Cronaca

Scambio di fonti sulla zia di Puffo: la "donna del clan" torna subito in libertà

Se a parlare Francesco Campana, anche se quel che dice giunge de relato, è un conto. Se invece è il fratello Antonio, che non ha la sua stessa posizione apicale nella Scu brindisina, almeno non secondo quanto emerso da indagini e processi, allora l'attendibilità dell'informazione risulta un po' più fragile.

BRINDISI - Se a parlare Francesco Campana, anche se quel che dice giunge de relato, è un conto. Se invece è il fratello Antonio, che non ha la sua stessa posizione apicale nella Scu brindisina, almeno non secondo quanto emerso da indagini e processi, allora l’attendibilità dell'informazione risulta un po' più fragile. Se proprio sulla base della notizia in questione, cristallizzata in carcere, è stata arrestata una persona, allora finisce che vengono a mancare i gravi indizi e quindi questa persona ritorna in libertà, anche se si chiama Maria Carmela Rubini, ed è la zia di Raffaele Renna, detto Puffo, presunto “capo” affiliato proprio al clan Campana nell’area sud della provincia brindisina su cui si concentrò un'inchiesta della Dda denominata Game Over nell'ambito della quale fu arrestata. 

Non basta che ‘qualcuno’ abbia dichiarato ‘qualcosa’ per sostenere in fase cautelare la necessità di condurre in carcere una persona per mafia, stando a quanto ha stabilito oggi il Tribunale del Riesame, dopo due annullamenti con rinvio decisi dalla Corte di Cassazione su ricorso delle difese della donna, rappresentate dagli avvocati Francesco Cascione e Cosimo Lodeserto. Naturalmente in assenza di un riscontro che sia schiacciante. Non è sufficiente che Penna, per sentito dire, quindi quale fonte indiretta abbia dichiarato: "Durante un comune periodo di detenzione presso il carcere di Lecce con Antonio Campana, dal settembre 2003 all'aprile 2005, ho avuto modo di apprendere da quest'ultimo che il Renna era "spalleggiato" anche da una sua zia, della quale non ricordo il nome ma rammento che lo stesso Renna alloggiò per un periodo unitamente alla donna per quanto mi disse il Campana. In quell'occasione, appresi che la donna provvedeva alle comunicazioni con l'esterno del carcere”.

 Maria Carmela RubiniAntonio Campana non è certo il fratello Francesco, che parecchio sa dell’organizzazione dell’associazione di cui è ritenuto vertice. E se pure Antonio ha un profilo criminale di tutto rispetto, egli non ha posizione apicale tale da far sì che quanto afferma e quanto arriva agli investigatori tramite un passaparola sia “il verbo”.

Maria Carmela Rubini è tornata libera. Stessa sorte era toccata alla moglie, Pamela Fortunato. Entrambe erano ritenute donne del clan, entrambe sono comunque ora sottoposte a processo.

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