Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Scoperta autocarrozzeria abusiva con deposito di rifiuti pericolosi

Denunciato un uomo di 66 anni, aveva impiantato nel suo fabbricato un'attività di autoriparazione senza alcuna autorizzazione

SAN MICHELE SALENTINO - A distanza di pochi giorni dalla scoperta di una autocarrozzeria abusiva a Ceglie Messapica, i carabinieri forestali della stazione di Ceglie Messapica hanno individuato un altro esercizio abusivo di autocarrozzeria, questa volta alla periferia di San Michele Salentino. Ai militari non è sfuggito che, all'esterno di un fabbricato, fossero accatastati materiali vari, probabili residui di un'attività di autoriparazione. Dall'accertamento sul posto è risultato che nel locale e sue pertinenze venivano eseguiti lavori di carrozzeria, senza alcuna autorizzazione.

Pertanto hanno provveduto a sottoporre a sequestro amministrativo tutte le attrezzature, applicando quanto previsto dall'articolo 10 della legge 122 del 1992 (modificata dalla legge 224 del 2012), che disciplina il settore delle autoriparazioni, per la successiva confisca. Al titolare è stata comminata una sanzione da 5mila a 15mila euro (5mila se pagata entro 60 giorni).

Sequestro carrozzeria abusiva S Michele S 4-2

L'esercente abusivo, F.M. di anni 66, è stato inoltre denunciato alla Procura della Repubblica di Brindisi, per deposito incontrollato di rifiuti anche pericolosi (ai sensi dell'articolo 256, comma 2, del Decreto legislativo 152 del 2006 – cosiddetto"Testo Unico Ambientale"). Infatti, all'esterno dell'autofficina c'erano rifiuti accatastati, fra cui pneumatici fuori uso, batterie esauste, parti di scocche e altri residui di carrozzeria, probabilmente pronte per essere "smaltite" a breve nelle campagne circostanti. L'area occupata dai rifiuti è stata sottoposta a sequestro preventivo penale.

Quest'ultimo episodio conferma ulteriormente la tesi che gli esercizi di autoriparazione abusivi, oltre a costituire un illecito anche ai danni degli operatori regolari, sono un pericolo potenziale e reale per l'ambiente, in quanto i rifiuti prodotti non sono inseriti nel normale circuito del recupero, bensì vengono smaltiti con abbandono nel territorio rurale. In questo caso, essendovi anche rifiuti pericolosi, il trasgressore non potrà beneficiare dell'istituto della definizione amministrativa del reato, introdotto dalla legge 68 del 2015, ma rischia invece la pena dell'arresto da sei mesi a due anni ed un'ammenda da 2.600 a 26mila euro, oltre all'obbligo di bonifica e alla confisca dell'area sequestrata.
 

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