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Scu, evasi dal carcere di Torino i brindisini Massaro e Di Comite

Il primo aveva ottenuto un permesso premio di cinque giorni, dopo la condanna per rapina: fine pena nel 2010. L’altro invece era all’ergastolo

BRINDISI – Due brindisini evasi dal carcere di Torino nell’arco di 24 ore: l’ergastolano Nicola Di Comite si è dato alla fuga, lasciandosi alle spalle una condanna all’ergastolo, mentre Salvatore Massaro non è rientrato nel penitenziario dopo aver ottenuto cinque giorni di permesso premio per buona condotta, in seguito alla condanna per rapina in scadenza nel 2020. Quest’ultimo venne coinvolto nell’incidente stradale in cui perse la vita il finanziere Fabio Perissinotto nel 2002: era in fuga anche in quell’occasione, dopo aver ottenuto il programma di protezione in veste di pentito.

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Il caso

Massaro e  Di Comite sono ricercati entrambi in tutta Italia e anche all’estero attraverso i canali della polizia europea. Hanno storie differenti i due detenuti, ma stando a quanto riportano le cronache giudiziarie avrebbero avuto in comune l’affiliazione alla Sacra Corona Unita, l’associazione di stampo mafioso brindisina, per un certo periodo di tempo. I due piani di evasione, stando a quanto si apprende, sarebbero stati concepiti in tempi diversi e con modalità differenti, ma non è escluso che fossero concordati. Almeno questa è l’ipotesi su cui starebbero lavorando gli agenti della polizia penitenziaria. Poco si sa delle due evasioni, tenuto conto della gravità dei casi e in considerazione del fatto che sullo sfondo ci sia sempre il carcere torinese.

Di Comite, 55 anni, sarebbe evaso nella giornata di martedì scorso, Massaro, 50 anni, era atteso nel carcere per il rientro a conclusione del breve periodo di libertà che gli era stato concesso dalla direzione del penitenziario.

L'allarme

A dare notizia è stato il sindaco Osapp, sindacato di polizia che rappresenta gli agenti al lavoro nelle carceri italiane, con una nota stampa firmata dal segretario generale Leo Beneduci: “Se questa non è emergenza non sappiamo come altro definirla visto che, rispetto a tali eventi non risultano particolari reazioni né in sede politica né in sede Istituzionale, come se ciò fosse assolutamente normale e comprensibile in un sistema penitenziario che invece fa acqua da tutte le parti”, si legge.

“Peraltro, e come abbiamo già detto, tali storture del sistema penitenziario trovano perfetta corrispondenza con l’eccessivo concessivismo e con il buonismo ad ogni costo, sulle spalle prima della polizia penitenziaria e poi dei comuni cittadini giustificati da presunte ingerenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulle modalità di gestione delle carceri in Italia e che, invero, oggi rendono sempre più l’idea di essere
state invece determinate su dati errati o costruiti ad hoc”, si legge ancora.

“D’altra parte, se nella concessione di permessi premio a detenuti che poi evadono (sicuramente troppi in soli due giorni) concorrono una serie di pareri favorevoli, dal carcere alle altre autorità esterne sui quali e come abbiamo già detto occorrerà fare debita chiarezza, è innegabile che essendo gli appartenenti alla polizia penitenziaria gli unici che conoscono veramente i detenuti e coloro che dal carcere escono finanche nelle articolazioni più profonde e ramificate delle affiliazioni alle associazioni criminali, è alla polizia penitenziaria debitamente organizzata e rivalutata nel ruolo e nelle funzioni, che spetterebbe la principale valutazione, come invece non è, della pericolosità e dell’effettivo recupero sociale dei soggetti che nel carcere scontano il proprio debito nei confronti della società civile”.

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L’evasione precedente di Massaro

I due detenuti sono spariti nel nulla. Non esclude neppure che abbiano potuto contare su complicità esterne alla struttura. Massaro è nome che nella memoria dei brindisini è rimasta legata alla tragedia stradale in cui perse la vita il finanziere scelto Fabio Perissinotto: aveva 30 anni, era nativo di Roma, ma prestava servizio a Ostuni, presso la Compagnia. Nella stessa circostanza rimasero feriti tre colleghi.

Le pagine dei giornali dell’epoca raccontano che il finanziere notò una Lancia Thema di colore grigio lungo la statale 379, alle porte di Brindisi: l’auto era stata rapinata a un automobilista che si era fermato al Santuario di Jaddico. Ci fu un inseguimento. L’uomo che era alla guida della Lancia lasciò l’auto al centro della carreggiata. Ci fu un tamponamento fra le due Alfa in uso ai finanzieri e una Peugeot 207.


Alcuni testimoni riferirono della presenza,  poche ore prima, in un quartiere periferico di Brindisi, di Salvatore Massaro alla guida di una Thema. La sua foto venne riconosciuta anche dal proprietario dell' auto rapinata, mentre il Servizio centrale di Sorveglianza confermò Massaro fece perdere le sue tracce dalla località segreta in cui si trovava ai domiciliari, due giorni prima. Da qui la caccia e l' arresto, con le accuse di rapina e omicidio colposo. La pena sarebbe terminata fra due anni, nel 2020.

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