Cronaca

“Scu, quel bar sotto estorsione di due gruppi per errore”

Uno dei verbali di Francesco Gravina, alias il Gabibbo, leggibile per intero senza gli omissis sulle affiliazioni alla Scu: "Ci fu uno scontro tra Brandi e Centonze dopo aver chiesto soldi alla stessa attività. Centonze credeva che i Brandi si fossero legati a Donatiello, ma facevano capo tutti a noi". E su Leto: "Mi mandò 1.500 euro"

BRINDISI – “Il gruppo Centonze aveva preteso di commettere un’estorsione a un bar sottoposto alla protezione dei Brandi, ma fu un errore perché c’era la convinzione, sbagliata, che questi ultimi si fossero affiliati a un altro, a Giovanni Donatiello. Invece erano tutto con noi”.

Francesco GravinaGli uni e gli altri sarebbero stati parte del gruppo di stampo mafioso di cui Francesco Gravina, alias il Gabibbo (in foto), originario di Mesagne, ha ammesso di aver fatto parte, sotto la direzione di Ercole Penna, il primo a imboccare la strada della collaborazione sino a diventare pentito a tutti gli effetti e come tale riconosciuto dallo Stato che lo ha condannato, previo sconto di pena sotto forma di attenuanti. Anche Gravina è un ex della Sacra Corona Unita che ha terminato da mesi il periodo della collaborazione e ha incassato la riduzione della pena, dopo aver confessato “fatti di sangue” e svelato altri segreti dell’associazione, come quelli legati alle affiliazioni, alle estorsioni, a droga e armi di cui il sodalizio aveva disponibilità.

Molti dei verbali restano ancora coperti da omissis essendo in corso accertamenti delegati a polizia e carabinieri, altri sono leggibili per lo meno in parte. Come quello che Gravina, nei panni di “dichiarante” ha reso ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce il 31 marzo 2014: è stato riportato a stralci nelle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Lecce ha confermato l’impostazione accusatoria posta a fondamento dell’ordinanza di arresto eseguita dalla Mobile sotto la voce “The beginners” il 23 febbraio scorso sulla resistenza della Sacra Corona Unita tra Brindisi e provincia e e sull’esistenza di una rete di legami solida, stabile e duratura nel tempo, della quale avrebbero fatto parte 33 persone ritenute i nuovi volti, i debuttanti, coloro i quali sono stati “iniziati” alle attività del gruppo.

operazione beginners - i componenti dei due clan-2Accanto a quanti sono stati considerati nuove leve e che adesso confidano nel ricorso in Cassazione per tornare in libertà, Gravina ha fatto nomi già noti alla Dda come quelli che si riferiscono ai fratelli Brandi e al geometra Antonio Centonze, tutti di Brindisi, non coinvolti nel blitz The Beginners (nella foto gli indagati), ma in passato arrestati e finiti sotto processo con l’accusa di aver fatto parte della Sacra Corona Unita. Accusa che hanno sempre respinto. Per Centonze l’appartenenza è stata affermata con sentenza definitiva nelle scorse settimane, quando la Cassazione ha respinto il ricorso, per i Brandi pende il ricorso in Appello, processo nel quale sono imputati liberi dopo la decorrenza dei termini.

Gravina ammette di non conoscere “con precisazione le attività illecite controllate da Brandi su Brindisi”. Ma afferma di sapere qualcosa del racket delle estorsioni: “So che ha sottoposto a estorsione alcuni bar, tanto è vero che la scorsa estate (quella del 2012, ndr) ciò è stato motivo di contrasto tra lui e il gruppo di Centonze”, si legge nel verbale.

“In particolare Raffaele e Giovanni Brandi picchiarono un parente di Centonze di cui non ricordo il nome”, ha continuato Gravina che ha indicato il grado di parentela. L’episodio sarebbe avvenuto, a suo dire, perché “dei suoi ragazzi erano andati a chiedere l’estorsione in un bar che già pagava a Raffaele Brandi”.

