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Il garage in uso a Libardo crivellato di colpi di kalashnikov

Il garage in uso a Libardo crivellato di colpi di kalashnikov

Sant’Elia e Cappuccini, 24 ore di terrore: sequestro di persona e sventagliata di Kalashnikov

Le indagini ricostruiscono l’aggressione ai danni di Antonio Fontò, attirato con l’inganno da Russo e portato nei pressi di Restinco. E il ferimento di Loriano Marrazza, fratellastro di Tiziano Marra

BRINDISI – Ventiquattro ore di terrore a Brindisi tra i quartieri Sant’Elia e Cappuccini, riconducibili alla guerra di mala tra due fazioni opposte: il messaggio sotto forma di 19 colpi di kalashnikov recapitato ad Antimo Libardo, considerato la mente del gruppo di Antonio Borromeo, poi il sequestro di Antonio Fontò, considerato vicino alla fazione di Antonio Lagatta, venne prelevato con un inganno da Lorenzo Russo e portato nei pressi di Restinco dove i rivali gli spararono al polpaccio per dimostrare la propria forza e il ferimento di Loriano Marrazza fratellastro di Marra.

Il giorno di fuoco

BORROMEO Antonio, classe 1993-2Le dimostrazioni di forza tra i gruppi guidati da Antonio Borromeo e Antonio Lagatta sono avvenute il 3 novembre 2017 quando sono stati registrati cinque episodi, alcuni dei quali già emersi nella prima fase dell’inchiesta Alto Impatto, ma sui quali gli indagati in sede di convalida del fermo non dissero nulla. Nella mattinata, l’incendio di due autovetture in uso ad Antimo Libardo, una Fiat Bravo e un’Alfa Romeo. Venne trovata “una bottiglietta di plastica disciolta”.

Le telecamere e l’inseguimento in serata

Ad agire sarebbero state cinque persone arrivate a bordo un’Alfa Romeo Giulietta stando alle immagini del sistema di videosorveglianza, le stesse installate da Libardo a protezione della sua abitazione. Uscirono “in quattro con il volto travisato” e appiccarono le fiamme, uno di loro “era armato di pistola e la puntò contro l’abitazione di Libardo con l’evidente finalità di inviare un messaggio di natura intimidatoria. Intercettazioni telefoniche incastrano Antonio Borromeo: nel provvedimento di arresto sono riportati i contatti con alcuni dei componenti della sua famiglia, estranei ai fatti. Una donna, in particolare, avrebbe chiamato lo stesso Libardo per sapere se quelle telecamere erano in funzione o meno. E poi avrebbe telefonato a Borromeo per tranquillizzarlo. Gravi indizi, inoltre, nei confronti di Michael Maggi "in concorso con soggettui non ancora identificati" al danneggiamento delle auto di Libardo, date alle fiamme.

Libardo in serata non si fermò a un controllo dei carabinieri e forzò un posto di blocco, alla guida della Mercedes classe A AMG. Ci fu un inseguimento lungo le arterie del quartiere Sant’Elia di Brindisi, durante il quale  Libardo provocava anche il danneggiamento di alcune auto parcheggiate.

Il sequestro di Antonio Fontò

RUSSO Lorenzo, classe 1997-2Tra i due fatti, si inserisce il ferimento a colpi di arma da fuoco con precedente sequestro di Antonio Fontò, vicino a Lagatta, episodio venuto a galla nelle indagini bis non essendo mai stato denunciato. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Russo avrebbe attirato con un “inganno” Fontò, presso la sua abitazione per poi avvisare i complici i quali “armai e con il volto travisato” costringevano il giovane a salire sull’auto “privandolo di fatto della liberà personale” e qui lo picchiavano sul vico usando il calcio della pistola. Successivamente, dopo aver raggiunto la Strada provinciale 43 per Restinco, lo avrebbero minacciato con le armi per farlo scendere e farlo camminare al lato per “esplodergli cinque colpi di arma da fuoco, uno dei quali lo ferì al polpaccio”.

Le intercettazioni ritenute fonti di prova in questo procedimento sono alla base della contestazione mossa nei confronti di Antonio Borromeo, Tiziano Marra, quest'ultimo indicato come "uno dei componenti del commando che indossava il passamontagna" e Antimo Libardo.

Il ferimento di Marrazza e i colpi di Kalashnikov diretti a Libardo

Nella tarda serata, altri due episodi:  prima il ferimento di Loriano Marrazza, fratellastro di Tiziano Marra, a colpi di pistola in via don Guanella, e successivamente l’esplosione di almeno 19 colpi Kalashnikov contro la palazzina in cui risiede Antimo Libardo, in piazza Arturo Spadini, rioni Samt’Elia. In entrambi i casi, sarebbero entrati in azione  Michael Maggi e Antonio Lagatta. Marrazza riportò ferite giudicate guaribili in 30 giorni, dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola alla coscia sinistra.

Nei confronti di Libardo, inoltre, c’è l’accusa legata all’aver aiutato Maggi e Lagatta ad eludere le indagini poiché “pur avendo visto come si svolsero i fatti e chi fossero gli autori, escusso a somme informazioni dai carabinieri nel Nucleo operativo di Brindisi, riferiva di non aver nemmeno udito i colpi”.

Secondo l'accusa, "Lagatta dopo aver appreso la dinamica dei fatti ai danni di Fontò, decideva di rispondere immediatamente all'affronto e per questo indivivuduava come vittima dell'atto ritorsivo Marrazza, figlio della madre di Tiziano Marra".

Il ferimento di Truppi

Nel provvedimento arresto, inoltre, viene ricostruito il ferimento di Damiano Truppi, partendo dall’arrivo del brindisino in ospedale al Perrino, 45 minuti dopo la mezzanotte del 3 novembre. In quella circostanza, i militari appresero che Truppi un paio di ore prima stava percorrendo la pista ciclabile all’altezza del rione Sant’Elia e che era stato raggiunto da due colpi di pistola ai piedi. L’azione di fuoco è contestata a Borromeo, alla luce della lettura di alcune intercettazioni telefoniche: “Certo il suo coinvolgimento”, scrive il gip. Non ancora identificati, invece, i complici. Borromeo avrebbe costretto Truppi  a salire a bordo di una Fiat 500 per poi sparargli due colpi calibro 9, provocandogli lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.

Movente unico

Secondo i carabinieri "il danneggiamento seguito da incendio delle due auto di Libardo rappresentava la risposta immediata del gruppo di Lagatta, all'azione ai danni di Truppi". Il movente sotteso all'aggressione di Fontò è, a sua volta, una reazione all'attentato incendiario delle auto di Libardo, a conferma della reiterazione dei reati inquadrati nella "faida tra i due gruppi malavitosi". Se non ci fossero stati gli arresti, in carcere, secondo quanto evidenziato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, la situazione sarebbe andata ulteriormente avanti con il concreto rischio di arrivare ad azioni di fuoco ancora più pericolose, con conseguente aumento dell'allarme sociale. Gli interrogatori di garanzia inizieranno domani per rogatoria nel carcere di Lecce e proseguiranno nella giornata di lunedì.

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