Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

"Se il privato ha una valida alternativa all'esproprio, va valutata"

MESAGNE - Se l’esproprio di quattordici ettari di terreno appare un po' esagerato in relazione dell'opera da realizzare, e soprattutto se il proprietario del terreno in questione ha anche fornito la soluzione alternativa ad ospitare tali opere, che è soddisfacente per la collettività, non si capisce perché la pubblica amministrazione, in questo caso l'Anas e il Comune di Mesagne, non debbano prendere in considerazione tali suggerimenti. Per questo motivo il Tar di Lecce ha accolto il ricorso presentato da Francesco De Castro, assistito dagli avvocati Rubina Ruggiero e Giorgio Dello Monaco, annullando il decreto di occupazione anticipato del suolo e quindi la procedura di esproprio.

Code sulla statale 7 all'epoca dei lavori

MESAGNE - Se l'esproprio di quattordici ettari di terreno appare un po' esagerato in relazione dell'opera da realizzare, e soprattutto se il proprietario del terreno in questione ha anche fornito la soluzione alternativa ad ospitare tali opere, che è soddisfacente per la collettività, non si capisce perché la pubblica amministrazione, in questo caso l'Anas e il Comune di Mesagne, non debbano prendere in considerazione tali suggerimenti. Per questo motivo il Tar di Lecce ha accolto il ricorso presentato da Francesco De Castro, assistito dagli avvocati Rubina Ruggiero e Giorgio Dello Monaco, annullando il decreto di occupazione anticipato del suolo e quindi la procedura di esproprio.

De Castro è proprietario di un terreno in agro di Brindisi e di Mesagne. Quattordici ettari "tipizzati dallo strumento urbanistico vigente quale zona agricola". Di questo terreno viene disposta l'occupazione anticipata, finalizzata all'esproprio "in vista della realizzazione di alcune opere di sistemazione idraulica in corrispondenza dell'abitato e della viabilità di servizio". Lavori che riguardano alcuni lotti della statale 7. De Castro non è d'accordo. Si affida a tecnici di provata esperienza e presenta un piano molto più razionale per la realizzazione delle opere. Non ottiene risposta. Anzi va avanti la procedura per l'esproprio.

E' il 23 aprile di due anni fa, quando De Castro presenta ricorso al Tar chiedendo l'annullamento della delibera del Comune di Mesagne datata 12 maggio 2006 con la quale viene approvato il progetto relativo questi lavori di completamento dei lotti IV e V della statale 7 e dell'abitato di Mesagne, e del dispositivo dell'Anas di Bari numero 18122 del 19 giugno del 2007 con il quale viene approvato il progetto esecutivo.

Il Tar ha accolto tale ricorso, annullando i provvedimenti impugnati e condannato il Comune di Mesagne e l'Anas al pagamento delle spese. Secondo i giudici della Prima sezione (Aldo Ravalli, presidente; Luigi Viola, consigliere; Carlo Dibello, consigliere estensore) "quando il privato lamenta che l'esproprio di circa 14 ettari di terreno appare assolutamente sovradimensionato rispetto alla realizzazione dell'opera, indicando finanche la soluzione alternativa capace di ospitare le opere pubbliche in termini altrettanto soddisfacenti per la collettività, la pubblica amministrazione è obbligata a valutare l'adeguatezza della soluzione alternativa offerta ; solo se quest'ultima appare totalmente impercorribile, perché antieconomica, o per altre ragioni, la pubblica amministrazione risulta legittimata a perseguire la opzione di partenza , fornendo in ogni caso adeguata motivazione circa le ragioni che inducono a preferire la scelta di origine.

Ritiene, il collegio che , nel caso di specie, si sia consumata appunto una illegittimità provvedimentale scaturita dalla omessa considerazione , da parte della P.a. espropriante, degli apporti partecipativi del privato". "Né consta - aggiungono i giudici del Tar di Lecce - che la pubblica amministrazione abbia fornito prova adeguata di non potersi sottrarre alla scelta esercitata in concreto; il risultato finale è quello di un provvedimento emanato in seguito ad una istruttoria carente, non essendo stata valutata in alcun modo la possibilità, indicata chiaramente dal privato, di un uso proporzionato e alternativo del potere e, in definitiva, non essendo stata data prova della inesigibilità di una azione provvedimentale alternativa a quella prescelta"

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