Nel passaggio successivo c’è l’indicazione della “fonte” della sua conoscenza: “Ho saputo ciò tramite Sandro Leto, affiliato a Daniele Vicientino”, è scritto. Leto è tra gli arrestati del blitz The Beginners, a cui il Tribunale del Riesame ha negato la libertà sostenendo l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza in tale direzione, dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, alle osservazioni degli agenti della Mobile, sino ai verbali dei pentiti, come Gravina, considerato credibile. Vicientino è in carcere dal 2012, arrestato dopo un breve periodo di latitanza, nell’inchiesta Calypso che poi portò al pentimento di Penna: per l’accusa avrebbe diretto la Scu assieme a Penne, a Massimo Pasimeni e ad Antonio Vitale, entrambi in carcere.

Quanto a Leto, il Gabibbo precisa: “E’ figlio di Mimino affiliato a Massimo Pasimeni”. Leto dal canto suo ha sempre respinto l’accusa, lo stesso ha fatto il padre. Per Sandro Leto c’è infatti ricorso in Cassazione.

Vito Di Emidio“Sandro mi venne a trovare dopo avermi informato tramite un altro ragazzo” che viene indicato con nome e cognome. “Mi riferì che egli non era stato picchiato dai Brandi solo per il rispetto che questi portavano a suo padre Mimino. A quel punto mandai un altro per mio conto”. Anche dell’altro Gravina ha fatto nome e cognome, aggiungendo che si tratta di un parente di “Giuliano Maglie”, detto Naca-naca, ucciso a Bar, in Montenegro, omicidio avvenuto nell’estate del 1999, ricostruito dal pentito Vito Di Emidio, alias Bullone (in una foto recente), per il quale è stato condannato all’ergastolo, in via definitiva, Giuseppe Tedesco (suo cognato che si è sempre professato innocente). Il movente secondo i pentiti è nella logica delle eliminazioni in sequenza, perché Bullone credeva che Maglie volesse ucciderlo per vendicare la morte di Tonio Luperti. Il corpo di Maglie venne trovato sotto la cuccia di un cane il 25 maggio 2006, su indicazione dello stesso Di Emidio.

Il parente di Giuliano Maglie, a detta del pentito Gravina, sarebbe stato inviato perché era lui “teneva i rapporti con Brindisi” per conto del mesagnese: la spedizione era stata commissionata in modo tale che “informasse i Brandi che la situazione era sotto il nostro controllo e che sia loro che il gruppo Centonze facevano capo a noi”.

“Dico questo perché il comportamento del gruppo Centonze che aveva preteso di commettere quell’estorsione al bar già sotto la protezione dei Brandi, era dovuto all’errata convinzione che questi ultimi si fossero affiliati a Giovanni Donatiello”. Non era vero secondo il pentito che il 3 aprile 2014 ha precisato alcuni aspetti delle affiliazioni rispondendo a domande del pm della Dda: “Nostro referente su Brindisi, dopo la sua scarcerazione è Antonio Centonze che si muove per conto nostro e a nome di Francesco Campana con il quale non ci sono più contrasti”.

Francesco Campana Campana (nella foto accanto) è considerato al vertice del gruppo “brindisino” legato a Buccarella e anche secondo il fratello Sandro, anche lui diventato collaboratore di giustizia, non ci sono più tensioni tra i due clan, essendo stata siglata in carcere una sorta di “pax” nell’interesse di tutti allo scopo di tenere alla larga gli uomini delle forze dell’ordine.

“Circa un mese prima della mia collaborazione, Centonze per il tramite di Sandro Leto, mi ha mandato la somma di 1.500 euro”, ha aggiunto Gravina. Anche questa circostanza, secondo il Riesame, è sintomatica dell’appartenenza di Leto alla Sacra Corona Unita.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Scu, quel bar sotto estorsione di due gruppi per errore”

BrindisiReport è in caricamento