Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Francavilla Fontana

Scandalo grandi opere: arrestato ex manager ministeriale, nato a Francavilla

Secondo gli inquirenti era il principale artefice di "un sistema corruttivo" che ha permeato la gestione degli appalti di grandi opere pubbliche, fra cui la Tav e alcuni interventi riguardanti l'Expo. Il 71enne Ercole Incalza, originario di Francavilla Fontana, ex dirigente del ministero dei Trasporti, è stato arrestato stamani

FRANCAVILLA FONTANA – Secondo gli inquirenti era il principale artefice di “un sistema corruttivo” che ha permeato la gestione degli appalti di grandi opere pubbliche, fra cui la Tav e alcuni interventi riguardanti l’Expo. Il 71enne Ercole Incalza, originario di Francavilla Fontana, ex dirigente del ministero dei Trasporti, è stato raggiunto stamani da un’ordinanza di custodia cautelare in regime di domiciliari emessa dal gip del tribunale di Firenze, a seguito di una complessa indagine condotta dai carabinieri del Ros, con la collaborazione dei comandi di numerose province italiane. Oltre al manager francavillese sono stati arrestati anche il funzionario del ministero e collaboratore di Incalza, Sandro Pacella e gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato.

Le indagini. Le accuse sono a vario titolo di concorso in tentata corruzione per induzione, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ed altri delitti contro la Pubblica Amministrazione. Gli stessi reati sono stati contestati ad altre 41 persone indagate a piede libero. I militari hanno perquisito gli uffici di società e istituzionali nella loro disponibilità, tra cui uffici della Struttura di Missione presso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, della Rete Ferroviaria Italiana Spa, dell'Anas International Enterprises Spa, delle Ferrovie del Sud Est Srl del Consorzio Autostrada Civitavecchia - Orte - Mestre, dell'Autostrada regionale Cispadana Spa e dell'Autorità portuale Nord Sardegna. 

Alcune perquisizioni sono svolte con il concorso di personale dell'Agenzia delle Entrate per gli accertamenti di competenza in materia fiscale. I provvedimenti sono stati notificate nelle province di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia. 

Le indagini sono partite nel 2013, per accertare ulteriori presunti illeciti nella gestione degli appalti per la realizzazione del "Nodo Tav" di Firenze e del sotto-attraversamento della città, ricompresi nelle così dette "Grandi Opere", di competenza della struttura tecnica di missione istituita presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, diretta appunto da Ercole Incalza, interessato alla gestione dell'iter amministrativo delle più importanti opere infrastrutturali del Paese. 

In tale ambito, sono emersi stretti rapporti tra quest'ultimo e l'ingegnere Stefano Perotti, figura centrale dell'indagine, responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse "Grandi Opere", ferroviarie ed autostradali. Fra le imputazioni elevate a carico degli indagati oggi raggiunti dalle ordinanze vi è quella di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri delitti contro la pubblica amministrazione, accusa che vede quale capo e promotore della stessa organizzazione Stefano Perotti. Il gip, in relazione a tale capo di imputazione, ha tuttavia rigettato la richiesta della Procura.

Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa che Incalza "ha messo a disposizione la propria funzione perché fosse asservita agli interessi" dell'imprenditore Stefano Perotti "in cambio di utilità" sotto forma di consulenze. "In pratica – ha aggiunto Creazzo - la direzione dei lavori di molte grandi opere era quasi sempre affidata all'ingegner Perotti per accordo di natura illecita", ha aggiunto”.

Il curriculum di Incalza. Laureato in ingegneria civile e architettura, Incalza ha iniziato il suo cursus honorum alla Cassa del Mezzogiorno, di cui fu uno dei funzionari nel 1978. Nel 1983 approdò al ministero dei Trasporti, come capo della segreteria tecnica per il Mezzogiorno. L'anno seguente, venne nominato alla guida della segreteria tecnica per i Trasporti. Nel 1985 divenne dirigente generale della Motorizzazione civile. E' stato amministratore delegato della Tav dal 1991 a 1996. 

Nel 2001 è tornato nei palazzi ministeriali come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi (secondo governo Berlusconi). Dopo una pausa durante l'esecutivo guidato da Prodi, torna al ministero con Altero Matteoli (governo Berlusconi) che lo nomina capo struttura di missione, ruolo confermato poi da Corrado Passera e da Maurizio Lupi (ministro del governo Letta e poi dell'attuale esecutivo guidato da Renzi). Alla fine di quest'anno è andato in pensione e non ricopre attualmente più alcun ruolo neanche a titolo gratuito.

La reazione del Movimento 5 stelle. Così alcuni deputati del Movimento 5 stelle hanno commentato la notizia riguardante l’arresto di Incalza: "Piu' volte il Movimento 5 Stelle ha chiesto le dimissioni dell'ingegnere Ercole Incalza come capo della struttura di missione sulle Grandi Opere. Ma la risposta del ministro Lupi e' stata sempre la stessa: Incalza e' l'uomo giusto al posto giusto. Adesso e' la magistratura a spiegarci cosa volesse intendere il ministro".

