figlia Silvia, 25 anni – io vivo a Mesagne, mia sorella momentaneamente a Taranto per lavoro ma in famiglia c'è un bambino di 7 anni, qualcuno deve aiutarci. Soprattutto perchè c'è un'azione legale in corso in cui è stata presentata denuncia-querela nei confronti della banca, e l'udienza è fissata per settembre”.

“Ingiustamente” perchè, da quanto spiega la ragazza l'intera famiglia si ritiene vittima probabilmente di conteggi sbagliati o di calcoli fatti male e soprattutto di mancata tolleranza da parte dell'istituto bancario che ha concesso il prestito. Sarebbe saltato il pagamento di una sola rata. Tutto ha inizio nel 2002 quando il papà ereditò la casa del nonno.

“Per evitare di continuare a pagare l'affitto i miei genitori chiesero un prestito in banca di 25mila euro per poter ristrutturare la casa del nonno. Il prestito sarebbe stato restituito con rate annuali di 6mila euro. Mio padre è un bracciante agricolo: aveva preventivato che con i soldi della disoccupazione avrebbe pagato il debito. Così è stato per un paio di anni. Nel 2005 ebbe alcuni problemi di salute, non riuscì a lavorare per tutti i giorni che servono per prendere i soldi della disoccupazione e di conseguenza non pagò la rata” .

Da lì cominciarono i guai. “Nonostante in seguito si sia continuato a pagare, nel 2006 abbiamo ricevuto la notizia che la banca aveva avviato la procedura di pignoramento della casa per un debito di 18.900 euro. Due anni dopo attraverso la sede legale dell'istituto bancario riuscimmo a ottenere una “sospensione di esecuzione procedure” fino a settembre del 2010, si dovevano, però, versare entro brevissimo tempo 5mila euro. E così fu fatto. Intanto nel 2007 erano state versati in diverse tranche circa 8mila euro. Pensavamo che la situazione fosse ormai sotto controllo invece nel 2010 abbiamo ricevuto una comunicazione dalla banca in cui veniva annunciata la 'prosecuzione del processo esecutivo'. A dicembre dello scorso anno la nostra casa è stata venduta all'asta per una somma di 13mila e 500 euro. A nostra insaputa”.

Il 12 maggio scorso la famiglia ha ricevuto un'esecuzione di sfratto: “Abbiamo fatto presente all'ufficiale giudiziario che in casa c'era un minore e che non c'è al momento un altro posto dove andare e abbiamo ottenuto un rinvio di un mese”. Il 12 giugno nell'abitazione si sono presentati anche i nuovi proprietari con i loro legali, ci è stato nuovamente intimato di lasciare l'abitazione. È stato ottenuto un rinvio al 4 luglio".

“Il 13 giugno il colpo di grazia: la banca ci ha inviato una lettera in cui rivendica un debito di 18mila euro. Abbiamo presentato ricorso dimostrando con tutte le ricevute che la mia famiglia fino a questo momento ha versato in tutto oltre 36mila euro, contestualmente abbiamo denunciato la banca. Il giudice, ritenendo necessari maggiori approfondimenti, ha rinviato l'udienza a settembre prossimo”. Parallelamente a questa situazione, però, la famiglia rischia di perdere la casa. Il 17 luglio prossimo è fissata l'ultima ingiunzione di sfratto. Nessuno, però, ha intenzione di lasciare l'abitazione.

“Per noi è un colpo al cuore, per pagare i debiti con la banca mio padre ha anche trascurato alcune opere di ristrutturazione, abbiamo cercato di metterci in regola e non capisco perchè tutti i versamenti effettuati non risultano da nessuna parte nonostante ci sono le ricevute”. A sostegno della famiglia è scesa in campo l'associazione “Nessuno tocchi caino” i cui referenti per Brindisi e Lecce sono Giuseppe De Matteis e Tommaso Primo. “Domani mattina faremo un fax al prefetto di Brindisi per chiedere il rinvio per motivi umanitari. Solo la prefettura può bloccare questa situazione, specie perchè qui non si tratta di affitti non pagati o di morosità gravi, la situazione deve essere valutata”, dicono.

Ed è proprio dei giorni scorsi l'intervento della vicepresidente della giunta regionale pugliese e assessore all'Assetto del territorio, Angela Barbanente, in tema di sfratti. L'assessore preoccupata delle proporzioni allarmanti assunte anche in Puglia dagli sfratti per morosità incolpevole, ha scritto ai prefetti per sollecitare tutte le istituzioni competenti a rafforzare il proprio impegno per alleviare il dramma delle tante famiglie e persone coinvolte.

La vicepresidente ha invitato le Prefetture "a valutare l’opportunità di sottoscrivere protocolli di intesa con i Comuni, i Tribunali, gli Ordini degli avvocati, i sindacati e le associazioni rappresentative dei proprietari e degli inquilini, per ridurre il disagio abitativo e per adottare misure di graduazione programmata dell’intervento della forza pubblica nell’esecuzione dei provvedimenti di sfratto”.

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