Scu e gioco: tutti zitti tranne la nuora

Silenzio per il 'boss'. Non una parola neppure per la moglie. Non parlano i presunti prestanome, mentre restano latitanti i due figli. Alla fine ha risposto alle domande solo una delle nuore di Albino Prudentino, Marina Galizia, 32 anni, al fianco dell'avvocato Giovanni Zaccaria: la donna, che possiede quote nella Fast Service Line, ha sostenuto di aver effettivamente partecipato alla gestione dell'azienda, non essendone una mera prestanome. Prudentino e family, che si sono invece affidati al legale Vito Felice preferiscono il silenzio dinanzi al gip Simona Panzera che li ha interrogati nel carcere di Lecce.

Gli investigatori illustrano l'operazione Fast Line

Silenzio per il 'boss'. Non una parola neppure per la moglie. Non parlano i presunti prestanome, mentre restano latitanti i due figli. Alla fine ha risposto alle domande solo una delle nuore di Albino Prudentino, Marina Galizia, 32 anni, al fianco dell'avvocato Giovanni Zaccaria: la donna, che possiede quote nella Fast Service Line, ha sostenuto di aver effettivamente partecipato alla gestione dell'azienda, non essendone una mera prestanome. Prudentino e family, che si sono invece affidati al legale Vito Felice preferiscono il silenzio dinanzi al gip Simona Panzera che li ha interrogati nel carcere di Lecce.

Si sono così esauriti quasi tutti gli interrogatori di garanzia delle persone raggiunte ieri da un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere, riciclaggio e altre ipotesi minori, tra cui anche la bancarotta fraudolenta. Sono comparsi dinanzi al giudice Albino Prudentino, 62 anni, Ostuni; Grazia Apollonia Raspante, 58 anni, Ostuni; Giuseppe Palma, 37 anni, Ostuni, Francesco Fornelli, 42 anni, Bari e Antonio Sannelli, 44 anni, di Spinazzola.

Domattina sarà invece ascoltato per rogatoria nell'ospedale di Ostuni, dov'è ricoverato sin dal momento della notifica dell'ordinanza, l'avvocato Italo Sgura. C'è tempo (dieci giorni) per fissare invece gli interrogatori di coloro che sono ristretti ai domiciliari, in primis l'ex presidente dei commercialisti Gian Paolo Zeni, 69 anni, e poi di Benedetto Prudentino, 39 anni, Ostuni; ancora un Benedetto Prudentino, 39 anni, Ostuni; Angelo Calò, 58 anni, Ostuni; Carlo Francesco Rodio, 60 anni, Ostuni; Bonaventura Cucci, 46 anni, Ostuni; Giovanna Trisciuzzi, 45 anni, pezze di Greco; Donato Nigro, 41 anni, S.Michele Salentino; Angelo Antonio Caliandro, 38 anni. S.Michele Salentino; Cataldo Elia, 28 anni, Martina Franca.

I reati contestati per tutti sono trasferimento fraudolento di valori aggravato dalle modalità mafiose, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, riciclaggio, bancarotta fraudolenta; dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti; associazione per delinquere. Di particolare importanza saranno, se vi saranno, le dichiarazioni del legale, Italo Sgura, difeso dagli avvocati Vito Epifani e Mario Laveneziana. Secondo l'accusa, infatti, egli avrebbe tentato il tutto per tutto per salvare la Fast Service Line, una società riconducibile alla famiglia Prudentino attraverso la quale sarebbero stati ripuliti i soldi sporchi della Scu.

La srl avrebbe operato in una sorta di triangolazione con altre due aziende, la Scommettendo srl, con sede a Ceglie Messapica e mille centri affiliati in tutta Italia per i giochi online e la Royal 88, specializzata nella distribuzione di macchinette videopoker. Le persone il cui ruolo è stato ritenuto meno centrale, coloro che sono ristrette ai domiciliari, fra cui v'è Zeni che avrebbe certificato la solidità della Fast Service, documentata anche con false fatture, per scongiurarle la bancarotta e consentirle l'accesso al concordato preventivo, avrebbero in qualche modo agevolato la distrazione patrimoniale finalizzata a trarre in inganno il Tribunale di Brindisi.

Ma avrebbero anche contribuito a sottrarre alle procedure fallimentari alcuni beni, tra cui un terreno edificabile tra Monticelli e Diana Marina, o avrebbero avuto un ruolo nella gestione dell'Ostuni Calcio, squadra destinataria di una sponsorizzazione su cui vi sono ulteriori indagini (testimoniate fra l'altro dagli omissis nell'ordinanza di custodia cautelare) a carico della cerchia più stretta di presunti 'collaboratori' di Albino Prudentino, persona su cui anche il pentito Ercole Penna, con il quale fu arrestato nel 2010 (operazione Calipso) ha avuto qualcosa da dire.

Il complesso di locali finito sotto sequestro a ValonaPrudentino si trovava a Valona e fu condotto in carcere poco prima di inaugurare il suo casinò megagalattico. Sarebbe stato collegato a Brindisi con un aliscafo pronto a fare su e giù diverse volte al giorno. Di lui si scrisse, in quell'ordinanza, che aveva ancora una volta utilizzato le proprie doti imprenditoriali e la capacità di dialogare con i pezzi grossi della politica estera. Si parlò, anche sui giornali albanesi, di affari leciti e illeciti di respiro internazionale. Qualità manageriali che gli avevano consentito di mettere su una società di cui facevano parte anche altri due ostunesi, Giuseppe Palma e Francesco Fornelli.

La Betting System Albania le cui quote, in piccola parte, erano anche di proprietà di Majilinda Bregu e della sorella del ministro per l'Integrazione del governo albanese e del marito che figuravano con un 20 per cento. Il giorno dopo l'arresto di Albino, si recarono a Valona, lì dove doveva aprire i battenti il casinò di Prudentino, il figlio Angelo e uno dei soci, Giuseppe Palma che ha rilevato tutte le quote di famiglia. Era stato il "boss", tale ritengono che sia, a spiegare a Daniele Vicientino, uno dal ruolo apicale a Mesagne, come avrebbe gestito il giro di affari legato alle slot machine. Gli servivano due "ragazzi" che avrebbe pagato mille euro al mese. Con una cinquantina di macchinette piazzate avrebbe ricavato all'incirca 10mila euro ogni trenta giorni.

Il complesso interno al Muza Park, dotato di piscinaIl 5 ottobre del 2010 scattò il maxi sequestro a Valona e Tirana: sigilli per i macchinari, i mobili, le quote di una gelateria, del casinò e perfino di un resort a cinque stelle, tutto ciò che nel Paese delle Aquile era a lui riconducibile. Il procuratore di Valona, Artan Madani, dispose il sequestro all'interno dell' Artur Resort (Muse) nel comune di Petrella, lungo la strada che da Tirana conduce ad Elbasan. Si tratta di una struttura all'interno della quale operava una società di Prudentino: c'erano macchinette videopoker e roba simile.

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E sempre la procura albanese competente per territorio, parallelamente alle indagini condotte dalla Procura Antimafia di Lecce che portarono all'esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare, aprì un fascicolo d'inchiesta per riciclaggio di denaro. Il processo Calipso, invece, è giunto alle sue battute finali. L'ostunese con la passione per le macchinette videopoker e per le scommesse online, è uno degli imputati. Nuovamente raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare, oltre che da un provvedimento di sequestro che riguarda beni da 19 milioni di euro, in buona parte anche suoi.

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