Cronaca

Scomparsi, pronta la denuncia formale

BRINDISI - Sono due i piani paralleli che si sovrappongono nella misteriosa vicenda della scomparsa del geometra 42enne Vittorio Danese. Su uno sono in corso indagini di polizia, sull’altro solo ricerche condotte dall'autorità marittima competente.

BRINDISI - Sono due i piani paralleli che si sovrappongono nella misteriosa vicenda della scomparsa del geometra 42enne Vittorio Danese. Su uno sono in corso indagini, sull'altro solo ricerche: per quale ragione l'uomo, padre di due bimbi, era in mare a bordo di uno scafo a noleggio, in compagnia di un 62enne albanese, in direzione del Paese delle Aquile? Primo punto.

Poi c'è la ricostruzione dei fatti, così come sono accaduti il 15 marzo scorso, il giorno dal quale si sono perse le tracce sia di Danese, sia del compagno di traversata, anch'egli svanito nel nulla, ché i famigliari sull'altra sponda del mare, non sanno neppure loro che fine abbia fatto. Si stanno vagliando tutte le piste, battendo ogni strada, valutando le diverse ipotesi plausibili.

Stamani il sostituto procuratore che coordina l'inchiesta oltre che le ricerche, Antonio Costantini, era impegnato a seguire da vicino gli sviluppi dell'attività della polizia giudiziaria. La Squadra mobile della questura, diretta dal vicequestore Alberto Somma sta conducendo l'attività investigativa, gli uomini della Capitaneria di porto, al comando del capitano di vascello Giuseppe Minotauro, si occupano del resto.

Domani mattina, intanto, sarà formalizzata in questura da parte di Vincenza Bufalo, compagna di Vittorio Danese, il geometra brindisino di cui non si hanno notizie dal 15 marzo scorso, la denuncia di scomparsa dell'uomo, padre di due bambini, partito a bordo di una imbarcazione a motore insieme a un 62enne albanese del quale, pure, non c'è alcuna traccia.

"La speranza è ancora viva - spiega il legale della donna, Luca Leoci - pur non escludendo che qualcosa di grave sia realmente accaduto. I famigliari di Vittorio sono consapevoli che egli non sarebbe rimasto mai volontariamente lontano, per così tanto tempo, dai suoi due figli e stanno vivendo ore drammatiche".

Nei giorni scorsi erano state ascoltate le persone vicine ai due uomini che hanno dato il loro contributo per ricostruire i fatti: il 15 marzo i due, per ragioni che non si conoscono, essi avrebbero preso a noleggio uno scafo di dieci metri e sarebbero partiti dal porto di Brindisi, diretti in Albania. L'ipotesi ritenuta più verosimile ad oggi dagli inquirenti è la tragedia in mare, ma non si scarta nulla.

Danese stava andando in Albania e su questo non c'è alcun dubbio. Non si è imbarcato su uno dei traghetti che giornalmente partono da Brindisi. Ha noleggiato uno scafo. La scelta avrà una sua spiegazione: se ne stanno occupando i poliziotti. L'uomo, 42 anni, ha due bimbi piccoli. Ha sfidato la morte. Anche per questo avrà avuto una buona ragione, che è però incomprensibile. Affari che dovevano restare top secret?

Il ventaglio delle possibilità è ampio e da prendere in debita considerazione c'è anche l'eventualità che i due stessero andando in Albania per portare a compimento qualche operazione clandestina. Ma non è detto che vi sia un collegamento tra le intenzioni dei due uomini e quello che le onde alte potrebbero aver deciso, a notte fonda, in mezzo al mare in burrasca.

Prendendo in considerazione l'ipotesi del naufragio, piuttosto che quella della scomparsa in territorio albanese, va detto che la traversata per una imbarcazione di dieci metri spinta da due motori entrobordo da 200 cavalli ciascuno il 15 ha incontrato un vento di maestrale sino a 15-16 nodi. Peggiore la situazione il 18, ammesso che il Thompson 34 noleggiato dai due scomparsi abbia mai intrapreso la rotta del rientro: c'erano anche 30 nodi, quel giorno, e di scirocco.

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