Cronaca San Pietro Vernotico

Presunto ritardo nei soccorsi, aggredita equipe sanitaria del 118

Si è trasformato in un'aggressione al personale medico e paramedico con tanto di intervento dei carabinieri, un soccorso per codice rosso a una persona anziana colta da malore. Medico (donna), infermiere, autista e soccorritrice sono stati tutti aggrediti, da quanto è stato accertato, dal parente di un anziano deceduto in seguito a un arresto cardiaco

CELLINOSAN MARCO – Si è trasformato in un’aggressione al personale medico e paramedico con tanto di intervento dei carabinieri, un soccorso per codice rosso a una persona anziana colta da malore. Medico (donna), infermiere, autista e soccorritrice sono stati tutti aggrediti, da quanto è stato accertato, dal parente di un 85enne deceduto in seguito a un arresto cardiaco. È accaduto poco dopo le 21 di venerdì 30 gennaio a Cellino San Marco, vittima del pestaggio l’equipe sanitaria del 118 dell’ospedale Melli di San Pietro Vernotico.

Un vero e proprio incubo per chi era giunto a Cellino per aiutare una persona colta da malore, per soccorrerla e magari riuscire a salvarla: “Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a scendere dall’ambulanza che qualcuno ha aperto lo sportellone dell’autista inveendo contro di esso – racconta il medico di turno – poi quell'aggressore si è diretto verso l’infermiere, stava per raggiungere il paziente con tutta l’attrezzatura per il primo soccorso ma il borsone un infermiere ferito-3gli è stato strappato di mano, poi è stato colpito con un pugno”.

Ferita anche una soccorritrice nel tentativo di aiutare il collega. Attimi di terrore specie perché nessuna delle vittime era preparata a ricevere tanta violenza, senza una ragione: "Sentivamo urla, minacce e vedevamo una persona che si scagliava contro di noi, non abbiamo avuto il tempo di capire. Quando finalmente abbiamo raggiunto il paziente per lui non c’era più nulla da fare, era già deceduto, abbiamo provato a rianimarlo ma, purtroppo, ogni tentativo di soccorso è risultato vano”. Poi sono intervenuti i carabinieri che hanno scortato l’equipe medica fino all’ambulanza. “Non potevamo uscire da quella stanza senza essere scortati dalle forze dell’ordine, ricevevamo insulti e minacce da tutte le persone presenti, è stato un incubo”.

Un presunto ritardo nei soccorsi sarebbe la causa che ha fatto dare in escandescenze il figlio della persona deceduta “Sostenevano che eravamo in ritardo di 35 minuti, quando invece abbiamo impiegato solo 9 minuti per raggiungere quell’appartamento. E' tutto certificato e dimostrabile. Mai avremmo immaginato di ricevere un’accoglienza di quel genere, specie perché il nostro compito è soccorrere le persone, aiutarle e tentare di rianimarle quando il cuore cessa di battere. Non certo di difenderci da calci e pugni”. Tutti e quattro gli operatori sanitari hanno riportato contusioni guaribili in pochi giorni, la paura è stata tanta.

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