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Cronaca Oria

Schede truffate usate per droga e pizzo

ORIA - Per appropriarsi delle generalità di persone, prima di sparire e non pagare le fatture, spesso venivano rubati i documenti. In un caso a una ragazza, una baby sitter, pur di ottenere le sue generalità era stata proposta un'offerta di lavoro.

ORIA - Per appropriarsi delle generalità di persone, prima di sparire e non pagare le fatture, spesso venivano rubati i documenti. In un caso a una ragazza, una baby sitter, pur di ottenere le sue generalità era stata proposta un'offerta di lavoro. Coinvolto anche un fruttivendolo ambulante e due corrieri di note agenzie di spedizioni (Bartolini e Tnt), truffate le compagnie telefoniche, utilizzato il metodo del cavallo di ritorno anche per la restituzione di chianche rubate. Ce n'era per tutti nell'associazione per delinquere smantellata all'alba di oggi (video) dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, al comando del capitano Giuseppe Prudente, che ha portato all'esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Maurizio Saso su richiesta del sostituto procuratore Marco D'Agostino. Oltre agli arrestati ci sono 16 indagati a piede libero.

Questi gli arrestati di oggi: Pietro Elia, 63 anni, residente a Ceglie Messapica, Sebastiano Nicolosi, 31 anni, residente a Oria, Riccardo Ferrajoli, 43 anni, residente a Oria, Antonio Fragnelli, 22 anni residente a Oria; Michele Fragnelli, 29 anni, residente a Oria, Michele Ranieri, 52 anni, residente a Latiano, Nicola Zella, 33 anni, residente a Oria, che risponde di due truffe e non dei fatti di droga; Andrea Mingolla, 21 anni, residente a Oria, Cosimo Guarino, 25 anni, residente a Oria, Vincenzo Santochirico, 33 anni, residente a San Mauro Forte (Mt), Pietro Fragnelli, 31 anni, residente a Oria (BR), Monica De Stradis, 24 anni, residente a Manduria (TA), Pietro Chionna, classe 26 anni, residente a Francavilla Fontana, Benedetto Paolillo, 37 anni, residente a Bari Palese; Francesco Carbone, 21 anni, residente a Oria, già detenuto presso la casa circondariale di Brindisi; Aldo Caputi, 54 anni, residente a Oria, già detenuto presso la casa circondariale di Brindisi; Francesco Palmisano, 34 anni, residente a Oria, già detenuto presso la casa circondariale di Taranto, Cosimo Damiano De Stradis, 27 anni, residente a Manduria (Ta), detenuto presso la casa circondariale di Taranto. Angelo Zanzarelli, 39 anni, di Oria, invece, attualmente è ricercato.

Tra i 19 soggetti raggiunti dall'ordinanza di custodia cautelare cinque persone hanno ottenuto il beneficio dei domiciliari, tra cui l'unica donna arrestata, la compagna del presunto capo, Francesco Palmisano, 34 anni, di Oria, che è incinta. Tra i 37 indagati, invece, ci sono anche due dipendenti della compagnia telefonica Vodafone, due corrieri della Tnt e Bartolini, che si occupano di spedizioni per conto delle stesse compagnie, e un informatico che aveva anche prestato servizio come consulente della procura. Tutti a vario titolo sono accusati di associazione per delinquere, furto aggravato, estorsione, sostituzione di persona, detenzione in concorso di stupefacente ai fini di spaccio.

"Ci spiace constatare che le compagnie telefoniche coinvolte, nonostante il danno subito, non abbiano sporto querela. Poiché la truffa è un reato procedibile su querela di parte, avrebbero agevolato il compito degli inquirenti", ha rilevato questa mattina il procuratore Marco Dinapoli durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione. L'indagine condotta dai militari dell'Aliquota Operativa di Francavilla, denominata Airo (il contrario di Oria) è nata nel 2009 in seguito a una rapina in un'abitazione compiuta il 29 marzo di quell'anno, ai danni di un'anziana di Francavilla Fontana. Le indagini non portarono all'identificazione del responsabile ma permisero di avviare quell'attività investigativa che oggi ha portato allo smantellamento della banda.

Da quelle indagini è emerso un sistema di illegalità diffusa, soprattutto nella perpetrazione di truffe ai danni di aziende di rilievo che operano nel campo della telefonia e della informatica in genere. Da quanto ritengono gli investigatori, la struttura associativa illecita è riconducibile a Palmisano e alla moglie Monica De Stradis (che si spacciava al telefono per segretaria), oltre che a Ferrajoili e a Ranieri, ed è risultata dedita alla commissione di una serie indeterminata di reati. L'associazione ha operato attraverso soggetti compiacenti (Fragnelli, Mingolla, Nicolosi, Fragnelli Pietro e Michele e Zella), imprese di comodo, attraverso la collusione con dipendenti dei gestori telefonici (Santochirico e Elia), di corrieri (Fasano e Paolillo).

