Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

La Regione Puglia gli finanzia la cantina vinicola, loro riciclano i soldi

Un contributo di oltre un milione e mezzo di euro chiesto e ottenuto dalla Regione Puglia per ristrutturare uno stabilimento vitivinicolo del Brindisino ma utilizzato per fini personali. È questa la truffa scoperta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza di Palermo che ha portato al sequestro di beni per 1,9 milioni di euro e alla denuncia degli imprenditori

BRINDISI – Un contributo di oltre un milione e mezzo di euro chiesto e ottenuto dalla Regione Puglia per ristrutturare uno stabilimento vitivinicolo del Brindisino, situato sulla strada provinciale che collega San Pietro Vernotico a Mesagne in contrada Calieri, ma utilizzato per fini personali. È questa la truffa scoperta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza di Palermo che nella giornata di oggi ha portato al sequestro di beni per 1,9 milioni di euro e alla denuncia degli imprenditori vinicoli Maurizio e Giuseppe Micicchè, proprietari della cantina Calatrasi sita a San Giuseppe Jato (Pa). I due sono indagati insieme ad una zia e ad un dipendente per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio. Un imprenditore lucano, invece, è indagato per concorso in truffa aggravata.

La misura patrimoniale, disposta dal gip, ha riguardato conti correnti, immobili e autoveicoli degli imprenditori che, come già detto, secondo l'ipotesi accusatoria hanno ottenuto indebitamente un contributo di oltre 1,5 milioni di euro e hanno riciclato a fini personali circa la metà. La vicenda inizia nel 2007, quando l'azienda vinicola che produce nella zona dell'alto Belice corleonese, alcuni anni dopo aver acquisito uno stabilimento vitivinicolo in provincia di Brindisi ha richiesto alla Regione Puglia aiuti economici per ristrutturare lo stabilimento. Le somme sono state erogate in più tranche fino al 2010.

I finanzieri, partendo da due operazioni bancarie apparentemente scollegate da quel contesto e seguendo i soldi, dicono di aver ricostruito "un articolato sistema di frode, attuato dal rappresentante dell'azienda con l'ausilio di un imprenditore lucano trapiantato a Milano, per mezzo del quale è stata rappresentata alla Regione Puglia una realtà completamente artefatta, sia sotto il profilo dell'impegno finanziario apportato dagli imprenditori nell'investimento, sia sotto il profilo delle spese effettivamente sostenute". I finanziamenti pubblici sarebbero stati utilizzati, almeno in parte, per ripianare debiti pregressi e non per ammodernare gli strumenti di produzione. Parte del "bottino" è rientrato in azienda o è stato spartito in famiglia. Anche la società è indagata per le stesse ipotesi di reato.

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