Cronaca San Pietro Vernotico

Il prodotto degli scavi nel sottosuolo depositato in terreni privati: sequestri e denunce

Per avere (finalmente) un servizio si paga con la salute pubblica, a causa di una contaminazione dei terreni. È quanto sarebbe accaduto a San Pietro Vernotico se la guardia di finanza non fosse intervenuta in tempo su un cantiere pubblico

SAN PIETRO VERNOTICO – Per avere (finalmente) un servizio si paga con la salute pubblica, a causa di una contaminazione dei terreni. È quanto sarebbe accaduto a San Pietro Vernotico se la guardia di finanza non fosse intervenuta in tempo su un cantiere pubblico che sta realizzando lavori nel sottosuolo per estendere la rete del gas metano in contrada Giardino Grande. Il materiale prodotto dagli scavi composto da terra e pezzi di asfalto, ferro o calcestruzzo, invece di finire regolarmente in discarica, è stato depositato in due terreni privati senza autorizzazione in uno dei quali si stanno eseguendo lavori per la costruzione di un immobile ad uso agricolo. A fare la scoperta, che si è conclusa con il sequestro del materiale pericoloso per l’ambiente, e la denuncia di cinque persone, i finanzieri della tenenza di San Pietro Vernotico, al comando del luogotenente Alfredo Proto, particolarmente attenti anche ai reati di natura ambientale.

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Le persone denunciate sono tre dipendenti (tra cui anche il legale rappresentante) della ditta che si sta occupando degli scavi, e i due proprietari dei terreni dove è stato depositato il materiale dannoso, uno di essi anche legale rappresentante di un’azienda agricola. Sono accusati a vario titolo di gestione di rifiuti non autorizzata e realizzazione e gestione di discarica non autorizzata, reati punibili anche con l’arresto.

La scoperta è stata fatta, come già accennato, nell’ambito di alcuni controlli eseguiti sui cantieri pubblici finalizzati alla tutela dell’ambiente, ed è frutto di approfondite indagini. I lavori di scavi sono stati autorizzati dal Comune di San Pietro Vernotico a luglio scorso e riguardano via De Gasperi, via Paolo Ancora, piazza Madonna Dei Fiori, via Giacinti, via Azalee, via delle Ortensie, via Narcisi via Gardenie, via delle Rose, dei Tulipani, Bouganville, Mimose, Orchidee, Lillà e Gerani. Contrada Giardino Grande, in pratica. Una delle poche zone dove non passa la rete del gas-metano.

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La legge in materia prevede che su questo genere di cantieri, realizzati su suolo pubblico, il materiale prodotto dagli scavi deve essere depositato temporaneamente nello stesso luogo di produzione e recintato (tutto corredato di relative autorizzazioni), prima di finire in discarica se contiene materiale dannoso per l’ambiente. Dal controllo dei finanzieri è emerso che in tutta l’area interessata dai lavori di scavo per la rete del gas non c’era alcun cumulo di materiale di scarto, non c’era la terra mista ad asfalto asportata per la realizzazione degli scavi. Da ulteriori controlli è emerso che lo stesso era stato depositato in due terreni privati, senza autorizzazione. Materiale che, in ogni caso, deve finire in discarica perché può contaminare i terreni.

Secondo una sentenza della Cassazione in tema di gestione di rifiuti “Le terre e rocce da scavo devono essere distinte da materiali da demolizione, in quanto, mentre lo scavo ha per oggetto il terreno, la demolizione ha per oggetto un edificio, o comunque un manufatto costruito dall’uomo”. La terra non può essere mischiata ad altro materiale che non è presente un natura se accade ciò è da considerarsi “rifiuto speciale” e quindi conferito in discarica, questo dicono leggi e sentenze in materia. Da qui il sequestro e la denuncia dei presunti responsabili di questo reato nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica. 

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