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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Morte Santacroce: "No ad Archiviazione"

CEGLIE MESSAPICA – Un anno fa la tragedia, oggi “Valentina e Giuseppe sono stati uccisi per la seconda volta: la prima volta dalle acque del fiume, la seconda dal diniego di giustizia”. Questo il durissimo commento, diffuso attraverso l'avvocato Maria Antonietta Spalluti, dei familiari di Giuseppe Santacroce: l'operaio pugliese di 51 anni travolto e ucciso il 2 marzo 2011, insieme alla figlia della sua nuova compagna, dalla piena del fiume Ete e Casette d'Ete (Fermo). Sempre attraverso il loro legale, i familiari di Santacroce annunciano che si opporranno “con tutti i mezzi forniti dalla legge alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta”.

CEGLIE MESSAPICA - Un anno fa la tragedia, oggi "Valentina e Giuseppe sono stati uccisi per la seconda volta: la prima volta dalle acque del fiume, la seconda dal diniego di giustizia". Questo il durissimo commento, diffuso attraverso l'avvocato Maria Antonietta Spalluti, dei familiari di Giuseppe Santacroce: l'operaio pugliese di 51 anni travolto e ucciso il 2 marzo 2011, insieme alla figlia della sua nuova compagna, dalla piena del fiume Ete e Casette d'Ete (Fermo). Sempre attraverso il loro legale, i familiari di Santacroce annunciano che si opporranno "con tutti i mezzi forniti dalla legge alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta".

Giuseppe e Valentina lavoravano come operai (insieme a Salvina) in un'azienda di Montecosaro (Macerata), l'Eurosuole. Come ogni mattina i tre, a bordo di una Bmw, erano partiti insieme, per raggiungere la fabbrica.

L'auto avrebbe imboccato via Cavour proprio mentre il fiume rompeva gli argini, rovesciando sulla strada una massa di acqua e fango. Salvina, 47 anni, siciliana, riuscì ad aprire lo sportello dell'auto e ad aggrapparsi ad un segnale stradale, da dove poi un uomo sarebbe riuscito da lì a poco a tirarla via, gettandosi in acqua e sfidando la corrente. Valentina e il Giuseppe Santacroce, non ce la fecero a lanciarsi fuori dall'abitacolo, e si inabissarono con la vettura.

Subito dopo il disastro, il pubblico ministero di Fermo, Luigi Ortenzi, aveva aperto un fascicolo di indagine a carico di ignoti per i reati di disastro e omicidio colposo.

Ma il 2 marzo scorso, ad un anno esatto dalla scomparsa di Giuseppe e Valentina Alleri (20 anni appena compiuti), il magistrato ha chiesto al Gip di archiviare l'inchiesta, perché non vi sono responsabilità di terzi.

"Il fattore causale determinante - sostiene il Pm - è stato l'evento naturale di carattere eccezionale e del tutto imprevedibile", cioè il fiume di acqua e melma che travolse la Bmw su cui Giuseppe e Valentina stavano andando al lavoro, in una fabbrica di scarpre a Civitanova Marche, insieme alla madre della ragazza, Salvina Granata, che riuscì a gettarsi fuori dall'auto e a salvarsi.

"La natura non è mai di per sé assassina - scrivono la madre di Giuseppe, Maria Ciciriello, il fratello Pasquale, la sorella Antonietta e la moglie separata Palma Vitale - ma è sempre la mano dell'uomo che la fa diventare tale. Ci rifiutiamo di pensare che nella morte di Giuseppe e Valentina non ci sia anche la mano degli uomini, che avrebbero potuto fare qualcosa per evitare la tragedia e non l'hanno fatto: una transenna messa anche soltanto dieci minuti prima avrebbe potuto salvare loro la vita".

Con la rabbia nel cuore, i parenti di Santacroce, nutrono comunque una speranza: "Che la morte di Giuseppe e Valentina possa essere di monito e servire ad evitare che altre vite innocenti, di persone costrette a recarsi al lavoro alle 5 di mattina, anche con la pioggia torrenziale, vengano strappate via ai loro affetti".

E sul piano legale la battaglia per ottenere Giustizia prosegue: "Nulla potrà lenire il dolore dei familiari - commenta l'avvocato Spalluti, ma la punizione dei colpevoli potrebbe almeno soddisfare il loro bisogno di giustizia".

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