Cronaca

Sequestro di persona: assolti per non aver commesso il fatto

Sin da subito si sono dichiarati innocenti, due dei loro complici scelsero la via del patteggiamento, ma loro hanno sempre sostenuto di non aver partecipato a quella spedizione punitiva che a marzo del 2006 fu compiuta nei confronti dell'allora 22enne G.C.. Dopo nove anni la giustizia ha dato loro ragione

BRINDISI – Sin da subito si sono dichiarati innocenti, due dei loro complici scelsero la via del patteggiamento, ma loro hanno sempre sostenuto di non aver partecipato a quella spedizione punitiva che a marzo del 2006 fu compiuta nei confronti dell’allora 22enne G.C.. Dopo nove anni la giustizia ha dato loro ragione. Assolti per non aver commesso il fatto Antonio Fontò, 38 anni, Luca Rizzo 32 anni e Antonio Andriola 49 anni, tutti di Brindisi, difesi dagli avvocati Giuseppe Guastella, Laura Beltrami e Rino Tana.

I tre furono arrestati dalla polizia nove anni fa insieme ad altri due soggetti perché ritenuti gli autori di un pestaggio nei confronti di un 22enne. Gli indagati erano accusati di sequestro di persona per "aver privato della libertà personale la loro vittima costringendola a recarsi, a bordo della propria auto, dove era salito uno dei cinque, in un posto isolato" dove la vittima fu stata picchiata e minacciata. Il 22enne in fase di denuncia raccontò di essere stato fermato da gente a bordo di un “maggiolone” mentre percorreva via don Luigi Guanella alla guida della sua Fiat Uno e di essere stato invitato a seguire quella vettura, nella quale si trovava uno del gruppo che lo aveva schiaffeggiato.

Una volta giunti in una zona isolata il 22enne era stato picchiato e minacciato riportando contusioni al cranio, alla faccia e alla spalla guaribili in 15 giorni. Le indagini permisero di individuare gli aggressori e di arrestarli con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Alcide Maritati. Due dei cinque presunti responsabili scelsero di patteggiare, gli altri tre si sono sempre dichiarati innocenti. Oggi sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La spedizione punitiva fu eseguita perché il 22enne si era reso responsabile di atti osceni in luogo pubblico: aveva mostrato a due minorenni (sorelle degli aggressori) i genitali dopo aver fatto vedere “immagini pornografiche” sul display del suo telefono cellulare. A settembre del 2010 il 22enne fu condannato per atti osceni in primo grado.

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