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“Scafisti una sola volta per disperazione”: brindisini condannati in Appello

Quattro anni e nove mesi ad Antonio Olimpio e Francesco Tassone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: cadute le aggravanti, pena ridotta di tre mesi

BRINDISI – In Appello è stata confermata l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con riduzione della pena di tre mesi a carico dei due brindisini imputati, dopo l’arresto a giugno 2016: Antonio Olimpio e Francesco Tassone sono stati condannati a quattro anni e nove mesi.

La sentenza

La Corte salentina (presidente Lariccia) ha così concluso, rinviando le motivazioni tra 90 giorni. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma della sentenza del Tribunale a cinque anni di reclusione per entrambi, giudicati con rito abbreviato (quindi al netto della riduzione di un terzo della pena). La difesa, affidata all’avvocato Cosimo Luca Leoci, ha anticipato il ricorso in Cassazione.

Le aggravanti

I giudici di secondo grado non hanno ritenuto sussistenti le aggravanti contestate inizialmente, legate all’aver messo in pericolo di vita i clandestini, relegandoli in condizioni di degrado a bordo di uno scafo. C’erano dieci migranti, otto fra uomini e donne di nazionalità somala e due uomini siriani, tutti in buone condizioni di salute. Gli imputati erano accusati, inoltre, di abbandono dell’imbarcazione e di non aver rispettato i segnali delle autorità marittime.

L’arresto

Sia Olimpio che Tassone sono ai domiciliari dopo essere stati tratti in arresto in flagranza di reato dai finanzieri del Roan di Bari, al largo della costa di Otranto, nel pomeriggio del 2 giugno 2016.

In sede di interrogatorio per la convalida dell’arresto, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, competente per territorio,  spiegarono la ragione per la quale decisero di diventare “scafisti per una volta”. “Eravamo disperati perché senza lavoro”, dissero. “Dovevano trasportare dieci immigrati con la promessa che ci avrebbero pagato solo dopo, a operazione conclusa”.

Furono sorpresi su uno scafo in vetroresina di circa sette metri, con un potente motore da 150 cavalli. Ad intercettarli fu una vedetta veloce della Fiamme gialle a breve distanza dalla costa nella zona di Orte, mentre stava raggiungendo la terra.

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