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Centro giovanile nel degrado: ricorso al Tar, affidamento in alto mare

Approdato al Tar di Lecce un contenzioso scaturito dall’avviso pubblico per l’affidamento del centro di dinamicizzazione di Tuturano, da oltre un anno in balia dei vandali. Rinviata l’udienza in programma per la scorsa settimana

BRINDISI – E’ approdato al Tar un contenzioso scaturito dall’avviso pubblico del Comune di Brindisi per l’affidamento, in comodato d’uso gratuito, del martoriato centro di dinamicizzazione giovanile situato in via Vittorio Emanuele, nella frazione di Tuturano: una struttura ultimata fra il 2016 e il 2017, mai inaugurata e in balia dei vandali.

A rivolgersi al tribunale amministrativo di Lecce è stato un raggruppamento di associazioni di Tuturano (la “Compagnia teatrale tuturanese”, la “Tutorium”, la “Pro Loco Tuturano”, la “Enfap Regione Puglia”, la “Atletica amatori Tuturano") che ha partecipato al bando insieme all’associazione di promozione sociale “I segni di Teti”, con sede a Mesagne, e la “Colorando la vita società cooperativa sociale onlus”, con sede a Brindisi. Gli atti contestati sono la determina N. 163 del 14 dicembre 2017 tramite la quale l’amministrazione comunale ha disposto il “non affidamento” della procedura, per “inammissibilità delle offerte pervenute”, oltre al verbale con cui la commissione di valutazione ha dichiarato “non valutabile” e “inammissibile” la proposta progettuale presentata dal raggruppamento. 

“Proposte inammissibili”

Ed è proprio intorno al concetto di non valutabilità che verte il ricorso presentato dall’avvocato delle associazioni, Stefano Bardaro. Tutte e tre le proposte, infatti, sono state bocciate poiché “inammissibili nel merito”. Ma viene fatto un distinguo fra i progetti presentati dall’associazione di Mesagne e dalla cooperativa di Brindisi, alle quali vengono contestati “elementi di valutazione subordinati ad autorizzazioni future dell’amministrazione di cui oggi non si può conoscere l’esito”, e la proposta delle associazioni di Tuturano, ritenuta sì inammissibile nel merito, ma per una motivazione diversa rispetto alle altre. Ossia perché la stessa risulterebbe “carente degli elementi minimi di valutazione riferiti in particolare ai punti A2, A3, A4, B2 e D”. 

“Determina illegittima”

Prima di adire le vie legali, i ricorrenti, tramite istanza presentata il 20 dicembre 2017, hanno chiesto al Comune di riesaminare in autotutela la determinazione di non affidamento, senza ottenere alcuna risposta. Nel ricorso al Tar, si contesta l’illegittimità della determina in questione, sulla base dei seguenti presupposti: “violazione e falsa applicazione dell’avviso pubblico; eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione; illogicità e irragionevolezza; erronea presupposizione in fatto; eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione; irragionevolezza e illogicità dell’azione amministrativa”. 

Le motivazioni dell’impugnazione vengono argomentate in modo approfondito. In sostanza, da quanto si legge nel ricorso, “del tutto illegittimamente la commissione di gara e l’Amministrazione hanno giudicato in termini di inammissibilità la proposta delle Associazioni di quartiere di Tuturano, atteso che quest’ultima risulta invece articolata in linea con i contenuti minimi richiesti dall’avviso pubblico nella sezione  ‘della proposta di gestione’ e, soprattutto, risponde alle esigenze in esso indicate, ossia quelle di ‘dotare il territorio di un punto di stabile e continuativo che dia ai giovani l’opportunità concreta di incontrarsi, avviare e sperimentare percorsi tesi alla creazione di laboratori, azioni formative, nonché a favorire la creatività e lo spirito di iniziativa giovanile’”. 

La richiesta

Infine, dopo aver rimarcato come tutte le associazioni del raggruppamento avessero il know-how per la gestione del centro, si giunge alla seguente conclusione: “Non pare davvero che dalla proposta presentata non fossero apprezzabili le ‘qualità’ dell’offerta di cui si discute, specie quelle ‘minime’ addirittura fino al punto dal ritenerla, nella sua globalità, non valutabile né meritevole di ammissione”.

Questi i punti salienti del ricorso, lungo 12 pagine, che culmina con la richiesta di annullare gli atti e i provvedimenti amministrativi impugnati, previa sospensione dell’efficacia dei medesimi, “disponendo conseguentemente, in accoglimento della richiesta di tutela in forma specifica, l’ammissione alla procedura delle Associazioni di quartiere di Tuturano”. In via subordinata si chiede di disporre “il risarcimento del danno per equivalente ai sensi e per gli effetti degli artt. 30 e 34, comma 1, lett. c), c.p.a”. 

Struttura in balia dei vandali

La prima udienza, prevista per la scorsa settimana, è stata rinviata. In questo modo si allungherà ulteriormente, chissà ancora per quanto tempo, una fase di stallo che si trascina da mesi, con conseguenze disastrose per il centro. Basti pensare che l’immobile, un gioiellino concepito per lo svago di giovani e famiglie, è da più di un anno in balia dei vandali. 

Come documentato da un videoservizio di BrindisiReport, all’interno del fabbricato regna il degrado: le porte vetrate sono rotte, il pavimento è disseminato di cicche di sigarette e resti di spinelli, gli estintori sono stati vandalizzati, le pareti in cartongesso sono sfondate, il cortile adiacente al campo di calcetto è ricoperto di erbacce.

Costata poco più di un milione di euro, l’opera è stata finanziata nell’ambito del progetto integrato di rigenerazione urbana di Tuturano, con fondi “Po Fesr Regione Puglia 2007-2013asse VII linea di intervento-Piani integrati di sviluppo urbano di città medio grandi”.  Ma adesso il Comune di Brindisi dovrà sostenere un nuovo sforzo economico per rimediare ai gravi danni causati dai teppisti, in un anno di totale incuria. 

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