In particolare venivano reperiti dati e documenti contraffatti o appartenenti a soggetti ignari con cui concludere contratti di comodo con gestori e aziende in vari settori economici. Tutto questo permetteva la consegna di materiale tecnologico che, subito dopo, veniva piazzato sul mercato a prezzi convenienti. Un computer del valore di 1400 euro veniva venduto a 600 euro. Si è dunque delineata una organizzazione ben articolata e soggiacente ai connotati tipici dell'associazione per delinquere. L'esecuzione di tali condotte illecite e fraudolente è stata possibile perché Palmisano e gli altri associati hanno elaborato e predisposto qualsiasi tipo di documento fosse necessario al conseguimento dello scopo associativo (una struttura organizzativa delineata e sostanzialmente rispondente alle direttive del Palmisano e della moglie De Stradis Monica).

Il metodo utilizzato dall'associazione era quello di creare aziende di comodo per portare a termine le truffe precedentemente premeditate con gli altri associati. Da ciò l'organizzazione traeva vantaggio prettamente economico consistito nell'intestazione di utenze fisse (con Adsl e router) e mobili, nella disponibilità di prodotti informatici e di telefonia (cellulari iPhone, BlackBerry, modem Usb, computer Samsung) che venivano venduti ad individui che di volta in volta ne facevano richiesta. Il profitto delle truffe non era solo quello derivante dalla vendita dei beni provenienti da esse, ma anche quello, indiretto, dell'utilizzazione delle numerosissime schede telefoniche, per sei mesi circa, con fatturazione del traffico telefonico generato alle ditte intestatarie.

Le attività delinquenziali giravano tutte attorno alla contraffazione o ricettazione di documenti di riconoscimento con i quali, grazie a promoter di telefonia mobile, venivano acquistati a danno di persone e società del tutto ignare, (nell'ordine delle migliaia circa) cellulari, computer, router Adsl, palmari, schede telefoniche (e relativi contratti di telefonia, fax, internet) con le quali non solo i sodali comunicavano tra loro, ma le utilizzavano per portare a termine ulteriori reati. Attraverso i "numeri puliti" infatti venivano fatte richieste estorsive alle vittime di furto di auto, chianche, e altro ("cavalli di ritorno"), veniva trattato l'acquisto, la vendita e la spedizione di stupefacente, nonché portate a termine numerose truffe a persone ed aziende in tutto il territorio nazionale.

Il gruppo per garantirsi maggiore credito e portare a termine i disegni criminosi progettati con professionalità, utilizzava, come sedi operative, aziende inesistenti attribuendo a queste indirizzi fittizi. Le consegne del provento delle truffe avvenivano altrove; in altri casi, invece, veniva fornito l'indirizzo di una persona compiacente, la quale, qualora ve ne fosse stato il bisogno, avrebbe tenuto nascosta l'identità dei truffatori, dietro lauto compenso. E' emblematica una conversazione tra Francesco Palmisano e il corriere Benedetto Paolillo: oltre a mettere in evidenza il ruolo assunto da Palmisano in seno all'organizzazione, metteva in rilievo la sua consapevolezza dei piani criminosi ideati nel campo della telefonia.

Paolillo, infatti, chiedeva al Palmisano chi fosse (intendendo per quale nominativo stesse chiamando) e quest'ultimo, per tutta risposta, gli rispondeva "io sono tante persone... Casavecchia....Edil Oria....Mingolla...Arredo e infissi ... che hai?". Il corriere, allora, gli rispondeva che avrebbe dovuto effettuare una sola consegna, a nome di Giuseppe Ancora ed il Palmisano riferiva che non era di sua pertinenza.

Il monitoraggio degli arrestati di oggi ha permesso, inoltre, di scoprire importanti traffici di sostanze stupefacenti che nel corso delle indagini hanno portato ad altri arresti e sequestri. Grazie a una telefonata intercettata, è stato captato Francesco Palmisano mentre alludeva alla attività illecita svolta da Michele Pinto, in cui ne esaltava le qualità di "grossista" dalla fiorente attività ("miche' ma stai lavorando h24!?"; e Pinto confermava "madonna, che fortuna!"). Tale breve scambio ha permesso di sorprendere Pinto con 5 kg di cocaina e 2 pistole 7, 65 rinvenute nei pressi della sua abitazione, era il 03 giugno 2009.

L'attività di indagine protrattasi fino a settembre 2010, è stata supportata anche da numerosi riscontri che hanno portato al sequestro di circa 5100 grammi cocaina, circa 810 grammi di eroina, 330 grammi di hashish, due pistole calibro 7.65 con matricola abrasa, beni oggetto di furto e truffa per un totale di 100.000 euro circa, ricostruire numerosi episodi di "cavallo di ritorno", arrestare in flagranza di reato nove individui.

Le ordinanze di oggi sono state eseguite con l'intervento di oltre 60 carabinieri ed elicotteri (che hanno monitorato i paesi interessati dagli arresti per evitare fughe), e hanno portato al sequestro di altro denaro, droga e armi. Grazie alla presenza dell'elicottero è stato intercettato uno degli arrestati che, prima di essere catturato ha lanciato dalla finestra alcuni telefoni cellulari.

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