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“Scu, pentito inattendibile per rancore”: assoluzione definitiva per l’ergastolano

Per Ciro Bruno, 57 anni, sentenza irrevocabile dal 5 luglio scorso: in Appello ribaltata la pronuncia di primo grado per gli omicidi di Giuseppe Quarta e Valerio Colazzo. Contraddittorio il collaboratore Dario Toma: “Vecchie ruggini tra chi accusa e il fratello dell’imputato”

BRINDISI – “Dalla ricostruzione degli omicidi fatta dal pentito Dario Toma, emergono circostanze assai inverosimili che fanno dubitare della sua genuinità” o perché il collaboratore nutriva “rancore dopo essere stato accusato ingiustamente dal fratello dell’imputato o perché ha voluto dare autonomia alla sua versione rispetto a quella degli altri di cui era a conoscenza, essendo state rese note nel corso del secondo maxi-processo alla Scu”.

Ciro Bruno-2Per la Corte d’Assise d’Appello quel collaboratore di giustizia non può essere ritenuto attendibile quando riferisce dei delitti di Giuseppe Quarta e Cosimo Colazzo, addebitati a Ciro Bruno, 57 anni, il maggiore dei fratelli di Contrada Canali a Torre Santa Susanna, in primo grado riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo con isolamento diurno per un anno e per questo l’imputato è stato assolto. Assolto per non aver commesso il fatto, in via definitiva perché la sentenza è diventata irrevocabile il 5 luglio 2016. Non è più possibile impugnare il verdetto diventato, quindi, unica verità processuale in perfetta aderenza con quanto sostenuto dai difensori di Bruno, Cosimo Lodeserto e Vito Epifani, autori del ricorso.

I penalisti più volte avevano evidenziato la non attendibilità del pentito nel corso nel processo scaturito dall’inchiesta chiamata “Maciste” condotta dalla Distrettuale Antimafia che il 9 settembre 2009 portò a 38 arresti, ricostruendo 18 omicidi e 10 tentativi di eliminazione nella logica della vendetta della Sacra Corona Unita nel Salento.

Bruno era accusato di aver ucciso “in concorso con Giovanni De Tommasi e con Dario Toma, con premeditazione emotivi abbietti, Valerio Colazzo per contrasti per la supremazia in campo criminale nell’associazione di stampo mafioso di cui facevano parte, nonché per l’uccisione di Ivo De Tommasi”. All’attentato era presente anche Cristina Fema che rimase ferita. Era il 3 settembre 1989.

Secondo la Corte, “l’elemento che desta serie perplessità è costituito dal fatto che in passato Antonio Bruno, fratello di Ciro, per un ristretto periodo aveva collaborato con la giustizia accusando Toma dell’omicidio di Nicolina Biscozzi e del tentato di Vincenzo Carone”, è scritto nelle motivazioni. “Accuse dalle quali il pentito è stato assolto essendosi dimostrata la loro infondatezza. E’ possibile che nelle parole del collaboratore ci sia un naturale sentimento di rancore nei confronti dei fratelli Bruno, innanzitutto laddove Toma afferma che la frequentazione della masseria Canali da parte di Ciro anche per affari inerenti l’acquisto di droga prima del 1989, nonostante sia risultato per tabulas che lo stesso è stato detenuto dal 30 gennaio 1987 sino al 19 giugno 1989 ininterrottamente”. Circostanza più volte richiamata dai difensori Lodeserto ed Epifani (nelle foto in basso) e diventata censura della sentenza di primo grado alla base dell’appello.

Cosimo Lodeserto-2Vito EpifaniBruno era accusato anche di aver ucciso “con premeditazione e per motivi abbietti” Giuseppe, detto Pippi, Quarta l’11 ottobre 1989, “in concorso con Giovanni De Tommasi, Francesco Taurino e Antonio Domenico Calabrese”. Questi ultimi sono stati già condannati in via definitiva. Nonché in “concorso con Dario Toma e Valerio Spalluto”. Movente del delitto, la vendetta nei confronti di Quarta che nell’ambiente si riteneva coinvolto nell’omicidio di Ivo De Tommasi, fratello di Giovanni.

Secondo la Corte, “dalla ricostruzione di Toma” che sostiene di essere stato presente, emergono una serie di circostanze assai inverosimili che fanno dubitare della sua genuinità per dare autonomina alla sua versione rispetto a quella di Maurizio Cagnazzo e Cosimo Cirfeta”. Questi ultimi, entrambi deceduti, avevano reso dichiarazioni nel corso del maxi processo alla Scu, che Toma conosceva.

Bruno è già all’ergastolo, fine pena mai che sta scontando nel carcere di Sulmona, a conclusione del processo sugli omicidi di Romolo Guerriero e Cosimo Persano, avvenuti nella primavera del ’90 a distanza di due mesi, sempre nelle logiche di vendetta a marchio Scu. Guerriero era l’autista di Persano.

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