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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Operazione Game Over: condanne e assoluzioni in appello

Sentenza di secondo grado emessa ieri nei confronti di 8 imputati che avevano optato per il rito ordinario. Pena massima (15 anni) inflitta a Luca Ferì

Sei assoluzioni e due condanne, fino a un massimo di 15 anni. La Corte d’Appello di Lecce si è espressa ieri sera (venerdì 26 novembre) nei confronti degli otto imputati coinvolti nell’operazione Game Over che in primo grado erano stati giudicati con rito ordinario. Si tratta di un processo scaturito da un’inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi che nel novembre 2013 portò all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 46 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata alla cessione di stupefacenti, reati in materia di armi, estorsione e altro, reati tutti aggravati dal metodo mafioso

In secondo grado di giudizio, dunque, sono state inflitte le seguenti condanne: 15 anni a Luca Ferì, per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, difeso dall’avvocato Raffaele Missere; 6 anni a Maria Carmela Rubini, per associazione mafiosa, difesa da Francesco Cascione e Cosimo Lodeserto.

Sono stati assolti: Cosimo Candita detto Bombularo, dal reato di associazione mafiosa (richiesta di condanna a 10 anni da parte dell’accusa), difeso da Francesco Cascione; Roberto Sabino, condannato in primo grado a 10 anni, difeso da Mario Guagliani e Domenico Di Terlizzi; Maurizio Screti, dal reato di associazione mafiosa (richiesta di 10 anni), difeso da Francesco Cascione; Marco Asuni, dal reato di associazione finalizzata al narcotraffico (richiesta 10 anni) difeso da Francesco Cascione; Giampiero Aula, dal reato di associazione mafiosa, difeso da Ladislao Massari; Roberto Candita, accusato di diversi episodi di spaccio, difeso sempre da Francesco Cascione. 

I fatti contestati risalgono agli anni 2009, 2010, 2011. L’inchiesta rientrava in un seguito delle operazioni Fire e New Fire. A capo del sodalizio malavitoso vi sarebbe stato Raffaelle Renna detto Puffo, di San Vernotico, che insieme agli imputati che optarono per il rito abbreviato è stato già giudicato con sentenza definitiva

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