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Cronaca

Sentenza Vantaggiato bis. Non è l'ultimo atto. Il legale andrà in Cassazione sull'aggravante

Regge anche in secondo grado, a Lecce, l’aggravante che fu contestata perché l’inchiesta sull’attentato di Brindisi potesse essere condotta dalla Dda che ha sede nel capoluogo salentino. Regge ancora, se anche non è davanti alla Corte d’Assise d’Appello che si deciderà l’ultimo atto.

BRINDISI - Regge anche in secondo grado, a Lecce, l’aggravante che fu contestata perché l’inchiesta sull’attentato di Brindisi potesse essere condotta dalla Dda che ha sede nel capoluogo salentino. Regge ancora, se anche non è davanti alla Corte d’Assise d’Appello che si deciderà l’ultimo atto di una vicenda orribile su cui, BrindisiReport.it lo ha sempre asserito, si doveva scavare ancora.

Si è chiuso solo un altro capitolo della storia criminale del bombarolo, iniziata per quel che si sa nel 2008 e rimasta impunita fino al 2012. Giovanni Vantaggiato dovrà scontare l’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi (e questo non è mai stato in discussione e non lo sarà mai, perché sia o meno un attentato terroristico, la strage è indubbia ed è stata confessata), ma il suo difensore, Franco Orlando, ha già annunciato che una volta depositate le motivazioni, impugnerà anche questa sentenza.

La lettura della sentenza di secondo grado per l'attentato alla scuola Morvillo-2Perché sostiene che per come sono andate le cose, sia ora indispensabile “un giudizio di legittimità” proprio sulla questione nodale su cui l’accusa, sostenuta dal pg Antonio Maruccia e la difesa si sono confrontate. Alle 15.20 di oggi la sentenza dei giudici di secondo grado, togati e popolari, dopo la requisitoria del pg Antonio Maruccia, durata all’incirca un’ora e incentrata quasi esclusivamente su uno dei due motivi d’appello formulati da Franco Orlando, il difensore di Vantaggiato, ossia la sussistenza dell’aggravante della finalità terroristica.

Per la Corte, che si era espressa il 5 maggio scorso sulla richiesta di perizia psichiatrica e aveva giudicato l’imprenditore di Copertino capace di intendere e volere oltre che di di stare a processo, fu un atto terroristico quello messo in atto alle 7.42 davanti ai cancelli della scuola in cui insieme alle sue compagne stava per entrare anche l’unica vittima, Melissa Bassi, 16 anni.

La sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Brindisi il 18 giugno 2013 è stata quindi confermata in toto, con una formula stringata ma onnicomprensiva, prima di passare all’attribuzione delle provvisionali sul risarcimento del danno che probabilmente non saranno mai liquidate agli aventi diritto nell’ammontare stabilito, tenuto conto delle difficoltà che vi sono nella vendita del patrimonio riconducibile a Vantaggiato. Le cinque studentesse gravemente ferite hanno però potuto avere accesso al fondo di solidarietà per le vittime del terrorismo, le cui somme sono già state quasi del tutto ripartite, e la conferma della sussistenza dell’aggravante non è che il lasciapassare per la loro liquidazione.

1. L'abbraccio tra i genitori di Melissa BassiHa prevalso la tesi dell’accusa, infine, che ha sostenuto che quell’atto era “idoneo”, quantomeno potenzialmente, ad “arrecare grave danno al Paese”. “Ci può essere un’azione più naturalmente terroristica, eccessiva, gratuita, spietata della collocazione di 45 chili di esplosivo alle 8 meno un quarto davanti a una scuola quando c’è quel via vai di persone?” si è chiesto il pg Maruccia secondo cui la furia di Vantaggiato era rivolta alla giustizia per una sentenza “ingiusta” che aveva subito in un processo per truffa. Vantaggiato alle 7.42 del 19 maggio di due anni fa non si diresse verso il tribunale di Brindisi “per vigliaccheria”. Selezionò la Morvillo Falcone: “Perché intitolata agli eroi che per tutti noi rappresentano l’ideale di giustizia”.

Vantaggiato “voleva uccidere”. Voleva “incutere timore nella collettività con azioni dirette a turbare la collettività e la fiducia nell’ordinamento”. Il terrorismo, secondo l’accusa, non è un obiettivo. E un metodo. “E’ una modalità dell’azione, è il modo attraverso il quale il soggetto accompagnato da un elemento psicologico, pone in essere un’azione. E’ il dato essenziale che la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito. E’ una strategia che si caratterizza per l’uso indiscriminato della violenza, una strategia che accentua gli effetti della violenza”. E per altro: “Non è correlato a un agire politico del singolo”.

Il nome di Melissa tatuato sul braccio sinistro di Selena Greco-2Sufficiente un giudizio “ex ante” di potenzialità. Basta che l’azione fosse “capace” a provocare grave danno. A chi? “Non allo Stato, all’ordinamento, alle prefetture, alle toghe, ma al Paese. Inteso come comunità di persone che sta dietro all’ordinamento”. La teoria della procura generale, insomma, è chiara. Non del tutto sovrapponibile a quella formulata dal procuratore capo della Dda Cataldo Motta e dal sostituto Guglielmo Cataldi, nella requisitoria, in primo grado.

Quale sia il costrutto di pensiero della Corte d’Assise d’Appello (presidente Rodolfo Boselli, a latere Antonio Del Coco) lo si leggerà nelle motivazioni. A mettere il punto sarà la Corte di Cassazione. Facendosi due conti, non prima del prossimo anno. 

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