Cronaca

Maxi carico di borse con griffe false: ennesimo sequestro nel porto

Erano stati prodotti in Cina ma recavano il marchio Made in Italy. Se non fosse stato per la guardia di finanza e l'ufficio delle dogane di Brindisi, sarebbero finiti nel mercato nero oltre 59mila pezzi fra borse, portafogli e borselli recanti le griffe Lancetti e Timberland intercettate lunedì scorso (1 febbraio) nel porto di Brindisi

BRINDISI – Erano state prodotte in Cina ma recavano il marchio Made in Italy. Se non fosse stato per la guardia di finanza e l’ufficio delle dogane di Brindisi, sarebbero finiti nel mercato nero oltre 59mila pezzi fra borse, portafogli e borselli recanti le griffe Lancetti e Timberland intercettate lunedì scorso (1 febbraio) nel porto di Brindisi. I prodotti taroccati si trovavano a bordo di un autoarticolato proveniente dalla Grecia, che viaggiava insieme a un altro mezzo di trasporto con la medesima destinazione: l’azienda di un imprenditore cinese con sede a Sesto Fiorentino (Firenze), terra di concerie e di ditte specializzate nella produzione di borse, ma anche di attività dedite all’import export di merce contraffatta. Il mezzo con le borse contraffatte-2

Una volta arrivati al varco di Costa Morena, i mezzi sono stati sottoposti a controllo da parte degli uomini dell’Ufficio dogane diretti da Giovanni Mario Ferente e dai militari del Gruppo della guardia di finanza del comando provinciale di Brindisi coordinati dal tenente colonnello Tiziano La Grua.

L’analisi del rischio effettuata sui carichi che quotidianamente arrivano nel porto di Brindisi (non solo dalla Grecia ma anche dall’Albania, paese dell’area extra Schengen), aveva fatto scattare un campanello dall’arme su quella spedizione.

Apparentemente era tutto in regola. I documenti di viaggio attestavano infatti la presenza di 1108 colli contenenti 59mila 159 articoli di pelletteria. Ma la casa produttrice di accessori cui facevano riferimento le etichette, contattata dagli investigatori, ha confermato la violazione dei diritti sul marchio. Non solo, all’interno di scatoloni con la dicitura “Made in Cina”, è stato individuato un consistente Il mezzo con le borse contraffatte 2-2-2quantitativo di pezzi sui quali era riportata falsamente l’etichetta “Firenze”, oltre ai segni distintivi e ai richiami alla ditta toscana. Sulla bolletta di importazione vi erano inoltre dati di spedizione che permettevano di collegare il carico alla Cina.

Al culmine degli accertamenti, andati avanti fino al 4 febbraio, doganieri e finanzieri hanno proceduto con il sequestro penale di borse e portafogli, il sequestro amministrativo (in quanto l’etichettatura avrebbe indotto il consumatore finale in errore sulla reale origine del prodotto), e la denuncia del conducente di uno dei due auto-articolati per detenzione di merce contraffatta.

Oltre ad aver tutelato la proprietà intellettiva del marchio, questa operazione ha anche avuto un ulteriore risvolto. Va considerato infatti che per la realizzazione delle borse erano state utilizzate vernici e solventi altamente nocivi per l’uomo. Pertanto vi sarebbero potute essere gravi conseguenze per la salute degli eventuali acquirenti. 

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