Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Fanghi del porto di Taranto sepolti nel Brindisino: sei condanne

Sentenza del Tribunale a conclusione del processo scaturito dall'inchiesta del Noe sull'area ex Belleli: assolti gli imprenditori Campana di Mesagne, disposta la restituzione di 15 ettari posti sotto sequestro. Risarcimento danni in favore di un agricoltore e del Ministero dell'Ambiente, rigettate le altre richieste

BRINDISI – Quasi due anni di udienze per arrivare alla prima verità processuale sui fanghi di dragaggio del porto industriale di Taranto, area ex Belleli, che per la Procura sono stati sepolti nelle campagne del Brindisino: le accuse di trasporto e gestione di discariche non autorizzate sono state confermate nei confermate nei confronti di sei imputati.

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Il Tribunale, in composizione monocratica, ha affermato la responsabilità penale di Massimiliano Vinci,  Francesco Vinci, Maurizio Carlucci e Vito Messi, tutti e quattro condannati alla pena di un anno e sei mesi di arresto e ventimila euro di ammenda ciascuno; di Anthony Gatti condannato a un anno e un mese più diecimila di ammenda, e di Vincenzo Montanaro condannato a un anno e dieci mesi di arresto più 25mila euro di multa.

Assoluzione per Antonio Montanaro perché i fatti contestati non sono più previsti dalla legge come reato e per Gino Campana (nel frattempo deceduto, già titolare dell’omonima ditta poi ceduta), Maria Francesca Campana e Francesco Alessandro Campana (quest’ultimo consigliere comunale di maggioranza a Mesagne) perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto, in relazione ai due capi contestati, come chiesto dal difensore Giovanni Luca Aresta. Il penalista ha anche ottenuto la restituzione di un’area di circa 15 ettari in agro di Mesagne, sottoposta a sequestro dal Noe. Il Tribunale, inoltre, ha dichiarato le società Autostraporti Carlucci srl e la Cmbc srl responsabili degli illeciti amministrativi contestati e di conseguenza ha applicato la sanzione pecuniaria di trecento quote da 700 euro ciascuna.

Gli imputati riconosciuti colpevoli e le due società sono state condannate al pagamento dei danni in favore di due parti civili: Fabrizio Distante, agricoltore di Mesagne, rappresentato in giudizio dall’avvocato Raffaele Missere, e il Ministero dell’Ambiente costituito con l’Avvocatura dello Stato. Rigettate, invece, le altre richieste avanzate dalle parti civile costituite: i Comuni di Mesagne e Brindisi e l'associazione Italia Nostra sezione Salento Ovest.

La pronuncia del giudice Genantonio Chiarelli è arrivata nel tardo pomeriggio di oggi a conclusione del dibattimento iniziato il 28 maggio 2015. L’accusa è stata imbastita dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, titolare del fascicolo d’inchiesta sui fanghi di dragaggio che dall’area ex Belleli del porto industriale di Taranto arrivavano nel Brindisino per essere “tombati” nelle campagne di Mesagne, anche in alcuni uliveti.

 I fanghi derivavano dall’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nella zona a ridosso dell’Ilva di Taranto, in cui la Belleli Offshore, a partire dal 1981, aveva svolto attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere. Secondo le indagini del Noe di Lecce, vi sarebbero state ditte, due del Brindisino e una del Tarantino, incaricate di gestire lo smaltimento dei fanghi di dragaggio i cui responsabili, avrebbero invece realizzato attività di gestione di discariche non autorizzate, di falsità in scrittura privata e trasporto illecito di rifiuti speciali pericolosi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate fra 50 giorni. Nel collegio difensivo gli avvocati Massimo Manfreda, Riccardo Mele, Angelo Massaro, Vittoriano Bruno e Gianluca Palazzo.

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