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La provincia di Brindisi nella fotografia contenuta nella relazione Dia del secondo semestre 2017

La provincia di Brindisi nella fotografia contenuta nella relazione Dia del secondo semestre 2017

"Scu, apparente tregua mafiosa: giovani leve, armi, racket e droga"

Nella relazione del ministro Salvini sull’attività della Dia il rischio di criticità a Brindisi e provincia: “Resistono i gruppi Brandi e Morleo in città, così come da un lato gli storici Rogoli, Campana, Vitale, Pasimeni e Vicientino e dall’altro i tuturanesi Buccarella

BRINDISI – I pentiti della Sacra Corona Unita sostengono che ci sia una pax mafiosa, una sorta di patto di non belligeranza tra frange rivali che vuol dire buon viso a cattivo gioco e che fa comodo a tutti per non avere il fiato sul collo delle forze dell’ordine. Vero è che questa situazione di tregua, per la Dia è solo “apparente” perché “non possono essere escluse situazioni di criticità legate anche all’operativa di giovani, inclini a un uso disinvolto delle armi”, anche se non affiliati alla Scu.

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La relazione Dia

Si spara, anche parecchio e per motivi che un tempo non sarebbero stati neppure “ammessi” stando al vecchio codice degli uomini della Scu, stando a quanto emerge dell’ultima relazione del ministero dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia) da luglio a dicembre 2017.

La fotografia del territorio brindisino nel secondo semestre dello scorso anno è stata consegnata ai parlamentari e mostra elementi di preoccupazione, nonostante l’impegno costante degli uomini delle forze dell’ordine, testimoniato da una serie di inchieste sfociate in arresti a raffica, operazioni a cui hanno fatto seguito processo in atto o già chiusi.

Nel brindisino l’associazione di stampo mafioso ha subito una evoluzione nel corso degli ultimi anni, da quando i capi storici sono finiti dietro le sbarre, costretti a lasciare le prime linee. Il cambio pelle, quindi, c’è stato. Le staffette per il passaggio di testimone fra chi è “dentro”, qualcuno anche ristretto al 41 bis (il regime del carcere duro” e chi sta “fuori”, è avvenuto e ha visto protagonisti “parenti e affiliati”. La famiglia, stando a quanto emerge nella relazione, costituisce il primo ambiente di continuità del sodalizio, come se ci fosse un’eredità di padre in figlio o da zio a nipote.

DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA-2

Le giovani leve e le armi

A destare preoccupazione sono “giovani leve”. Quelli che i pm del pool dell’Antimafia di Lecce hanno definito i “debuttanti” nell’inchiesta The beginners, sui volti nuovi della Scu. Ma ce ne sarebbero altri, stando alle dichiarazioni degli ultimi collaboratori di giustizia. Ragazzini che spesso preferiscono parlare con le armi. C’è la disponibilità di pistole. Non solo. Fanno paura quelle da guerra.

A Brindisi le indagini dei carabinieri sulla “guerra di mala” tra due fazioni opposte, ne ha dato conferma: da un lato il gruppo ritenuto guidato da Antonio Borromeo, dall’altro quello riferibile ad Antonio Lagatta. Venticinque anni al massimo i componenti delle fazioni, espressione di “criminalità organizzata” non di stampo mafioso, benché in più di qualche occasione abbiano dimostrato atteggiamenti di notevole spessore. Ci sono stati sequestri di ragazzi portati in campagna bendati e feriti alle gambe, ci sono state sventagliate  a colpi di Kalashnikov tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno scorsi. A conclusione delle indagini, sotto il nome Alto impatto, sono tutti sotto processo, a Brindisi.

I presunti gruppi

“In città continuano, tra tutti, a emergere i gruppi Brandi, attivo nel settore del traffico di stupefacenti e nella pratiche estorsive, e Morleo, per lo più strutturato su base familiare, anche questo attivo nel settore della droga”, si legge nella relazione del ministro. Gruppi già descritti nel resoconto relativo ai sei mesi precedenti.

Francesco Campana

“In provincia, invece, si registra una situazione di stallo e di perdurante tregua tra i due maggiori schieramenti malavitosi: i mesagnesi riconducibili agli storici Rogoli, Campana, Vitale, Pasimeni e Vicentino e i tuturanesi Buccarella”. Con pentiti da un lato e dall’altro, l’ultimo dei quali è stato Sandro Campana, il primo del gruppo Campana-Buccarella, dopo la scelta di collaborare di Ercole Penna (linu u biondu) e Francesco Gravina (il gabibbo), espressione della frangia cosiddetta mesagnese.

“Quasi tutte le aggregazioni criminali minori che operano nei comuni meridionali della provincia di Brindisi, appaiono essere organiche o quanto meno contigue alla frangia die mesagnesi”. Il riferimento contenuto nelle note della relazione, è a “Torre Santa Susanna dove si segnala l’operatività dei Bruno nella droga”.

Gli investigatori e il corpo della vittima, Antonio Presta

Le inchieste della Dda

“Tale assunto – è scritto ancora – trova peraltro conferma nel mese di settembre, negli esiti dell’operazione Omega bis che ha consentito di delineare più compiutamente l’organigramma e gli assetti organizzativi territoriali delle compagni criminali della Sacra Corona Unita attive in provincia”. L’inchiesta della Dda ha portato al rinvio al giudizio del Tribunale, dinanzi alla Corte d’Assise, di un imputato come killer di Antonio Presta, ucciso a San Donaci, sullo sfondo della gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Sono stati delineati gruppi attivi nei territori di Cellino San Marco, San Pietro Vernotico e Torchiarolo, oltre che a San Donaci. Con affiliati alla Scu o comunque in contatto, essendo inseriti – secondo l’accusa – in un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Cocaina, ma soprattutto marijuana. Erba in quantità nel Brindisino.

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