Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Tentato furto di infissi e zanzariere nell'ex base Usaf: la sentenza

Si chiude con un'assoluzione e una condanna il processo su un'intrusione avvenuta nell'ottobre 2015. Sul posto fu recuperato un furgone con la refurtiva

BRINDISI – Una condanna e un’assoluzione. Si chiude così il processo di primo grado nei confronti di due brindisini accusati di un tentato furto avvenuto nell’ottobre 2015 all’interno dell’ex base Usaf situata sulla strada provinciale che collega Brindisi a San Vito dei Normanni, in concorso con altre due persone che hanno optato per riti alternativi. Il 21enne Stefano Fiume, difeso dall’avvocato Francesco Monopoli, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il 28enne Ilario De Gennaro, assistito dall’avvocato Manuela Greco, è stato condannato alla pena di un anno e due mesi di reclusione, oltre a una multa da 200 euro e al pagamento delle spese processuali e a quelle di mantenimento dei beni in custodia. La sentenza è stata emessa giovedì scorso (3 giugno), dal tribunale di Brindisi.

La vicenda ha inizio intorno alle ore 6 del 12 ottobre 2015, quando un militare del Distaccamento aeroportuale di Brindisi, durante una ispezione dell’ex base, rinviene un furgone al cui interno si trovavano 102 zanzariere, 115 finestre, una porta con vetro e 640 profili in alluminio: tutto materiale rubato poco prima da uno dei vecchi alloggi dell’esercito americano. A bordo del mezzo si trovavano anche vari arnesi da scasso e un paio di giubbini, uno dei quali con un telefono cellulare e un mazzo di chiavi. Sul posto si recano i carabinieri di Brindisi, i quali scoprono che a circa 500 metri dal luogo in cui era stato abbandonato il furgone la recinzione perimetrale era stata tranciata in modo da consentire il passaggio del mezzo. I lembi dello squarcio erano stati poi “ricuciti” con piccoli ganci.

I carabinieri risalirono immediatamente a De Gennaro e a un altro imputato giudicato con rito alternativo. Il primo era infatti il proprietario del furgoncino, mentre il secondo era il proprietario sia del telefonino sia del mazzo di chiavi rinvenuti all’interno del giubbino. Quest’ultimo, fra l’altro, recatosi in caserma, cercò di sviare gli investigatori, dichiarando di essersi dimenticato il giubbino, con all’interno le chiavi e il telefonino, sulla panchina di una piazza, la sera dell’11 ottobre. Ma dopo aver chiesto allo stesso di sbloccare il telefonino tramite codice di sicurezza, i carabinieri appurarono che alle 4 del 12 ottobre vi era stato uno scambio di messaggi watshapp con il quarto coimputato. Stefano Fiume è stato invece tirato in ballo nella vicenda poiché, secondo gli investigatori, nelle ore e nei giorni precedenti l’intrusione nell’ex base Usaf, avrebbe effettuato diverse telefonate sull’utenza di De Gennaro. I due inoltre, qualche giorno prima, insieme ad un terzo complice, erano stati arrestati dalla polizia per un furto di cavi di rame ai danni di un’azienda.

Ma il teorema accusatorio a carico del suo assistito è stato di fatto smontato dall’avvocato Monopoli, che durante l'istruttoria ed in particolare in sede di controesame al luogotenente dei carabinieri che ha svolto le indagini, ha fatto emergere la totale estraneità ai fatti contestati a Stefano Fiume, attraverso la carenza di elementi di prova a suo carico quali: tracce biologiche sul furgone ritrovato sul luogo del fatto di reato, indumenti o utenze telefoniche a lui riconducibili. Il legale ha inoltre fatto rilevare che l'utenza telefonica del 21enne non ha mai agganciato in quella notte e nei giorni precedenti la cella telefonica di contrada Mascava dove è situata la ex Base Usaf ed a nulla poteva rilevare il fatto che era stato tratto in arresto nei giorni precedenti con un coimputato. Tutto ciò ha portato all’assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto, di Stefano Fiume.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Tentato furto di infissi e zanzariere nell'ex base Usaf: la sentenza

BrindisiReport è in caricamento