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Omicidio nigeriano: la fidanzata aveva tentato di costituirsi un alibi

Firma falsa per dimostrare che si trovava in un centro dell'Avellinese. Denunciata dalla polizia un'amica

BRINDISI - Mariat Okoro, la 23enne nigeriana, in custodia cautelare nella sezione femminile del carcere di Borgo San Nicola a Lecce per l'omicidio del fidanzato e connazionale Callistus Imoyera avvenuto nella notte tra l'11 e il 12 marzo in un appartamento di via Bastioni Carlo V a Brindisi dopo una lite, si presume per ragioni di gelosia, avrebbe tentato di fabbricarsi un alibi con l'aiuto di un'amica che con lei era ospite qualche tempo fa di una struttura di accoglienza a Serino, nell'Avellinese.

Lo ha scoperto la polizia, dopo aver interrogato la conoscente di Mariat Okoro, tutt'ora residente a Serino. L'accertamento è stato svolto dalla Squadra Mobile di Avellino su richiesta di quella di Brindisi, che sta completando le indagini sul delitto. L'amica della giovane nigeriana indagata per l'omicidio di Callistus Imoyera è stata denunciata dagli investigatori per falso e trugffa nei confronti dell'associazione che gestisce il centro di accoglienza nell'Avellinese, perchè aveva apposto la firma falsa di Mariat Okoro nel registro delle presenze, nel tentativo di dimostrare che la sera dei fatti la donna era a Serino e non a Brindisi.

In verità, un tentativo di depistaggio piuttosto debole e improvvisato, che però di fatto ha procurato guai all'amica. La Okoro ha rilasciato dichiarazioni molto confuse al giudice delle indagini preliminari di Brindisi che si occupa del caso, Stefania De Angelis, oltre che agli investigatori e al pm. C'è stata l'ammissione della lite, ma a quanto pare quasi nulla sulle dinamiche del mortale ferimento e nulla sull'arma utilizzata per colpire Callistus Imoyera al torace.

Ad incrinare precipitosamente, sino alla lite fatale, il rapporto tra i due giovani immigrati nigeriani, pare abbiano influito alcuni messaggi inviati sul telefono mobile della vittima da qualcuno. Mariat Okoro, difesa dall'avvocato Luigi D'Arpe, avrebbe ammesso l'aggressione al fidanzato, ma il contesto, il momente e le modalità del ferimento mortale non sono ancora del tutto chiariti. Il tentativo della costituzione di un alibi invece, sia pure nell'ingenuità della sua attuazione, lascia ritenere che subito dopo il fatto la ragazza intendesse sottrarsi alle indagini.

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