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Scu, omicidio Lippolis: esame del Dna sullo scheletro trovato nel 2009

Autorizzato il trasferimento delle ossa scoperte in Montenegro: accertamento genetico chiesto dal pg, in accoglimento delle istanze dei difensori. Imputati liberi per decorrenza termini

BRINDISI  - Esame del Dna a distanza di nove anni dal ritrovamento di resti scheletrici dall’altra parte dell’Adriatico, a Bar, in Montenegro. Quelle ossa, secondo l’accusa sostenuta dai pm dell’Antimafia, sarebbero di Nicolai Lippolis, ucciso nella logica di vendetta della Sacra Corona Unita. Ma l’identità è sempre stata messa in dubbio dai difensori degli imputati, questi ultimi rimessi in libertà per decorrenza dei termini.

L’esame del Dna

Gli avvocati Raffaele Missere e Rosanna Saracino

La richiesta di procedere con l’accertamento genetico è stata avanzata dal procuratore generale presso la Corte d’Assise d’Appello di Taranto, davanti alla quale pende il nuovo processo di secondo grado, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, in accoglimento dei ricorsi discussi dagli avvocati difensori Raffaele Missere, Rosanna Saracino, Marcello Falcone e Cinzia Cavallo.

Imputati sono  Marcello Cincinnato, condannato a venti anni dai trent’anni di reclusione inflitti in primo grado dal gup (rito abbreviato); Tommaso Belfiore, otto anni e quattro mesi a fronte della prima condanna a undici anni; Emanuele Guarini, 30 anni, e Antonio Epicoco, 30 anni.

Tutti sono stati scarcerati una volta preso atto della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare in carcere, dopo gli arresti eseguiti quattro anni addietro, il 14 dicembre 2014, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Zero, su una serie di fatti di sangue inquadrati nell’associazione di stampo mafioso.

Stando a quanto si apprende, le autorità montenegrine avrebbero già trasmesso la richiesta di rogatoria all’Alta Corte di giustizia di Podgorica, competente per territorio, e i giudici avrebbero autorizzato il trasferimento dello scheletro dal Montenegro in Italia. In occasione della prossima udienza dovrebbe essere nominato il perito al quale conferire l’incarico per lo svolgimento dell’esame del Dna.

L’omicidio

Antonio EpicocoIl fatto di sangue risalirebbe al 1998. I resti che si suppone siano di Lippolis, furono scoperti il 7 ottobre 2009. L’interrogativo sollevato dagli avvocati è esattamente questo: “A chi appartengono quei resti?” Da qui la richiesta dell’esame al prelievo del Dna, per procedere al raffronto con i familiari di Lippolis, in modo tale da arrivare a stabilire se si tratti o meno della vittima, con ragionevole certezza.

L’accusa posta alla base del processo è la seguente: “In concorso tra loro e con Eugenio Carbone, deceduto, cagionavamo la morte di Lippolis, colpendolo con un piccone e con colpi di arma da fuoco, per poi seppellirlo in una fossa appositamente scavata”, si legge nel capo di imputazione. “Cincinnato e Leo avendo convinto e determinato Carbone e Belfiore a punire Lippolis, Belfiore incaricato Epicoco, suo affiliato, che unitamente a Guarini eseguiva l’omicidio”. E’ contestata anche la premeditazione “ al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita, mediante l’eliminazione di chi aveva i più occasioni contravvenuto alle regole del sodalizio spacciando sostanze stupefacente senza il consenso e partecipando alla commissione di furti estranei al programma criminoso del gruppo e infine rubando un’Audi 80 di proprietà di Cincinnato”.

Gli interrogativi della difesa

L’avvocato Missere, in particolare, aveva sollevato una prima incertezza: “Assoluta mancanza di prova della morte di Lippolis” poiché “nessun dato emerge sulla identità del corpo rinvenuto in Montenegro fosse quello di Lippolis”.

C’è poi l’assoluta incertezza sulla data dell’omicidio: “Belfiore vuole che il fatto di sangue avvenne nel gennaio 2000, in contrasto con quanto dichiarato da Leo Cosimo, il quale afferma di aver frequentato Lippolis sino a marzo 2000. Inoltre, “tutti i collaboratori affermano che Lippolis fu denudato, mentre il cadavere rinvenuti era vestito”, si parla di “picconate, mentre il cadavere risulta appartenere a persona uccisa con armi da fuoco che non presenta fratture compatibili con le picconate”. Non da ultimo, sempre secondo i difensori, occorre far riferimento al movente: “Per alcuni sarebbe legato al furto di un’auto, per altri al traffico di droga e per altri ancora sia all’una che all’altra causa”.

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