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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Sei arresti per banconote false: soldi spesi anche nel Brindisino

Sono state spese anche nel Brindisino le banconote false oggetto dell’operazione “Money and Drugs” della Questura di Taranto che all’alba di oggi ha portato all’arresto di sei persone

BRINDISI – Sono state spese anche nel Brindisino le banconote false oggetto dell’operazione “Money and Drugs” della Questura di Taranto che all’alba di oggi ha portato all’arresto di sei persone, tre uomini e tre donne per associazione per delinquere dedita in maniera continuativa ad attività di spendita di banconote false e truffa. Le province coinvolte sono Taranto, Cosenza, Brindisi, Lecce e Bari. Gli arrestati sono quattro tarantini e due napoletani, si tratta di: Francesco Vapore 53 anni, Giuliana Guarini 47 annni, Maria Alagni 46 anni, Nicola Angelini 31 anni, Pietro Caccavo 43 anni e Rosaria Ferrigno 43 anni.

L'avvio delle indagini

Come riporta una nota della Questura, l’indagine è stata avviata a seguito di una perquisizione domiciliare effettuata dagli agenti della Squadra Mobile nell’agosto del  2016 presso l'abitazione di due degli indagati (marito e moglie), durante la quale fu rinvenuta, sul lastrico solare di pertinenza, all'interno di un tubo di sfiato, una busta contenente la somma di 8.850 euro, suddivisa in 128 banconote, del taglio di 100 e 50 euro, aventi, a gruppi, lo stesso  numero di matricola e successivamente risultate contraffatte. Erano avvolte in un dépliant pubblicitario di punti vendita di Napoli. Elemento questo che ha insospettito i poliziotti specie perché nel marzo del 2014 il figlio della coppia (peraltro a sua volta indagato per altri fatti nello stesso procedimento penale) era stato arrestato sempre da personale della Squadra Mobile per possesso di banconote contraffatte da  50 e  100 euro, per un totale di circa  8.500 euro (oltre che per la detenzione di 250 grammi di hashish).

Si è accertato, sin da subito, già nel mese di agosto, che la coppia di indagati, accompagnati da altri due soggetti coinvolti nelle indagini, si sono recati in alcune località della Calabria e successivamente nella città di Napoli. Le registrazioni di diversi contenuti intercettati hanno dato prova che i quattro soggetti avevano speso banconote false (del taglio di 100 euro) presso alcuni esercizi commerciali, per poi raggiungere, nella città di Napoli, coloro che avrebbero assicurato loro la provvista di altre somme di denaro falso.

Come truffavano i commercianti 

Questi ultimi, anche loro coniugi – l’uomo avente peraltro precedenti specifici, essendo stato nel 2013 sorpreso in provincia di Potenza con 1.451 banconote false per un importo totale pari a 36.410 euro – si sarebbero in effetti mostrati partecipi a pieno titolo di una vera e propria associazione per delinquere, capeggiata e diretta dall’indagato tarantino, e dedita in maniera organizzata e continuativa ad attività di uso di banconote false nelle Provincie di Taranto, Cosenza, Brindisi, Lecce e Bari.

Seguendo sempre un identico modus operandi, il gruppo di  provvedeva all’acquisto di beni di ridotto valore presso esercizi commerciali di numerosi comuni (21 sono stati i comuni presso i quali gli indagati hanno speso banconote durante il periodo delle indagini),principalmente nelle già citate Province di Lecce Brindisi e Bari, in ogni caso –  salvo qualche rara eccezione – a una distanza tale da Taranto da scongiurare il rischio di poter essere riconosciuti.

Gli esercizi in questione: ferramenta, farmacie, enoteche, salumifici, ottiche, rosticcerie, rivendite di generi alimentari e frutta, panifici, paninoteche, profumerie, ecc., venivano accuratamente individuati nel corso delle trasferte, prediligendo quelli privi di dispositivi di controllo delle banconote e/o di impianti di video-sorveglianza (in caso contrario provvedendo a posizionare la vettura in maniera tale che non venisse ripresa), ed evitando allo stesso tempo di tornare in quelli dove avevano già in precedenza posto in essere analoga attività illecita (anche in questo caso facendo attenzione, tuttavia, che non si trattasse di “nuove gestioni”, nel qual caso avrebbero tentato un nuovo colpo).

Talvolta, neppure la presenza di dispositivi per il riconoscimento delle banconote false e l’attenzione prestata dagli esercenti hanno impedito la consumazione del delitto. Ciò grazie all’abilità maturata negli anni dagli indagati, che con elevata astuzia riuscivano a vincere le perplessità dei rivenditori più cauti (persuadendoli del fatto, ad esempio, che le banconote erano rigide perché nuove); uno di loro, già gravato da precedenti specifici per uso di banconote contraffatte, era stato soprannominato per tale ragione “Mandrake”.

Proprio quest’ultimo, anche lui tarantino, lamentando di essere “fuori allenamento” e di dover nuovamente "prendere la mano" per tornare ad essere "Mandrake un'altra volta", preferiva procedere prima con qualche spendita su Taranto, la sua città, per poi procedere a numerosi altri tentativi nelle province limitrofe, giungendo ad utilizzare mediamente 8/9 banconote false da 100 euro nel giro di poche ore. 

Durante i loro sopralluoghi gli indagati commentavano gli esiti di precedenti utilizzi, come provvedevano all'immediata dispersione degli scontrini, dividendo non solo i proventi delle illecite cessioni di denaro (i singoli collaboratori venivano remunerati con 20 euro per ciascuna banconota da 100 “falsa” spesa), ma pure i prodotti acquistati.

Il capo dell’organizzazione, che seppure partecipava alle trasferte rimaneva sempre in auto, inviando all’interno degli esercizi i suoi collaboratori (fra i quali anche la moglie), lamentava talvolta l’acquisto di prodotti a suo dire troppo esosi, il che avrebbe ridotto i margini di guadagno. I singoli acquisti dovevano infatti ammontare a pochi euro, appunto per massimizzare il guadagno, ovvero l’ammontare del “resto” – in banconote genuine – che avrebbero dovuto consegnare loro gli esercenti.

Sono stati acquisiti elementi tali da far ritenere che oltre alle banconote da 100 euro (e 50 euro), gli indagati siano stati in possesso pure di banconote false da  20 euro. Sono stati oltre trenta episodi gli episodi accertati, in alcuni casi grazie anche all’espressa denuncia-querela avanzata da parte degli esercenti truffati.

Riguardo le diverse provviste di banconote false, elementi utili sono stati tratti da alcune trasferte compiute dai coniugi tarantini nella città di Napoli, presso coloro che sono stati successivamente individuati quali fornitori. A costoro venivano di volta in volta corrisposti importi pari a 600 o 1300 euro per l’acquisto delle banconote false.

Sono stati pure acquisiti elementi significativi in ordine alla detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, da parte questa volta di altri soggetti indagati separatamente. Tra i sequestri di stupefacente più significativi operati nel corso delle indagini quello operato nell’ottobre 2016 di ben 46 panetti di hashish, per un peso complessivo di kg 4,6.

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