Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca San Donaci

Sgominato un giro di spaccio di hashish e marijuana, tre arresti e 5 denunce

Un ordigno fatto esplodere contro la casa di un vivaista di San Donaci, nel 2012, è l'episodio che ha permesso ai carabinieri di Francavilla Fontana di sgominare un giro di spaccio di hashish e marijuana con l'arresto di tre persone e la denuncia di altre cinque

SAN DONACI – Un ordigno fatto esplodere contro la casa di un vivaista di San Donaci, la notte del 4 maggio 2012 è l’episodio che ha permesso ai carabinieri della locale stazione e ai colleghi del Nucleo operativo della compagnia di Francavilla Fontana, diretti dal tenente Roberto Rampino, di sgominare un giro di spaccio di hashish e marijuana, con l’arresto di tre persone e la denuncia di altre cinque.

In manette sono finiti: Antonio Saracino 41 anni (difeso dall'avvocato Francesco Cascione) titolare della sala giochi dove si trovava la sera del suo omicidio Antonio Presta il 29enne del posto morto ammazzato a colpi di arma da fuoco il 5 settembre 2012, Floriano Chirivì, 34 anni di San Donaci (già arrestato per spaccio nel 2010 e nel 2012 quando aveva nascosto la droga sotto la statua di San Pio) e Marco Pecoraro, 35 anni di Cellino San Marco. Poi I.I. 43 anni di San Pietro Vernotico e MM. 42 anni di Torchiarolo sono stati raggiunti dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla  polizia giudiziaria, mentre altri 3, A.C. 29 anni, G.C. 22 anni e M. R. 26 anni, tutti di San Donaci, sono stati denunciati in stato di libertà. Tutti sono accusati di spaccio.

Le indagini, come già detto, sono partite dal danneggiamento alla casa del proprietario di un vivaio di San Donaci, situata in contrada Mariana: un ordigno artigianale fu fatto esplodere davanti la porta di casa e la deflagrazione danneggiò anche due auto in sosta. Fu subito accertato che intorno a quell’episodio ruotava un giro di spaccio. Qualche mese dopo, il 7 agosto 2012, giunsero i primi riscontri: a casa di una 28enne di San Pietro Vernotico, moglie di uno dei denunciati oggi, fu trovata una serra composta da 103 piante di canapa indiana, dotata di sistema di ventilazione e accessori per l’irrigazione e coltivazione. La donna finì in arresto.

Nel corso delle indagini sono stati perquisiti alcuni quantitativi di hashish e marijuana (chiamate via telefono “storie” e “cipollotti”) e materiale per il confezionamento. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Tea Verderosa su disposizione del pm Giuseppe De Nozza, gli arrestati sono stati posti ai domiciliari. Durante l'esecuzione delle ordinanze sono state eseguite perquisizioni nelle abitazioni degli arrestati e nella sala giochi di Saracino ma non è stata trovata altra droga. campanile san donaci-3

AGGIORNAMENTO – Secondo quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, subito dopo l’attentato fu messo sotto intercettazione il telefono cellulare del vivaista e quello del fratello. Dalle conversazioni emerse che i due erano preoccupati per una Bmw di colore nero che avevano visto aggirarsi nei paraggi dell’azienda sia prima che dopo l’attentato. I militari riuscirono a individuare il conducente di questa vettura: si tratta di R.M., uno dei tre denunciati oggi. Dopo qualche servizio di appostamento si scoprì che il 26enne frequentava personaggi vicini alla criminalità locale così anche il suo telefonino fu messo sotto intercettazione. Da lì si scopri che R.M. insieme a C.G. (anche lui compare tra i denunciati di oggi) una donna e Floriano Chirivì, era coinvolto in attività di spaccio. Quest’ultimo era il fornitore.

Man mano che l’indagine è andata avanti, poi, sono spuntati tutti gli altri soggetti raggiunti oggi dall’ordinanza di custodia cautelare. Il telefono cellulare del torchiarolese M.M., ad esempio, fu messo sotto intercettazione perché si scoprì che a lui si era rivolta una delle vittime dell’attentato dinamitardo nella speranza di fare chiarezza sulla vicenda e trovare il movente. Da qui si scoprirono i legami con la coppia sanpietrana che a loro volta permisero di scoprire la serra di 103 piante di cannabis indica. Il telefono dell’altro denunciato, A.C. invece finì nella rete delle intercettazioni perché il padre si era rivolto alle vittime dell’attentato per trovargli un lavoro, si tratta di un soggetto già noto alle forze dell’ordine. Quasi sempre i compratori erano gente del posto e lo scambio, nella maggior parte dei casi  avveniva in un bar del centro, oggi con nuovi gestori.

L’attività di spaccio di M.R., A.C. e G.C., in ogni caso ha riguardato la cessione di modiche quantità di droga e per un tempo limitato, per questo per i tre non si sono rese necessarie esigenze cautelari in carcere. Diversa è la posizione di Floriano Chirivì, Marco Pecoraro e Antonio Saracino. Il primo è ritenuto il fornitore di M.R. e G.C. è stato più volte sorpreso con numerosi dosi di droga, sul suo capo pendono precedenti per spaccio. Mentre gli altri due erano i fornitori di droga di A.C. Entrambi, inoltre, sono soggetti già noti alle forze dell’ordine. 

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