Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

“Scu, danni d’immagine al Comune: imputati condannati al risarcimento”

La Corte d'Assise stabilisce una provvisionale di 30mila euro in favore dell'Amministrazione di Mesagne: a pagare dovranno essere gli imputati Francesco Campana, Carlo Gagliardi, Carlo Cantanna e il pentito Ercole Penna. Brindisi e San Vito non si sono costituiti parte civile nel processo su omicidi e ferimenti

BRINDISI – Danni soprattutto all’immagine del Comune di Mesagne per le vicende interne alla Sacra Corona Unita, scandite dai fatti di sangue. Danni che dovranno risarcire gli imputati condannati all’ergastolo per gli omicidi e i ferimenti avvenuti nel territorio tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000.

Francesco CampanaUna vecchia foto di Carlo CantannaFrancesco Campana, ritenuto capo del gruppo storico Buccarella-Rogoli, di stanza tra il capoluogo e la frazione di Tuturano, Carlo Cantanna (nelle foto al lato) e Carlo Gagliardi, nonché il pentito Ercole Penna (foto in basso), dovranno – in solido – procedere al ristoro delle conseguenze negative patite dall’Amministrazione cittadina di Mesagne che nel processo penale, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi, si è costituta parte civile con l’avvocato Anna Lucia Valente. A cominciare dal pagamento di una “provvisionale di trentamila euro”, statuita dalla Corte nella sentenza le cui motivazioni sono state depositate di recente, alla scadenza del termine di 90 giorni.

Campana e Gagliardi sono stati condannati all’ergastolo, con isolamento diurno per la durata di un anno, per l’omicidio di Antonio D’Amico, fratello del pentito Massimo, alias Uomo Tigre ai tempi della Scu. Condanna a morte eseguita a Brindisi, il 9 settembre 2001, sulla Diga di punta Riso, mentre Toni D’Amico stava pescando. Ma il Comune di  Brindisi non si è costituito nel processo.

Così come non si è costituito il Comune di San Vito dei Normanni, territorio nel cui perimetro è avvenuto l’omicidio di Tommaso Marseglia, il cui cadavere venne ritrovato la mattina del 23 luglio 2001. Esecutori materiali, stando alla sentenza della Corte, furono Campana e Carlo Cantanna, entrambi condannati al “fine pena mai” con isolamento diurno per la durata di un anno.

Carlo GagliardiIl pentito Ercole PennaL’Amministrazione comunale di Mesagne, invece, ha fatto sentire la sua voce e il suo grido di giustizia con l’avvocato Valente a cui la Giunta ha conferito incarico già in vista dell’udienza preliminare davanti al gup. Ha rivendicato danni “all’immagine” perché il nome di Mesagne è stato più volte accostato a una frangia dell’associazione di stampo mafioso, quella del cosiddetto gruppo dei mesagnesi, e perché in quell’ambito territoriale “risultano commessi la gran parte dei reati”.

 “Per la liquidazione del danno è opportuno rimettere le parti dinanzi al competente giudice civile”, si legge a pagina 207 della sentenza della Corte d’Assise. “Tuttavia è possibile fin da subito porre a carico degli imputati, come da espressa richiesta formulata nelle conclusioni dal patrono della parte civile, un provvisionale immediatamente esecutiva che si stima congruo fissare in trentamila euro”.

Gli imputati vanno, infine, sono stati condannati in solido tra loro a rifondere al Comune di Mesagne le spese dell’azione civile.

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