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L'arresto di Angelo Librato all'alba

L'arresto di Angelo Librato all'alba

"Se non paghi io ti levo il cuore"

“Io ti levo il cuore o Pà, ti sto avvisando, io mi mangio il cuore che hai non me ne fotto più un cazzo di niente”. Per l’assicuratore di Erchie finito in mano agli strozzini era ormai un registro abituale quello usato da coloro che lo hanno perseguitato per più di un anno, sol perché aveva chiesto in un momento di disperazione un prestito di 10mila euro. Sono arrivati addirittura a urlargli al telefono che prima o poi gli avrebbero sfondato la porta di casa con un caterpillar.

"Io ti levo il cuore o Pà, ti sto avvisando, io mi mangio il cuore che hai non me ne fotto più un cazzo di niente". Per l'assicuratore di Erchie finito in mano agli strozzini era ormai un registro abituale quello usato da coloro che lo hanno perseguitato per più di un anno, sol perché aveva chiesto in un momento di disperazione un prestito di 10mila euro. Sono arrivati addirittura a urlargli al telefono che prima o poi gli avrebbero sfondato la porta di casa con un caterpillar.

Hanno sbagliato tutto, dimostrandosi usurai neppure troppo scafati, ché hanno ridotto così ai minimi termini la propria vittima da non lasciargli altra scelta che denunciare ogni cosa. Dalle conversazioni e dalle ricostruzioni contenute nel decreto di fermo firmato dal pm Marco D'Agostino e disposto a carico di Gianfranco Mezzolla, 45 anni di San Pancrazio, e Angelo Librato, 32 anni, di Mesagne, accusati di usura ed estorsione, emergono dettagli agghiaccianti.

"Vi piacciono le discoteche a Gallipoli" aveva scritto Angelo Librato, il cognato di Francesco Campana che è inutile specificare chi sia, il 32enne che si faceva vanto delle proprie parentele, per dimostrare all'uomo che taglieggiava la propria capacità d'essere ovunque, di conoscere tutti i suoi spostamenti. Come in una specie di "Grande fratello" adpersonam.

Tutto è iniziato nel 2010 con un prestito di 10mila euro richiesto dall'imprenditore erchiolano. Quell'importo è letteralmente lievitato fino a quotare 65mila euro nel gennaio 2012, poco più di un anno dopo. Gli è stato applicato un tasso del 462 per cento e sono poi state chieste anche somme aggiuntive per 24 mila euro.

Gli incontri avvenivano sempre lungo la complanare per San Pancrazio Salentino, comune nel cui ufficio postale lavora una amica dell'uomo taglieggiato, anche lei finita nel mirino: cercavano di convincerla ad approfittare della propria mansione per ottenere del denaro, a copertura - dicevano - dei debiti dell'altro. Stavano per coinvolgerla in una violenta rapina che doveva andare in scena oggi, alle 13.30.

"Se venerdì non mi dai qualcosa te ne puoi andare da Erchie, te ne puoi andare proprio, non ti voglio vedere più" diceva Librato appena venti giorni fa. "In che senso devo andare via?" ha chiesto a quel punto l'imprenditore. "Che te ne devi andare proprio, te ne devi andare".

Era stato un continuo di telefonate, messaggi, intimidazioni. Frasi inquietanti, sentenze che solo a pronunciarle fanno rabbrividire. Il povero "debitore" cercava scappatoie, chiedeva aiuto, tempo, indulgenza. I due, forti della propria posizione, convinti che il fatto d'aver citato la Scu avesse eliminato anche la minima possibilità di finire nei guai, continuavano a chiedere, a insistere.

Per tutto il 2011, emerge dall'attività tecnica (intercettazioni telefoniche e ambientali) a supporto delle indagini, la vittima era stata costretta a versare una somma mensile di 5mila euro. Per riuscire a farlo aveva dovuto metterci in mezzo anche il suo mestiere, fino a rischiare il mandato che la compagnia assicurativa gli aveva conferito per lavorare a Erchie, nella sua città.

A novembre 2010 la richiesta di prestito, dunque. Il 19 gennaio erano diventati 14mila. Poi, da allora in poi, gli interessi sarebbero passati dal 20 per cento al 50 per cento. Questo perché Mezzolla aveva dei referenti cui dare conto e non lavorava in proprio.

Tanto affermava e su questo resta ancora da compiere accertamenti: l'inchiesta è al momento affidata alla procura di Brindisi ma non è escluso che possa passare alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. L'attività investigativa è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Francavilla, al comando del capitano Giuseppe Prudente e del tenente Simone Clemente.

Insomma, alla fine la vittima non è più riuscita a pagare. Sono iniziate le estorsioni. Il 21 agosto gli fu mostrata una pistola, fatta tintinnare sulle gambe in ferro di un tavolo. Poi le botte con una mazza e un tira pugni: "Mi hai preso per il culo, devi pagare".

In buona sostanza l'imprenditore, prima di decidere di denunciare tutto ai carabinieri, aveva dato agli usurai denaro a sufficienza per ripagare il debito e anche il fastidio. Non lo lasciavano in pace e non lo avrebbero fatto. Perché l'usura è un circolo vizioso che non si interrompe mai. Librato e Mezzolla avevano preparato una rapina alle Poste di San Pancrazio. Segno che erano ben lontani dall'accontentarsi dei contanti già incassati.

Non sarebbero stati forse mai paghi, mentre l'erchiolano era sprofondato nel baratro, aveva perso gli amici oltre a ritrovarsi in un mare di guai economici. E' bastato denunciare per interrompere quel giro vorticoso al terrore che stava per fagocitarlo. Gli strozzini sono stati sottoposti a fermo, provvedimento giustificato stavolta non dal pericolo di fuga ma dalla certezza, acquisita dai carabinieri proprio mediante l'ascolto delle chiacchierate al telefono, che i due stavano per entrare in azione ad ora di pranzo in un ufficio postale pieno zeppo di gente. Sventato l'assalto. Cessato l'incubo. Almeno un paio di obiettivi centrati in un sol colpo.

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