Cronaca

Tangenti sugli appalti: bufera a Maricommi Taranto, sette militari arrestati

"Chiedevano il pizzo con brutale e talora sfacciata protervia alla stessa stregua della malavita organizzata". Sono impietose le parole riportate dal gip di Taranto Pompeo Carriere nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata oggi, nelle citta' di Roma, Taranto e Napoli, a cinque ufficiali e un sottufficiale della Marina militare e a un dipendente civile della Difesa

TARANTO - "Chiedevano il pizzo con brutale e talora sfacciata protervia alla stessa stregua della malavita organizzata". Sono impietose le parole riportate dal gip di Taranto Pompeo Carriere nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata oggi, nelle citta' di Roma, Taranto e Napoli, a cinque ufficiali e un sottufficiale della Marina militare e a un dipendente civile della Difesa. Rispondono tutti di concorso in concussione aggravata. L'inchiesta, condotta dal pm Maurizio Carbone, ha svelato un sistema di tangenti che da anni condizionava gli appalti gestiti da Maricommi Taranto. E' il Reparto che si occupa di approvvigionamento, stoccaggio e rifornimento di combustibili e lubrificanti delle unita' navali della Marina Militare e dei mezzi aeromobili.

Con la minaccia di ostacolare la regolare emissione di mandati di pagamento per la esecuzione di lavori o la commissione di forniture di servizi e materiali, gli indagati avrebbero chiesto a 14 imprenditori titolari di altrettante ditte somme di denaro non dovute per importi variabili e altre utilita', da pagare con cadenza bisettimanale, per un valore complessivo equivalente al 10% dei profitti. In carcere sono finiti il capitano di vascello Attilio Vecchi (fino al 28 agosto 2013 Capo della Prima Sezione Combustibili e Lubrificanti dello Stato Maggiore della Marina a Roma); il capitano di fregata Riccardo Di Donna (vice direttore di Maricommi fino al 28 agosto 2013); il capitano di fregata Marco Boccadamo (vice direttore di Maricommi fino al 14 settembre 2011); il capitano di fregata Giovanni Cusmano (ex comandante di Maricommi); il capitano di fregata Giuseppe Coroneo (vice direttore di Maricommi); il luogotenente Antonio Summa (capo deposito di Maricommi); e Leandro De Benedectis. Sono indagati in concorso con il capitano di fregata Roberto La Gioia, ex comandante di Maricommi, che fu arrestato il 12 marzo del 2104 e attualmente e' sottoposto all'obbligo di dimora nel comune di residenza.

A scoperchiare la 'Tangentopoli' fu la denuncia dell'amministratore unico della societa' 'Le.De.', affidataria del servizio di ritiro e trattamento delle acque di sentina della Marina militare di Taranto e Brindisi. La Gioia avrebbe preteso dall'imprenditore il 10% di un appalto da 650 mila euro, ovvero 65 mila euro da pagare due volte al mese con importi da 2000-2500 euro. L'imprenditore, stanco di subire ricatti, racconto' tutto ai carabinieri. La Gioia fu cosi' arrestato in flagranza di reato dopo aver intascato l'ultima di una serie 'mazzette'. Nella sua abitazione i militari trovarono cinque buste bianche sigillate contenenti 36 mila euro e altri 8mila euro furono scoperti all'interno del suo ufficio.

Ma e' stato il sequestro di due pen-drive e di alcuni manoscritti a consentire agli investigatori di stringere il cerchio intorno agli arrestati. In seguito il capitano La Gioia ha deciso di confessare. Sui fogli il graduato annotava l'appalto, le ditte vincitrici, il valore della commessa e l'importo delle tangenti accanto al quale comparivano sempre alcune lettere. 'D' stava per direttore, 'VD' per vice direttore, 'Io' per la somma riservata a se stesso, e cosi' via. "Un sistema concussivo - chiosa il gip a conclusione delle 61 pagine che compongono l'ordinanza di custodia cautelare - che opera da tempo risalente, tanto da divenire una vera e propria 'prassi' illecita che si trasferisce da un comandante all'altro, in un ideale 'passaggio di consegne piu' o meno tacito".

In una nota la Marina Militare ha voluto esprimere "il proprio pieno sostegno all'azione della Magistratura" e assicura di aver "incrementato al proprio interno le attivita' ispettive e di controllo finalizzate a prevenire e contrastare il fenomeno della corruzione, a salvaguardia del personale che presta quotidianamente servizio con spirito di sacrificio e senso dello Stato, compiendo il proprio dovere anche a rischio della vita".

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