"Non importa che oggi, come sottolinea il ministro in un pronto comunicato stampa – proseguono i grillini - Incalza non ricopra più  ruoli pubblici. Lo sappiamo bene che da qualche mese è ufficialmente pensionato. Ma Lupi lo ha difeso quando era pluri- indagato. Quando solo la prescrizione lo salvava dalle indagini, quando le intercettazioni rivelavano il suo ‘impegno’ per le Grandi Opere. Incalza in 14 anni ha attraversato indette sette governi. Ora il ministro dovrebbe fare un'unica scelta di dignità: dimettersi", concludono i deputati.

Incalza, la Puglia e Brindisi - La carriera di Ercole Incalza decollò con il suo incontro con Claudio Signorile e Rocco Trane, che lo portarono dalla Casmez al Ministero per il Mezzogiorno, dove Incalza entrò come membro tecnico della segreteria del ministro. Poi l'ingegnere di Francavilla Fontana seguì Signorile e Trane anche al Ministero dei Trasporti. Qui, a piazza della Croce Rossa, divenne il funzionario potente al quale si rivolgeva la politica brindisina per chiedere supporto ai progetti del territorio. Come anche recentemente, era lui - secondo quanto di diceva ufficiosamente - che avrebbe dovuto sostenere il progetto di ripescaggio piattaforma logistica che il Consorzio Asi di Brindisi sta cercando di fare passare dalla seconda alla prima fascia.

Assieme ad Incalza, ai tempi di Signorile e del Ministero per il Mezzogiorno, c'era anche Massimo Perotti, il padre dello Stefano Perotti che nell'inchiesta di Firenze ricopre un ruolo centrale. Solo una annotazione per la storia, questa. Il dopo - Signorile vede Ercole Incalza alla direzione prima della Motorizzazione Civile e poi della Tav, sino a quando con i governi Berlusconi l'ingegnere di Francavilla Fontana non torna al Ministero dei Trasporti per ricominciare una brillante carriera interna (intermezzo con Di Pietro), prima con Lunardi, poi con Altero Matteoli che lo mette a capo dell'operazione Grandi Opere. E resta capo della struttura di missione sino al pensionamento. Ma nel 1998 era finito ai domiciliari con all'ex presidente di Italferr-Sistav, Eugenio Maraini, nella vicenda della tangentopoli sulla Tav di Necci e Pacini Battaglia. E un mese la questione della Tav era ricomparsa quando i pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei ne avevano chiesto il rinvio a giudizio insieme ad altre 31 persone nell'inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino dell'alta velocità.

Incalza era il "santo in Paradiso" per gli amministratori di Brindisi e provincia alle prese con problemi di finanziamento dei progetti: in Puglia c'era già tornato per gli impegni di commissario delle Ferrovie del Sud-Est (gli uffici della partecipata regionale sono stati tra quelli visitati dagli investigatori del Ros), ma i suoi rapporti con la terra di origine erano soprattutto quelli con le delegazioni che si recavano da lui per cercare soluzioni ai problemi delle opere di competenza degli enti locali. Questo non vuol dire che Incalza abbia poi effettivamente risolto, sbloccato, esaudito tutto ciò che gli era stato sottoposto come problema. Ma il suo arresto ha scosso molti, anche se l'ingegnere aveva già lasciato la plancia del ministero da qualche tempo.

Tra gli indagati anche Antonio Bargone - Tra gli indagati a piede libero c’è un nutrito lotto di ex politici che conta persino quattro ex sottosegretari, tra i quali il brindisino Antonio Bargone, avvocato da tempo trasferitosi a Roma. L’elenco comincia con Vito Bonsignore, ex europarlamentare Udc. Poi ecco Antonio Bargone, già deputato dei Ds e sottosegretario ai Lavori pubblici nei governi Prodi e D’Alema, sino  giugno 2014 commissario governativo – dopo esserne stato presidiente del consiglio di amministrazione - presso la Società Autostrada Tirrenica, che ha gestito il ramo Civitavecchia-Livorno diventato un’altra (per la storia infinita) Salerno-Reggio Calabria. Bargone – che era stato nominato commissario dal ministro Altero Matteoli - si è dimesso tra le polemiche.

Sottosegretario più recentemente pure Rocco Girlanda, alle Infrastrutture con Maurizio Lupi ma sotto il governo Letta, nel 2013, dopo essere stato deputato Pdl nel 2008 prima di passare all’Ncd di Angelino Alfano. Un passato nel Fronte della Gioventù Stefano Saglia, poi deputato di An e, nel 2008, del Pdl. Anche lui sottosegretario, nel 2009, al ministero per lo Sviluppo economico, con il ministro Claudio Scajola, con delega all’Energia. Quindi Fedele Sanciu, già senatore del Pdl nel 2006. Infine Alfredo Peri, Pd, ex assessore alla Mobilità in Emilia-Romagna nella giunta di Vasco Errani, fino alle dimissioni di quest’ultimo nel 2014.

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