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Cronaca Ostuni

Sette imprenditori nei guai per una truffa da 850 mila euro: sequestrati conti correnti e un capannone

OSTUNI - Fondi già di per sé sussidiari, elargiti per favorire la crescita di un’economia stantia, incassati puntualmente dall’Italia che finge di produrre, invece di rimettersi davvero in corsa. Questo lo scenario, mortificante e irritante. E purtroppo diffuso. A capitolare miseramente sulla “Legge 488”, stavolta è toccato a sette imprenditori ostunesi: dopo le denunce, a loro carico sono scattati anche i sequestri. Ad ingrossare la stagione dei “sigilli”, i soci di un paio di aziende locali, operanti nel settore manifatturiero.

OSTUNI - Fondi già di per sé sussidiari, elargiti per favorire la crescita di un'economia stantia, incassati puntualmente dall'Italia che finge di produrre, invece di rimettersi davvero in corsa. Questo lo scenario, mortificante e irritante. E purtroppo diffuso. A capitolare miseramente sulla "Legge 488", stavolta è toccato a sette imprenditori ostunesi: dopo le denunce, a loro carico sono scattati anche i sequestri. Ad ingrossare la stagione dei "sigilli", i soci di un paio di aziende locali, operanti nel settore manifatturiero.

Epicentro della truffa la Zona industriale della Città bianca, dove hanno sede legale le due società presso le quali sono stati eseguiti gli accertamenti. Ai responsabili dei due sodalizi imprenditoriali sono stati sequestrati conti correnti per un valore complessivo di circa 700 mila euro, nonché un capannone industriale, attivo a pieno regime: il tutto quale corrispondente del contributo che gli stessi operatori economici locali avevano illecitamente percepito, sotto forma di finanziamento pubblico.

Un provvedimento di sequestro eseguito in forma preventiva. Misura che a suo tempo gli stessi baschi verdi avevano richiesto alla competente autorità giudiziaria, in forza delle irregolarità emerse in sede di attività di indagine. Il giochetto ordito ai danni delle pubbliche finanze non è sfuggito alle Fiamme gialle: le due società, presentando a cavallo tra il 2004 e il 2006 documentazioni contabili destinate a rivelarsi false, avrebbero chiesto ed ottenuto i finanziamenti previsti dalla legge 488.

A scoprire la maxi frode sono stati i militari della Compagnia della Guardia di finanza di Ostuni, coordinati dal capitano Antonio Martina. A margine di una capillare attività investigativa, i finanzieri hanno denunciato le sette persone. Sulla scorta degli accertamenti effettuati e soprattutto a seguito delle anomalie riscontrate, gli stessi militari sono giunti, su disposizione dell'autorità giudiziaria di Brindisi, a porre i sigilli sullo stabilimento industriale e su ben 35 conti correnti bancari, tutti riconducibili ai vari rappresentanti delle due società travolte dall'inchiesta.

Depositi aperti presso numerosi Istituti bancari, non solo in città e in altre realtà del brindisino ma anche nelle province di Venezia, Treviso e Padova. In particolare, le fiamme gialle, dopo articolate indagini, hanno accertato che una delle due imprese in questione, attraverso l'utilizzo di falsa documentazione amministrativo-contabile (fatture e credenziali finanziarie false) era riuscita ad accedere ai fondi della Regione Puglia, riuscendo a percepire indebitamente il finanziamento pubblico e ad incassare le quote del contributo.

Una finta partita di giro, alla base della truffa: vecchi soci e vecchi capitali transitati da una società all'altra. Un viaggio di andata e ritorno, al solo scopo di ingrossare le casse dell'impresa beneficiaria del finanziamento, facendola così risultare in possesso dei requisiti contabili richiesti per legge.

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