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Leonardo Tanzarella

Leonardo Tanzarella

Serial killer di Rho, assolto a sorpresa il cegliese Tanzarella

MILANO – Assolto per non aver commesso il fatto. La Corte di assise di Milano ha ritenuto prevalenti le incertezze sulle certezze e quindi ha assolto Leonardo Tanzarella, 76 anni, nativo di Ceglie Messapica, trapiantato nell’hinterland milanese, dall’accusa di essere il serial killer che negli anni Ottanta aveva seminato il terrore tra i dipendenti del petrolchimico di Rho, dove il cegliese lavorava, uccidendo un operaio e ferendone altri quattro.

MILANO - Assolto per non aver commesso il fatto. La Corte di assise di Milano ha ritenuto prevalenti le incertezze sulle certezze e quindi ha assolto Leonardo Tanzarella, 76 anni, nativo di Ceglie Messapica, trapiantato nell'hinterland milanese, dall'accusa di essere il serial killer che negli anni Ottanta aveva seminato il terrore tra i dipendenti del petrolchimico di Rho, dove il cegliese lavorava, uccidendo un operaio e ferendone altri quattro. L'accusa si basava sulla comparazione delle pallottole che all'epoca avevano seminato morte e dolori a Rho (uno dei feriti è rimasto totalmente paralizzato), e quelle che avevano ferito gravemente, ma non in maniera mortale Concetta Andriola, cinquantenne ostunese, un pomeriggio del febbraio del 2007. Ferimento confessato dallo stesso Tanzarella per il quale sta scontando 14 anni di reclusione nel carcere di Bari.

Il difensore di Tanzarella, avvocato Cesare Cicorella assieme all'avvocato Antonio Sartorio, con una perizia di parte aveva fatto emergere contraddizioni nella perizia di ufficio, che sosteneva le pallottole che avevano ucciso e ferito a Rho erano state sparate dalla stessa pistola cal. 7,65 che aveva ferito Concetta Andriola. La Corte, per dirimere i dubbi nelle scorse settimane aveva affidato una nuova perizia il cui risultato non ha sciolto i dubbi e non ha consentito di poter emettere la sentenza di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. E quindi l'assoluzione che, in buona sostanza, è una vittoria dell'avvocato Laveneziana che ha sempre creduto nell'innocenza dell'anziano cegliese.

La storia del serial killer di Rho riemerge dall'oblio delle carte processuali nel corso delle indagini che il commissariato di Ostuni svolge sul ferimento dell'Andriola. A sparare è stato il suo vicino di casa Tanzarella. Sebbene colui che impugnava l'arma fosse alla sue spalle, lei prima di crollare lo guarda in faccia e lo riconosce. L'anziano si allontana, ma qualche giorno dopo, accompagnato dal suo difensore, si presenta ai poliziotti e confessa. Ha sparato perché la vicina lo derideva. La pistola dice di averla gettata. Indica il luogo, ma non viene ritrovata.

Lui ad Ostuni ci va saltuariamente. Ha acquistato una casa e ogni tanto si sposta da Rho nella Città bianca per stare tranquillo. E' un tipo taciturno, solitario. Sposato a Rho, ha un figlio, ma sembra che non sia molto in sintonia con loro. E' nato a Ceglie Messapica. Città che lascia poco più che ventenne, dopo avere scontato alcuni anni di carcere per avere ferito a coltellate due donne. A Rho viene assunto nel Petrolchimico. All'improvviso spunta il serial killer. Agisce di notte o prima che albeggi, quando è ancora buio e c'è tanta nebbia. E' magro, longilineo e indossa sempre un impermeabile chiaro. Colpisce sempre alle spalle, sbucando dall'oscurità. E le vittime sono sempre dipendenti del Petrolchimico. Enrico Melena viene ucciso, gli altri vengono feriti più o meno gravemente perché la sua mira è imprecisa.

Gli investigatori lombardi sospettano Tanzarella perché è un tipo strano e con tutti quelli finiti nel mirino del killer ha avuto dei diverbi. Sottoposto a guanto di paraffina, l'esito è negativo. E le indagini finiscono in archivio assieme ai reperti. Che vengono riesumati a seguito delle indagini del vice questore Eliseo Nicolì. La sua curiosità viene sollecitata da questo anziano che ha cercato di ammazzare la vicina. Il fascicolo personale di Tanzarella offre parecchi spunti investigativi. E poi ci sono le pallottole da confrontare. La prima perizia dice che a sparare è stata la stessa arma. Poi arriva la perizia di parte che smentisce quei risultati. E oggi c'è stata l'assoluzione per quell'omicidio. Vicenda che non si fermerà però in questo primo grado di giudizio.

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