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“Scu, clan presenti anche in Germania per armi e droga”

La relazione del Ministro dell'Interno sull'attività della Dia nel primo semestre 2016: la frangia di Brindisi nel land della Pomerania, i mesagnesi a Wurttemberg: tra i due gruppi resta la pax. Rifornimenti pure da Spagna, Albania e Montenegro. Non riuscito il salto negli appalti della Pubblica amministrazione

BRINDISI – Resiste la Scu tra Brindisi e provincia, sia pure indebolita dagli ultimi blitz, e mostra interesse al di là dei confini nazionali per arrivare in Germania e Spagna, dopo aver riesumato le rotte di Marlboro city verso i Balcani, tra Montenegro e Balcani.

dia logo-2I contatti extranazionali sono stati evidenziati nell’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia presentata dal Ministro dell’Interno al Parlamento: i legami si riferiscono al periodo di tempo che va da gennaio a giugno 2016 ed emergono da inchieste ancora in itinere, i cui risultati potranno essere conosciuti sono più in là nel tempo. Al momento, stando a quanto si legge nel capitolo riservato alla “criminalità di Brindisi e della provincia”, è certo che la Sacra Corona Unita, l’associazione di stampo mafioso indigena, abbia imbastito una serie di contatti in Germania, per assicurarsi l’approvvigionamento di droga e armi e per creare nascondigli ad affiliati in difficoltà.

“Il clan brindisino Rogoli-Buccarella-Donatiello nella parte nord della Germania, precisamente nel Länd del Mecklembourg-Pomerania, mentre una frangia dei Mesagnesi sarebbe stata registrata nel Länd di Baden-Wurttemberg, a sud della Germania”, è scritto. “È stato più volte fatto riferimento allo spiccato dinamismo e all’interazione tra sodalizi pugliesi e albanesi riguardo al traffico di stupefacenti. Le recenti attività investigative evidenziano come la Scu si avvalga abitualmente della rotta balcanica per il compimento di diverse attività illecite con la complicità di sodalizi slavi”.

sequestro marijuana roan-2“Gruppi delinquenziali attivi in Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Albania, tramite il collaudato canale utilizzato in passato per il traffico di tabacchi lavorati esteri di contrabbando, continuerebbero, infatti, ad impiegare la costa adriatica pugliese - in particolare la provincia di Brindisi - come punto d’approdo di carichi di sostanze stupefacenti”. In primis eroina e marijuana, trasportati a bordo di gommoni o di autoveicoli imbarcati su traghetti di linea. La conferma, del resto, arriva anche oggi con i sequestri e gli arresti posti in essere dagli uomini delle forze dell’ordine al largo delle coste leccesi: a bordo dei natanti, ci sono ingenti quantitativi di droga, nel ruolo di addetti al trasporto si scoprono brindisini, alcuni volti conosciuti in passato perché legati al contrabbando, altri incensurati, spesso disoccupati, contattati con la promessa di una ricompensa.

La criminalità organizzata brindisina, inoltre, considera la “penisola iberica come un’importante base logistica per il traffico di sostanze stupefacenti e un territorio utile per trascorrere la latitanza”, è scritto ancora nella relazione sull’attività della Dia. “Da segnalare, in proposito, la cattura eseguita a Barcellona, nel mese di maggio, dalla polizia spagnola, su indicazione dell’Arma dei Carabinieri, di un latitante brindisino affiliato alla frangia dei mesagnesi della Sacra Corona Unita, sfuggito ad un arresto disposto dalla Procura della Repubblica di Brindisi per traffico di droga ed estorsione”.

Un’analisi complessiva del contesto pugliese - in cui è prevalente il radicamento della sacra corona unita - consente di rilevare come le caratteristiche essenziali dei locali gruppi criminali siano “profondamente divergenti rispetto a quelle che contraddistinguono altre grandi organizzazioni criminali italiane, come Cosa nostra e la ‘Ndrangheta, con le quali comunque interagisce”. Stando a quando è scritto nella relazione, “queste ultime starebbero perseguendo ormai da diversi anni una strategia dell’inabissamento, caratterizzata dal progressivo abbandono delle attività criminali tradizionali e da una pervasiva attività di infiltrazione nell’economia “legale” e negli appalti pubblici”. Il salto, invece, non è riuscito alla criminalità pugliese: “Al pari dei gruppi della camorra napoletana, lungi dall’aver intrapreso questo mutamento epocale, continua a mantenersi fortemente ancorata alle classiche attività delittuose”. A questo stato di cose sembra aver concorso la detenzione degli storici capi dei clan e la progressiva assunzione dei ruoli di vertice da parte di giovani emergenti, lontani dagli schemi gerarchici e dalle regole tramandate dai predecessori. A Brindisi e provincia sono stati arrestati sotto la voce The Beginners, esattamente un anno fa: l’impostazione della Dda di Lecce è stata confermata dal Riesame e gli indagati sono finiti sotto processo.

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