Cronaca

Sbarchi clandestini: "Il contrabbando è stato la scuola degli scafisti"

Conducono motoscafi e gommoni a velocità elevate. Hanno appreso dal mondo del contrabbando le tecniche per aggirare i controlli. Se incrociano un'imbarcazione militare, tentano di seminarla. Gli scafisti attivi nella tratta di esseri umani al largo della Puglia tengono costantemente impegnate le unità aeronavali della guardia di finanza

BRINDISI – Conducono motoscafi e gommoni a velocità elevate. Hanno appreso dal mondo del contrabbando le tecniche per aggirare i controlli. Se incrociano un’imbarcazione militare, tentano di seminarla. Gli scafisti attivi nella tratta di esseri umani al largo della Puglia tengono costantemente impegnate le unità navali della guardia di finanza che dipendono dal Roan (Reparto operativo aeronavale) di Bari al comando del colonnello Maurizio Muscarà. Le stesse che ieri (6 aprile) hanno intercettato al largo di Torre Canne un motoscafo con 28 migranti (20uomini, 4 donne e 4 minorenni) provenienti dal Mediorente, arrestando lo scafista: il 62enne Massimo Gatti, di La Spezia. Negli ultimi due mesi, i finanzieri avevano effettuato almeno altre cinque operazioni analoghe lungo le coste pugliesi.

Il fenomeno del traffico di clandestini nel basso Adriatico, insomma, non va preso affatto sotto gamba. Le tecniche utilizzate sono simili a quelle della tratta di migranti nel canale di Sicilia, anche se con delle importanti differenze. “Nell’area libica e in Sicilia – afferma Muscarà – ci sono grosse barche e grossi gommoni malandati, stracarichi di gente. Sono imbarcazioni molto lente. Non appena escono dalle acque libiche, sono gli scafisti a chiamare per essere recuperati. E’ un bersaglio che vuole farsi trovare”.

Per quanto riguarda le forze impegnate nel pattugliamento delle acque italiane, il fenomeno pugliese, a detta di Muscara, “è molto più rischioso”. “Gli scafisti – dichiara il colonnello – hanno potenti gommoni e mezzi performanti, che procedono a velocità molto più elevate rispetto ai barconi del Canale di Sicilia. Sono esperti. Non hanno interesse a farsi trovare. Utilizzano tecniche simili al contrabbando di una volta o al traffico di droga”.

Ci sono poi altre differenze. Il braccio di mare che separa la Grecia (punto di partenza della traversata) dalla Puglia, è più ridotto rispetto a quello che separa il Nord Africa dalla Sicilia. Inoltre sono più sicuri i viaggi nel Canale d’Otranto, rispetto a quelli del Canale di Sicilia. “Sotto il profilo dell’organizzazione – afferma ancora Muscarà – i viaggi sono organizzati in modo più sicuro. Vengono trasportate 20-25 persone in condizioni di buona sicurezza. Non affondano in mezzo al mare. C’è gente che per questi viaggi paga fino a 6-7mila dollari, se si considera anche la tratta che transita dalla Turchia, prima dell'arrivo in Grecia (che insieme all'Albania è uno dei punti di partenza dei viaggi, ndr)”.

Anche le matrici criminali dei due traffici hanno ben pochi punti in comune. I finanzieri sono impegnati in una complessa attività investigativa volta a far luce sull’organizzazione che gestisce i flussi migratori nel basso Adriatico. Di certo, come testimoniato anche dall’arresto di Massimo Gatti, c’è il coinvolgimento di italiani che hanno trascorsi nei sodalizi criminali dediti storicamente al contrabbando di sigarette e al traffico di droga, che negli ultimi anni si sono riconvertiti all’immigrazione clandestina.

“E’ un fenomeno – dichiara Muscarà – trasversale. Si rivolge a soggetti che prendono accordi fra loro. E’ una sorta di join venture con assetto multinazionale, in cui non c’è un predominio regionale di qualcuno. E’ coinvolta anche gente dell’ambiente brindisino (a tal proposito va ricordato l’arresto del brindisino Giuseppe Ferrente, di 32 anni, fermato lo scorso 13 febbraio sul litorale di Andrano, subito dopo uno sbarco a bordo di un gommone carico di siriani, ndr) e dell’area leccese, contigua al mondo della criminalità. Ma sarebbe azzardato affermare che il 100 per cento del capitale azionario è della Scu”.

Il modus operandi è pressoché identico a quello dei contrabbandieri. “Il mondo del contrabbando – spiega Muscarà – è stato una scuola. Le tecniche utilizzate per andare in mare, eludere i controlli e sbarcare in modo protetto, se andiamo a vedere, hanno delle grosse similitudini con il contrabbando di una volta. Cambia solo la ‘merce’ trasportata. Altra costante è che quando vedono noi, scappano”.

In prima linea, dunque, per quanto concerne le attività di polizia e di difesa delle frontiere, ci sono le unità del Roan di Bari (cui fanno capo il Gruppo aeronavale di Taranto e i distaccamenti navali di Brindisi e del Salento), che svolge le funzioni di Centro di Coordinamento Locale Frontex per l’operazione “Triton 2015”, di recente potenziata anche nell’area del basso adriatico e dell’Alto Ionio. L’aspetto umanitario e quello di soccorso, invece, vede impegnati gli uomini della Guardia costiera. “Bloccare questo flusso – rimarca ancora Muscarà – significa anche limitare potenziali infiltrazioni terroristiche”.

Tornando all’operazione al largo di Torre Canne, lo scafista ligure verrà sottoposto nelle prossime ore a interrogatorio di convalida dell’arresto. I migranti, dopo aver trascorso la notte nella sede dell’Autorità portuale, sono stati smistati nelle strutture di accoglienza situate fra Ostuni e Carovigno. Sono tutti richiedenti asilo.

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