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Scu, omicidio Presta: esame del Dna sull’asciugamano trovato nell’auto del killer

Parti civili il padre della vittima, Gianfranco, ex collaboratore di giustizia, e il Comune di San Donaci. Chiesto l’ascolto di 29 testi

SAN DONACI – Perizia genetica per confrontare il Dna ricavato dalle macchie di sangue sull’asciugamano nella Lancia Delta di colore bianco, usata dal killer di Antonio Presta e il Dna di Carlo Solazzo, imputato nel processo scaturito dall’inchiesta Omega bis dell’Antimafia di Lecce, in concorso con altri non identificati. La richiesta è stata depositata in occasione della prima udienza del dibattimento dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi dal difensore Pasquale Annicchiarico.

Il processo

Carlo Solazzo-2Solazzo, 41 anni, di Cellino San Marco (nella foto accanto), presente in Aula, è accusato di omicidio di stampo mafioso aggravato dalla premeditazione, in relazione a quanto avvenne il 5 settembre 2012 davanti alla sala giochi di via Tobagi, a San Donaci, dove Presta venne riconosciuto. L’imputato ha sempre opposto il silenzio di fronte a quanto sostenuto dal pubblico ministero della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina. Si avvalse della facoltà di non rispondere dinanzi al gip in sede di interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’esecuzione delle due ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Il primo provvedimento venne seguito a dicembre 2016 e successivamente annullato dal Tribunale del Riesame per mancanza della motivazione autonoma del gip. L’imputato venne arrestato una seconda volta, il 20 settembre 2017, ed è tuttora ristretto in carcere. Per la difesa il raffronto genetico è rilevante ai fini della prosecuzione del processo. La Corte presieduta da Domenico Cucchiara (a latere Francesco Cacucci) si è riservata. 

Sono state ammesse le liste testi depositate dalle parti: 29 persone da ascoltare. Il pm ha anche chiesto la perizia sulle intercettazioni riportate a stralcio nei provvedimenti di arresto.

Le parti civili

Parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni,  si è costituito il padre della vittima, Gianfranco Presta, ex collaboratore di giustizia, con il patrocinio dell’avvocato Francesco Maria De Giorgi. Parte civile è anche l’Amministrazione comunale di San Donaci, rappresentata in giudizio dall’avvocato Vincenzo Pennetta. In entrambi i casi, è stata rimessa alla valutazione della Corte, la quantificazione della somma.

Omicidio premeditato di stampo mafioso

Antonio Presta, la vittimaL’accusa per Solazzo è di “omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose” perché  per il pm maturò in seno alla frangia della Sacra Corona Unita che operava nel settore della droga tra i comuni di San Donaci e Cellino San Marco. Antonio Presta (nella foto al lato) come già evidenziò il risultato dell’autopsia, morì “a causa di un violentissimo trauma cranico”: venne prima raggiunto da “numerosi colpi di pistola calibro 38”, poi finito con il calcio di un fucile calibro 12 che, stando alla ricostruzione, si sarebbe inceppato.

Il movente

Quanto al movente, l’accusa sostiene che Presta avesse “sfidato Carlo Solazzo nel ruolo di vertice, entrando in contrasto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti, essendo per di più il figlio di Gianfranco, collaboratore di giustizia”.

Il fratello di Carlo, Piero,  è indicato come appartenente alla frangia della Scu, attiva nel narcotraffico, settore di attività contestata a Daniela Presta, la sua convivente, sorella di Antonio Presta, la prima ad aver intuito chi fosse stato l’autore dell’omicidio, stando a quanto sostenuto dai pm. Determinanti sarebbero i colloqui in carcere tra lei e il convivente, nei passaggi in cui si fa riferimento a che a quanto era avvenuto prima del fatto di sangue.

La Lancia Delta usata dai killer di Antonio Presta

Le intercettazioni e i verbali dei pentiti

Rispetto alla posizione di Carlo Solazzo sono fonti di prova diverse intercettazioni ambientali nelle auto di alcuni degli indagati accusati di traffico di droga (nel frattempo diventati imputati, essendo sotto processo con rito abbreviato) considerate alla stregua di confessioni. Ci sono, inoltre, i verbali dei pentiti da Ercole Penna a Francesco Gravina, alias il Gabibbo, sino ad arrivare all’ultimo, Sandro Campana, fratello di Francesco, considerato il punto di riferimento della frangia della Scu tuturanese.

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