Scoperti 37 furbetti della sanatoria: nei guai professionisti e lavoratori stranieri

Erano coinvolti anche un avvocato e un medico in un sistema che ha consentito ad almeno 21 extracomunitari di accedere alla sanatoria per i lavoratori stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nonostante non ne avessero i requisiti

BRINDISI – Erano coinvolti anche un avvocato, medici e operatori sociali in un sistema che fra il 2012 e il 2013, attraverso la produzione di false certificazioni, ha consentito ad almeno 21 extracomunitari di accedere alla sanatoria per i lavoratori stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale emessa nel 2012, nonostante non ne avessero i requisiti. Il raggiro è stato scoperto dai poliziotti della II Sezione della Squadra mobile di Brindisi al comando del vicequestore Sfameni, che hanno dato vita a un’inchiesta sfociata giorni fa nell’emissione di un avviso di conclusione delle indagini preliminari recante la firma del pm Francesco Carluccio, a carico di 37 indagati, fra cui 16 persone residenti nei Comuni di Brindisi, San Donaci e San pietro Vernotico e 21 stranieri provenienti da Cina, Ucraina, Russia, Pakistan, Tunisia, Senegal. Gli inquirenti si sono imbattuti in tre diverse cellule attive a Brindisi, San Pietro e San Donaci i cui componenti, perlopiù in concorso tra loro nell’ambito dei rispettivi gruppi, avrebbero favorito l’emersione dalla clandestinità di migranti irregolarmente presenti in territorio nazionale.

Per riannodare i fili di questa vicenda bisogna risalire al 2012, quando lo Stato concede una “sanatoria” per il lavoratori stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale. Scatta la corsa per l’inoltro delle “dichiarazioni di emersione” allo sportello unico per l’immigrazione tramite la procedura telematica predisposta dal Ministero dell’interno. La regolarizzazione può essere però richiesta da quei datori di lavoro che, alla data del 9 agosto  2012, occupano “in nero” alle proprie dipendenze, da oltre tre mesi, lavoratori stranieri  già presenti sul territorio nazionale almeno dal dicembre 2011.

L’occasione appariva talmente “ghiotta” per numerosissimi stranieri che sarebbero così sfuggiti alle ristrette dinamiche dei flussi migratori contingentati e, pertanto, non potevano permettersi di perderla. L’unicità della occasione offerta dalla legge veniva, per contro, immediatamente colta da personaggi senza scrupoli che, approfittando della situazione di necessità in cui versavano gli stranieri, decidevano di lucrare illecitamente sulle spalle dei malcapitati fornendo, dietro lauto compenso, la documentazione falsa che consentiva la regolarizzazione della procedura di emersione.

Con l’indagine, denominata “Inganno”, svolta dagli investigatori della Squadra Mobile brindisina tra il gennaio e l’aprile 2013, centinaia di dichiarazioni di emersione telematicamente inoltrate allo sportello unico per l’immigrazione sono state analizzate e sottoposte a rigorosa verifica anche con l’ausilio degli operatori dell’Ufficio Immigrazione della locale Questura.

I primi accertamenti hanno permesso di rilevare che diverse pratiche per l’avvio delle relative istruttorie amministrative venivano inviate dal medesimo indirizzo IP e spesso in ristretti lassi di tempo; che la disponibilità reddituale ed economico-finanziaria dei presunti datori di lavoro che volevano regolarizzare la posizione di alcuni stranieri non sembrava essere particolarmente florida ed utile a giustificare la dichiarata assunzione; che vi era una ciclicità di assunzioni soprattutto in campo agricolo proprio in concomitanza di sanatorie.

Ulteriori motivi di sospetto per gli investigatori, attesa l’esperienza maturata in similari attività di indagini, era quella costituita dal dato, ritenuto oltremodo anomalo, dell’assunzione, in qualità di badanti, di uomini stranieri di nazionalità cinese.  L’incrocio dei dati dei fenomeni in questione, l’analisi dei documenti posti alla base delle pratiche di emersione, il controllo delle dichiarazioni prodotte, la verifica sulla genuinità delle certificazioni presentate a supporto delle istanze di regolarizzazione (sia per quanto concerne il loro contenuto che la loro stessa formazione), sono confluite in una informativa consegnata alla Procura della Repubblica, che ha avviato un procedimento penale.

Quello scoperto dagli investigatori è dunque un vero e proprio “sistema” che vedeva gli extracomunitari interessati alle procedure di emersione versare ad alcuni italiani somme di danaro che oscillavano tra i 400 e i 2000 Euro. Questi ultimi, ufficialmente impegnati nel prestare ausilio e supporto per la presentazione delle istanze, fornivano agli immigrati che non avevano titolo di fruire di quel condono, alcuni “servizi” come la possibilità di disporre di non veritiere certificazioni prodotte da professionisti (ad esempio un medico che dichiarava di aver sottoposto a visita medica un immigrato irregolare in una data, non veritiera, che lo avrebbe fatto rientrare nei requisiti di permanenza in Italia fissati dal decreto), pubblici ufficiali o datori di lavoro attestanti la presenza degli stranieri in territorio nazionale in periodi antecedenti all’emanazione della sanatoria; quella documentazione presentata a corredo dell’istanza di emersione ne avrebbe conseguentemente favorito la illegale permanenza in Italia.

Un sistema, quindi, che si basava su una convergenza d’intenti e di interessi tra immigrati clandestini che lavoravano in nero e operatori del sociale, professionisti e pubblici ufficiali: tutti coinvolti, a vario titolo, nelle dinamiche delittuose scoperte e contestate dall’Autorità Giudiziaria inquirente.

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