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Scu, omicidio Presta: in silenzio davanti al gip il presunto killer

Carlo Solazzo, ritenuto esecutore materiale, si avvale della facoltà di non rispondere al gip. Scelta identica per il fratello Piero, accusato di aver fatto parte della Scu, e per la sorella della vittima, Daniela Presta, coinvolta nell'incendio della villetta di Solazzo: il rogo e la droga alla base del delitto

BRINDISI – Silenzio per tutti. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere al gip Carlo Solazzo, ritenuto il killer di Antonio Presta, omicidio di stampo mafioso che ha macchiato di sangue San Donaci quattro anni fa. Scelta identica per il fratello Piero, accusato di aver fatto parte della Scu e del gruppo dedito al traffico di droga, e per la sorella della vittima, Daniela Presta, arrestata anche lei nel blitz Omega della Dda di Lecce.

Carlo Solazzo-2Gli interrogatori di garanzia si sono svolti questa mattina nel carcere di Borgo San Nicola, alle porte del capoluogo salentino, di fronte al giudice per le indagini preliminari Vincenzo Brancato che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, accogliendo in pieno la richiesta dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, sulla base di elementi definiti gravi indizi di colpevolezza dalle intercettazioni ambientali, nelle auto di alcuni degli indagati considerate alla stregua di confessioni.

Come nel caso dell’omicidio perché a parlare, in alcune conversazioni, è stato lo stesso Solazzo. Ci sono, inoltre, i verbali dei pentiti da Ercole Penna a Francesco Gravina, alias il Gabibbo, sino ad arrivare all’ultimo, Sandro Campana. Carlo Solazzo, difeso dall’avvocato Stefano Prontera, è per la Dda l’indagato principale dell’inchiesta essendo ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio Presta avvenuto il 5 settembre 2012. L’autista che lo accompagnato in via Tobagi, di fronte alla sala giochi, e che gli ha garantito la via di fuga non è stato ancora identificato. Era alla guida di una Lancia Delta di colore bianco.

Antonio Presta, come già evidenziò il risultato dell’autopsia, morì “a causa di un violentissimo trauma cranico”: venne prima raggiunto da “numerosi colpi di pistola calibro 38”, poi finito con il calcio di un fucile calibro 12 che, stando alla ricostruzione, si sarebbe inceppato. In tal senso ha deposto un testimone oculare, Sergio Dell’Anna, a sua volta arrestato nello stesso blitz, il quale ha prima riferito la dinamica, per poi riferire ai magistrati di aver saputo del nome del killer da altri.

Per l’omicidio, sono state contestate a Solazzo le aggravanti della premeditazione, “avendo organizzato l’agguato”, e dell’agevolazione “dell’attività della frangia della Scu operante a San Donaci e Cellino, a cui apparteneva”. Quanto al movente, l’accusa sostiene che Presta lo aveva “sfidato nel ruolo di vertice, entrando in contrasto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti, essendo per di più il figlio di Gianfranco, collaboratore di giustizia”.

Pietro SolazzoDaniela Presta-2Il fratello di Carlo, Piero, anche lui difeso dall’avvocato Stefano Prontera, è indicato come appartenente alla frangia della Scu, attiva nel narcotraffico, settore di attività contestato a Daniela Presta, la sua convivente, sorella di Antonio Presta, la prima ad aver intuito chi fosse stato l’autore dell’omicidio. Determinanti sarebbe i colloqui in carcere tra lei e il convivente, nei passaggi in cui si fa riferimento a che a quanto era avvenuto prima del fatto di sangue.

Daniela Presta, difesa dall’avvocato Giacomo Serio, si lasciò scappare di essere stata lei, assieme al fratello, ad agire per l’incendio dell’abitazione di Carlo Solazzo, il 15 agosto 2012. Pensava di non essere intercettata. Piero Solazzo, al contrario, temeva le cimici. “Tuo fratello c’entra qua dentro, ci odia a morte, sa che siamo stati noi”: lo dice Daniela Presta il 15 settembre, dieci giorni dopo l’omicidio, al suo compagno.

Il 13 ottobre, sarà Pietro Solazzo a parlare di una “guerra con il fratello Carlo”, anche perché nel frattempo c’era più di qualcuno che in paese alimentava i sospetti sul coinvolgimento nel delitto: “Deve morire sparato in testa e non lo devono neanche trovare”.  Carlo Solazzo, il 6 marzo 2013, a confesserà di essere stato l’autore dell’omicidio, nel corso di un colloquio con uno degli indagati, Marco Pecoraro: “Quando mi vide (Antonio Presta, ndr) capì”. E Pecoraro: “Hai fatto bene, se l’è meritato”.

Oggi è stato ascoltato anche Umberto Nicoletti, difeso dall’avvocato Stefano Prontera, il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il penalista sia per lui che per Piero Solazzo intende presentare ricorso al Riesame.

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