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Il sostituto procuratore Milto De Nozza

Il sostituto procuratore Milto De Nozza

Schiaffo mortale: confessa e torna a casa

FASANO - Natale in famiglia per Domenico Giannoccaro, il 72enne di Fasano accusato dell’omicidio preterintenzionale di un 75enne, Vito Trisciuzzi, schiaffeggiato dopo una lite e morto in ospedale per le ferite riportate. Nel primo pomeriggio di oggi l’ambulante fasanese è tornato a casa, agli arresti domiciliari: lo ha deciso il gip, Maurizio Saso, accogliendo la richiesta del pm che ha coordinato le indagini dei carabinieri, Milto Stefano De Nozza.

FASANO - Natale in famiglia per Domenico Giannoccaro, il 72enne di Fasano accusato dell'omicidio preterintenzionale di un 75enne, Vito Trisciuzzi, schiaffeggiato dopo una lite e morto in ospedale per le ferite riportate. Nel primo pomeriggio di oggi l'ambulante fasanese è tornato a casa, agli arresti domiciliari: lo ha deciso il gip, Maurizio Saso, accogliendo la richiesta del pm che ha coordinato le indagini dei carabinieri, Milto Stefano De Nozza. Giannoccaro ha reso una confessione piena, ammettendo di aver colpito la vittima e specificando di non avere alcuna intenzione di ucciderla. Viste le sue condizioni di salute è stato proprio il magistrato che sostiene l'accusa a ritenere che la misura cautelare in carcere potesse essere attenuata. Si profila ora, alla luce delle dichiarazioni dell'indagato che forniscono conferma alle ricostruzioni fatte in fase d'indagine, una richiesta di giudizio immediato.

La vicenda risale a giugno. Per i carabinieri della compagnia di Fasano, che il 9 luglio, un paio di settimane dopo il decesso e un mesetto dopo i fatti , hanno consegnato al pm l'informativa di reato per omicidio, la causa del diverbio è una seggiola contesa. Un posto a sedere al Tam Bar di proprietà di un amico della vittima. L'11 giugno Trisciuzzi, detto Tuccidd, vi si era recato a piedi. Gli era stata offerta una sedia, proprio perché appariva affaticato. L'altro, detto invece "Scopizz" si era opposto. E aveva perso il lume della ragione. I testimoni sono diversi: quasi tutti confermano che fu uno schiaffo a far precipitare al suolo il 75enne con evidenti problemi di deambulazione. Una sola persona racconta di aver visto entrare poco dopo Giannoccaro nel cortile di una scuola dell'infanzia vicina, visibilmente sconvolto, che ammetteva di aver fatto "una fesseria" ossia di "avere rotto una sedia in testa a tale Tuccidd".

La svolta alle indagini l'ha consentita la stessa vittima con le sue ultime parole, proferite in ospedale alla moglie: "E' stato lui a picchiarmi" ha sussurrato, ricordando il soprannome dell'aggressore. A quel punto andava unicamente comprovato il nesso causale tra la lite e la caduta e la morte. Bisognava comprendere se il cuore di Trisciuzzi avesse cessato di battere proprio per le ferite riportate in seguito a quanto accaduto in via Dante Alighieri, a Fasano, l'11 giugno, o se per altro genere di ragioni. Il pm De Nozza ha quindi dato incarico a un medico legale di fare le opportune valutazioni. Non c'è altra lettura possibile: Trisciuzzi è morto a causa di un edema cerebrale che gli ha provocato insufficienza respiratoria. E l'edema cerebrale lo ha cagionato il trauma cranico dovuto al colpo rimediato alla testa dopo la caduta. Omicidio, dunque. Preterintenzionale, ma aggravato dai motivi futili e abietti.

 

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