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Sequestrati 3mila ricci di mare provenienti dalla Grecia privi di tracciabilità

Nella mattinata di oggi, sabato 12 giugno, nel corso di una mirata operazione finalizzata al contrasto dell’importazione e commercializzazione di prodotti ittici sono stati sequestrati 3mila ricci provenienti dalla Grecia

BRINDISI – Fino al 30 giugno prossimo (a partire dal 1 maggio scorso) , è in vigore il "divieto di raccolta, detenzione, trasporto e commercializzazione del riccio di mare al fine del ripopolamento e della ricostruzione dello stock ittico", così qualcuno ha pensato bene di far arrivare questo pregiato frutto di mare direttamente dalla Grecia ma in modo illegale. Nella mattinata di oggi, sabato 12 giugno, nel corso di una mirata operazione finalizzata al contrasto dell’importazione e commercializzazione di prodotti ittici da paesi esteri, condotta da personale militare della Guardia costiera appartenente al Centro di controllo di area della pesca della Direzione marittima di Bari (6°Ccap), congiuntamente al personale della Sezione di polizia marittima e Difesa costiera della Capitaneria di Porto di Brindisi, sono stati sequestrati 3mila ricci provenienti dalla Grecia.

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I militari hanno fermato e sottoposto ad accurato controllo un automezzo sbarcato dalla nave traghetto appena ormeggiata nel porto di Brindisi. All’interno del mezzo, abilmente occultato tra prodotti ittici regolarmente trasportati, è stato rinvenuto un quantitativo di ben oltre 3mila ricci peraltro freschi ed ancora vivi. Il conducente non è stato in grado di fornire indicazioni circa la provenienza del prodotto ittico, tantomeno di fornire una valida documentazione sanitaria e commerciale che ne comprovasse la tracciabilità.

“A questo punto, allo scopo di scongiurare che tale prodotto di dubbia provenienza potesse illegalmente finire nei mercati e quindi sulle tavole dei cittadini, è scattato il sequestro con contestuale irrogazione di una pesante sanzione amministrativa per un importo massimo di 4.500 euro mentre i ricci sequestrati  sono stati immediatamente reimmessi in mare in modo da consentire la riproduzione ed il ripopolamento”, si legge in una nota della Capitaneria.

“Il modo in cui tale prodotto ittico stava per essere introdotto sul territorio nazionale è palesemente un vano tentativo di eludere le norme in materia di commercializzazione dei prodotti della pesca nel periodo in cui, ai sensi del decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 12 Gennaio 1995, è in vigore il cosiddetto “fermo” vale a dire il divieto di raccolta, detenzione, trasporto e commercializzazione del riccio di mare nel periodo a partire dal 1 maggio e fino al 30 giugno inclusi. Tale divieto, si ricorda, viene imposto al fine del ripopolamento e della ricostruzione dello stock ittico e che, la violazione di tale precetto comporta una sanzione fino a 12mila euro”.

Il capitano di vascello Salvatore Minervino, comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi, informa che, “a tutela dei consumatori e di tutti gli onesti operatori del settore, i controlli proseguiranno senza soluzione di continuità con speciale riguardo al contrasto della vendita abusiva di prodotti ittici. Già nelle scorse settimane si erano susseguiti controlli e sequestri nei confronti di improvvisati mercatini lungo le strade cittadine in assenza delle benché minime garanzie igienico-sanitarie. Nel rinnovare l’invito a tutti affinché segnalino comportamenti illeciti o situazioni dubbie, ricorda che sono attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7 il numero di centralino della Sala Operativa 0831521022 e la casella di posta elettronica cpbrindisi@mit.gov.it mentre, per le sole emergenze in mare, il numero blu 1530”.

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