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I carabinieri sul posto dopo l'omicidio Presta

I carabinieri sul posto dopo l'omicidio Presta

Scu, omicidio Presta: processo per Carlo Solazzo, unico imputato

Accusato di essere stato l’esecutore materiale. Complici non identificati. Il padre della vittima parte civile

SAN DONACI – Omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla modalità mafiose. Con l’accusa di essere stato il killer di Antonio Presta, è stato rinviato al giudizio del Tribunale di Brindisi, Carlo Solazzo, già arrestato nell’inchiesta della Dda di Lecce chiamata Omega bis.

Il processo

Carlo Solazzo-2Il processo in Corte d’Assise avrà inizio prima della pausa estiva. Solazzo (nella foto accanto), 41 anni, di Cellino San Marco, difeso dagli avvocati Pasquale Annicchiarico e Stefano Prontera, ha sempre opposto il silenzio di fronte a quanto sostenuto dai pm dell’Antimafia. Scelse la facoltà di non rispondere dinanzi al gip in sede di interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il primo provvedimento venne seguito a dicembre 2016 e successivamente annullato dal Tribunale del Riesame per mancanza della motivazione autonoma del gip. L’imputato venne arrestato una seconda volta, lo scorso 20 settembre 2017, ed è tuttora ristretto in carcere con l’accusa di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio “in concorso” con altri, allo stato non ancora identificati. 

Parte civile si è costituito il padre della vittima, Gianfranco Presta, con il patrocinio dell’avvocato Francesco Maria De Giorgi. Il rinvio al giudizio è stato disposto nel primo pomeriggio di oggi, martedì 8 maggio 2018, dal gup del Tribunale di Lecce, a conclusione dell’udienza preliminare. La difesa non ha presentato richiesta di ammissione al rito abbreviato.

Solazzo, quindi, dovrà difendersi dall’accusa di essere stato l’”esecutore materiale” dell’omicidio di Antonio Presta, avvenuto il 5 settembre 2012 davanti alla sala giochi di San Donaci. Restano, al momento, senza nome i presunti complici, chi sarebbe stato con Solazzo quella sera. Uno dei quali – secondo la ricostruzione dell’accusa – sarebbe stato alla guida della Lancia Delta di colore bianco, indicata da sei testimoni ascoltati dai pm in fase di indagine. Hanno confermato tutti la presenza in via Tobagi, davanti all’ingresso della sala giochi, dell’auto, riferendo di due uomini.

L’accusa e il movente

Antonio Presta, la vittimaL’accusa per Solazzo è di “omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose” perché  il fatto di sangue è ritenuto dalla Dda di Lecce maturato in seno alla frangia della Sacra Corona Unita che operava nel settore della droga tra i comuni di San Donaci e Cellino San Marco. Antonio Presta (foto al lato), come già evidenziò il risultato dell’autopsia, morì “a causa di un violentissimo trauma cranico”: venne prima raggiunto da “numerosi colpi di pistola calibro 38”, poi finito con il calcio di un fucile calibro 12 che, stando alla ricostruzione, si sarebbe inceppato.

Quanto al movente, l’accusa sostiene che Presta avesse “sfidato Carlo Solazzo nel ruolo di vertice, entrando in contrasto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti, essendo per di più il figlio di Gianfranco, collaboratore di giustizia”.

Il fratello di Carlo, Piero, anche lui difeso dall’avvocato Stefano Prontera, è indicato come appartenente alla frangia della Scu, attiva nel narcotraffico, settore di attività contestata a Daniela Presta, la sua convivente, sorella di Antonio Presta, la prima ad aver intuito chi fosse stato l’autore dell’omicidio, stando a quanto sostenuto dai pm. Determinanti sarebbero i colloqui in carcere tra lei e il convivente, nei passaggi in cui si fa riferimento a che a quanto era avvenuto prima del fatto di sangue.

Fonti di prova: intercettazioni e verbali dei pentiti

Rispetto alla posizione di Carlo Solazzo sono fonti di prova diverse intercettazioni ambientali nelle auto di alcuni degli indagati accusati di traffico di droga (nel frattempo diventati imputati, essendo sotto processo con rito abbreviato) considerate alla stregua di confessioni. Ci sono, inoltre, i verbali dei pentiti da Ercole Penna a Francesco Gravina, alias il Gabibbo, sino ad arrivare all’ultimo, Sandro Campana, fratello di Francesco, considerato il punto di riferimento della frangia della Scu tuturanese.

La Lancia Delta usata dai killer di Antonio Presta

Dopo l’omicidio, stando a quanto si legge nel provvedimento di arresto, Daniela Presta si lasciò scappare di essere stata lei, assieme al fratello, ad agire per l’incendio dell’abitazione di Carlo Solazzo, il 15 agosto 2012. Pensava di non essere intercettata. Piero Solazzo, al contrario, temeva le cimici. “Tuo fratello c’entra qua dentro, ci odia a morte, sa che siamo stati noi”: lo dice Daniela Presta il 15 settembre, dieci giorni dopo l’omicidio, al suo compagno.

Il 13 ottobre, sarà Pietro Solazzo a parlare di una “guerra con il fratello Carlo”, anche perché nel frattempo c’era più di qualcuno che in paese alimentava i sospetti sul coinvolgimento nel delitto: “Deve morire sparato in testa e non lo devono neanche trovare”.  Carlo Solazzo, il 6 marzo 2013, confesserà di essere stato l’autore dell’omicidio, nel corso di un colloquio con uno degli indagati, Marco Pecoraro: “Quando mi vide (Antonio Presta, ndr) capì”. E Pecoraro: “Hai fatto bene, se l’è meritato”.

Per il processo legato alla presunta esistenza di un’associazione finalizzata al traffico di droga, per Carlo Solazzo i pm hanno chiesto la condanna alla pena di venti anni di reclusione. La requisitoria si riferisce al processo in abbreviato pendente davanti al gup del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella. La sentenza è attesa prima della pausa estiva.



 

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