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Cronaca

Scu, omicidio Lippolis: imputati liberi per decorrenza termini

La Corte d’Assise d’Appello di Taranto scarcera Massimo Cincinnato, Tommaso Belfiore, Emanuele Guarini e Antonio Epicoco: disposti obblighi di firma

BRINDISI – Sono liberi da oggi tutti e quattro gli imputati brindisini, accusati dell’omicidio di Nicolai Lippolis, pendente per la seconda volta davanti alla Corte d’Assise d’Appello, dopo gli arresti di quattro anni fa.

La scarcerazione

Antonio Epicoco-2Sono stati scarcerati dai giudici per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare: Marcello Cincinnato, condannato nel primo processo d’appello a venti anni dai trent’anni di reclusione inflitti in primo grado dal gup (rito abbreviato); Tommaso Belfiore, otto anni e quattro mesi a fronte della prima condanna a undici anni; Emanuele Guarini, 30 anni, e Antonio Epicoco, 30 anni (nella foto accanto, il giorno dell'arresto). Il rischio era stato già evidenziato dal rappresentante della pubblica accusa in occasione della scorsa udienza. Per tutti è stato disposto l’obbligo di firma, come unica misura di limitazione della libertà personale, in attesa della sentenza.

Il provvedimento è della Corte d’Assise d’Appello di Taranto, di fronte alla quale si sta svolgendo il processo dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, in accoglimento dei ricorsi discussi dagli avvocati difensori Raffaele Missere, Rosanna Saracino, Marcello Falcone e Cinzia Cavallo. L’accusa di omicidio è stata inquadrata dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce nelle logiche di vendette interne alla Sacra Corona Unita. Accusa imbastita anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ma contestata dai penalisti perché le dichiarazioni rese dai pentiti sarebbero contraddittorie sui aspetti importanti come le condizioni in cui venne ritrovato il cadavere che si ritiene appartenere a Lippolis.

Gli stessi avvocati hanno da sempre messo in dubbio l’appartenenza dei resti scheletri, trovati a Bar, in Montenegro, a Lippolis, poiché mai è stato eseguito un esame del Dna. L’interrogativo sull’identità venne sollevato già nell’immediatezza dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, il 14 dicembre 2014, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Zero, su una serie di fatti di sangue inquadrati nell’associazione di stampo mafioso.

L’esame del Dna e la rogatoria

L’esame del Dna è stato disposto solo ora dalla Corte d’Assise d’appello di Taranto, dopo il rinvio della Cassazione. C’è una  richiesta di rogatoria internazionale, passaggio necessario per lo svolgimento degli accertamenti genetici. Stando a quanto si apprende, le autorità montenegrine avrebbero già trasmesso la richiesta di rogatoria all’Alta Corte di giustizia di Podgorica, competente per territorio. La richiesta è alla firma del ministro italiano. In attesa, quindi, di conoscere l’esito di questo passaggio, la Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha disposto un rinvio dell’udienza prima della sospensione per la pausa estiva e nel frattempo nella mattinata odierna ha preso atto della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Calendario alla mano.

I resti scheletrici e l’accusa

Il fatto di sangue risalirebbe al 1998. I resti che si suppone siano di Lippolis, furono scoperti il 7 ottobre 2009. L’interrogativo sollevato dagli avvocati è esattamente questo: “A chi appartengono quei resti?” Da qui la richiesta dell’esame al prelievo del Dna, per procedere al raffronto con i familiari di Lippolis, in modo tale da arrivare a stabilire se si tratti o meno della vittima, con ragionevole certezza.

L’accusa posta alla base del processo è la seguente: “In concorso tra loro e con Eugenio Carbone, deceduto, cagionavamo la morte di Lippolis, colpendolo con un piccone e con colpi di arma da fuoco, per poi seppellirlo in una fossa appositamente scavata”, si legge nel capo di imputazione. “Cincinnato e Leo avendo convinto e determinato Carbone e Belfiore a punire Lippolis, Belfiore incaricato Epicoco, suo affiliato, che unitamente a Guarini eseguiva l’omicidio”. E’ contestata anche la premeditazione “ al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita, mediante l’eliminazione di chi aveva i più occasioni contravvenuto alle regole del sodalizio spacciando sostanze stupefacente senza il consenso e partecipando alla commissione di furti estranei al programma criminoso del gruppo e infine rubando un’Audi 80 di proprietà di Cincinnato”.

Gli interrogativi della difesa

Gli avvocati Raffaele Missere e Rosanna SaracinoL’avvocato Missere, in particolare, aveva sollevato una prima incertezza: “Assoluta mancanza di prova della morte di Lippolis” poiché “nessun dato emerge sulla identità del corpo rinvenuto in Montenegro fosse quello di Lippolis”.

C’è poi l’assoluta incertezza sulla data dell’omicidio: “Belfiore vuole che il fatto di sangue avvenne nel gennaio 2000, in contrasto con quanto dichiarato da Leo Cosimo, il quale afferma di aver frequentato Lippolis sino a marzo 2000. Inoltre, “tutti i collaboratori affermano che Lippolis fu denudato, mentre il cadavere rinvenuti era vestito”, si parla di “picconate, mentre il cadavere risulta appartenere a persona uccisa con armi da fuoco che non presenta fratture compatibili con le picconate”. Non da ultimo, sempre secondo i difensori, occorre far riferimento al movente: “Per alcuni sarebbe legato al furto di un’auto, per altri al traffico di droga e per altri ancora sia all’una che all’altra causa”.

In attesa ci conoscere il risultato dell’esame del Dna, gli imputati sono tornati a essere uomini liberi.

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