Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca San Vito dei Normanni

Scu, processo "The Wolf": la parola alle difese. E arriva l'ultima richiesta di condanna

Udienza nell'aula bunker leccese: chiesti 19 anni e quattro mesi per il presunto braccio destro del boss. Lui e altri 30 imputati hanno scelto il rito abbreviato

Da aggiornare il computo complessivo delle richieste di condanna nell'ambito del processo scaturito dall'operazione "The Wolf" della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dei carabinieri della compagnia di San Vito Dei Normanni. Nell'udienza del 22 maggio scorso la sostituta procuratrice della Dda, Carmen Ruggiero, e il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi avevano pronunciato la requisitoria, invocando oltre tre secoli di carcere per i 30 imputati che avevano optato per il rito abbreviato, che - in caso di condanna - prevede uno sconto pari a un terzo della pena.

Mancava all'appello solo Adriano De Iaco (34 anni, nato a Mesagne, residente a San Vito Dei Normanni e difeso dall'avvocato Cinzia Cavallo), la sua posizione era stata stralciata perché non poteva partecipare in videoconferenza per un problema di salute. Ieri, martedì 18 giugno 2024, la pm Ruggiero ha invocato per lui una condanna pari a 19 anni e quattro mesi di reclusione. Nella stessa udienza, hanno preso il via le arringhe difensive degli avvocati degli imputati. Proseguiranno il 25 settembre, data della prossima udienza. Il verdetto di primo grado è atteso non prima dell'autunno inoltrato.

"Lu meccanicu": è questo il soprannome di Adriano De Iaco. È imputato per 416 bis: sarebbe organico al clan Lamendola-Cantanna. Per gli inquirenti lui non è un partecipe qualsiasi, ma è un diretto collaboratore del presunto boss Gianluca Lamendola. Referente su San Vito Dei Normanni, si sarebbe occupato della gestione delle varie attività illecite del sodalizio, con particolare attenzione alle estorsioni. Non solo una "mente", avrebbe infatti anche partecipato ad azioni violente. Grazie alla sua ditta, avrebbe riciclato parte dei proventi di provenienza illecita.

È imputato anche per tentato omicidio. In una "spedizione" lui e altri presunti responsabili si sarebbero travestiti da poliziotti, simulando un arresto, che si concretizzerà nel pestaggio di una vittima. Altri reati dei quali deve rispondere: danneggiamento seguito da incendio, violenza privata, estorsione, autoriciclaggio, oltre a episodi in materia di droga. Sempre De Iaco è imputato in un altro procedimento, che si tiene presso il tribunale di Brindisi, con l'accusa di tentato omicidio.

I 31 imputati coinvolti nel processo che si celebra davanti al gup Alcide Maritati, del tribunale del capoluogo salentino, presso l'aula bunker di Borgo San Nicola, devono rispondere - a vario titolo - di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra, violenza privata, lesioni personali, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio e autoriciclaggio, tutti aggravati dal metodo mafioso. 

E ancora: produzione, coltivazione, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. L'indagine condotta dai carabinieri del Nor della compagnia di San Vito Dei Normanni è sfociata il 18 luglio 2023 nell'arresto di diversi presunti membri del clan Lamendola - Cantanna, ritenuto parte della frangia mesagnese della Sacra Corona Unita.

Il collegio difensivo: avvocati Andrea D'Agostino, Gianvito Lillo, Mauro Durante, Cinzia Cavallo, Giancarlo Camassa, Danilo Cito, Giacomo Serio, Lolita Buonfiglio Tanzarella, Raffaele Missere, Antonino Curatola, Salvatore Rollo, Marcello Tamburini, Pasquale Angelini, Francesco Gentile, Pasquale Di Natale, Valentina Aragona, Michele Arcangelo Iaia, Vincenzo Farina, Pasquale Campagna, Vito Marrazzo, Livio Di Noi, Giacinto Epifani, Giuseppe Presicce, Giuseppe Antonio Cannarile, Emanuele Pierpaolo, Vito Epifani, Alberto Magli, Giacomo Serio, Vincenzo Nacci, Francesco Sozzi, Luigi Marinelli, Antonio Maurino, Danilo Di Serio, Ladislao Massari e Gianmarco Lombardi. L'unica parte civile in questo procedimento è l'associazione Libera, rappresentata in aula dall'avvocato Salvatore Lezzi.

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