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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Scu, omicidio Lippolis: imputati liberi fra tre settimane

Per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare. Intanto chiesta rogatoria per esame Dna sul cadavere trovato in Montenegro

BRINDISI -  Potrebbero tornare in liberà i brindisini imputati per l’omicidio di Nicolai Lippolis, pendente di nuovo in Appello: fra tre settimane scadono i termini massimi di custodia cautelare, mentre la Corte d’Assise d’Appello di Taranto attende di conoscere l’esito della rogatoria internazionale, passaggio necessario per eseguire l’esame del Dna sui resti scheletrici trovati a Bar, in Montenegro.

Gli imputati

Antonio EpicocoSotto processo, in attesa della nuova sentenza della Corte d’Assise d’Appello ci sono: Marcello Cincinnato, condannato a venti anni dai trent’anni di reclusione inflitti in primo grado dal gup (rito abbreviato); Tommaso Belfiore, otto anni e quattro mesi a fronte della prima condanna a undici anni; Emanuele Guarini, 30 anni, e Antonio Epicoco, 30 anni. Quest'ultimo (nella foto) incastrato dalle dichiarazioni dei collaboratori Belfiore, Fornaro e Caforio. E’ il secondo processo d’Appello perché i difensori Raffaele Missere, Rosanna Saracino, Marcello Falcone e Cinzia Cavallo, nei mesi scorsi, hanno ottenuto l’annullamento con rinvio dalla Corte di Cassazione, e di conseguenza il fascicolo è approdato a Taranto.

L’udienza e la rogatoria

Questa mattina a Taranto si è svolta una nuova udienza nel corso della quale il presidente della Corte ha fatto sapere a difensori (in aula c’era anche l’avvocato Giuseppe Sorio per lo studio Missere) che le autorità montenegrine hanno trasmesso la richiesta di rogatoria all’Alta Corte di giustizia di Podgorica e che la stessa richiesta è alla firma del ministro italiano. In attesa, quindi, di conoscere l’esito di questo passaggio, la Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha disposto un rinvio dell’udienza prima della sospensione per la pausa estiva.

Già il mese prossimo, alla fine di aprile, gli imputati potrebbero essere scarcerati essendo trascorso il termine massimo di custodia cautelare, a meno che non siano detenuti per altra causa.

Il Dna

L’esame genetico è stato disposto dal collegio giudicante, nel quale ci sono giudici popolari accanto ai due togati, per effetto del rinvio della Cassazione, perché nell’inchiesta sull’omicidio di Lippolis non è mai stato eseguito. Manca la prova scientifica, come più volte avevano sottolineato i penalisti del foro di Brindisi. Quel che si sa, è che Lippolis venne ucciso nella provincia di Bar, dall’altra parte del mar Adriatico, alla fine degli anni Novanta nelle logiche interne di vendetta della Sacra Corona Unita.

Il fatto di sangue è stato inquadrato in questa scia nel 1998. I resti che si suppone siano di Lippolis, furono scoperti il 7 ottobre 2009. L’interrogativo sollevato dagli avvocati è esattamente questo: “A chi appartengono quei resti?” Da qui la richiesta dell’esame al prelievo del Dna, per procedere al raffronto con i familiari di Lippolis, in modo tale da arrivare a stabilire se si tratti o meno della vittima, con ragionevole certezza.

L’accusa

L’accusa posta alla base del processo è la seguente: “In concorso tra loro e con Eugenio Carbone, deceduto, cagionavamo la morte di Lippolis, colpendolo con un piccone e con colpi di arma da fuoco, per poi seppellirlo in una fossa appositamente scavata”, si legge nel capo di imputazione. “Cincinnato e Leo avendo convinto e determinato Carbone e Belfiore a punire Lippolis, Belfiore incaricato Epicoco, suo affiliato, che unitamente a Guarini eseguiva l’omicidio”. E’ contestata anche la premeditazione “ al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita, mediante l’eliminazione di chi aveva i più occasioni contravvenuto alle regole del sodalizio spacciando sostanze stupefacente senza il consenso e partecipando alla commissione di furti estranei al programma criminoso del gruppo e infine rubando un’Audi 80 di proprietà di Cincinnato”.

Gli interrogativi della difesa

Gli avvocati Raffaele Missere e Rosanna SaracinoL’avvocato Missere, in particolare, aveva sollevato una prima incertezza: “Assoluta mancanza di prova della morte di Lippolis” poiché “nessun dato emerge sulla identità del corpo rinvenuto in Montenegro fosse quello di Lippolis”.

C’è poi l’assoluta incertezza sulla data dell’omicidio: “Belfiore vuole che il fatto di sangue avvenne nel gennaio 2000, in contrasto con quanto dichiarato da Leo Cosimo, il quale afferma di aver frequentato Lippolis sino a marzo 2000. Inoltre, “tutti i collaboratori affermano che Lippolis fu denudato, mentre il cadavere rinvenuti era vestito”, si parla di “picconate, mentre il cadavere risulta appartenere a persona uccisa con armi da fuoco che non presenta fratture compatibili con le picconate”. Non da ultimo, sempre secondo i difensori, occorre far riferimento al movente: “Per alcuni sarebbe legato al furto di un’auto, per altri al traffico di droga e per altri ancora sia all’una che all’altra causa”.

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