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Cronaca

Sfiammate, il sindaco diffida Versalis: "Il fenomeno va contenuto"

Il Comune di Brindisi ha formalizzato una diffida all'azienda, sulla base degli accertamenti effettuati dall'Arpa in occasione del blocco del compressore del 18 settembre 2018. Numerose le anomalie riscontrate

BRINDISI – Il filtro dell’impianto di raffreddamento era intasato. I sensori di misura della pressione non funzionavano bene. La torcia non si era attivata in una modalità tale da non generare fumo visibile. Finalmente è stata fatta chiarezza sulle cause dell’impressionante sfiammata prodotta lo scorso 18 settembre dalla torcia di Eni Versalis, all’interno del petrolchimico di Brindisi. Finalmente si sa cosa non ha funzionato quel giorno, e con ogni probabilità anche in occasione delle sfiammate precedenti. Per la prima volta, sulla base degli elementi acquisiti dall’Arpa, il Comune di Brindisi diffida formalmente Versalis ad adottare tutte le misure necessarie “a contenere strutturalmente il fenomeno”.

“Non è caduto un fulmine – dichiara il sindaco Riccardo Rossi - abbiamo a che fare con eventi che possono essere controllati”. Il primo cittadino, affiancato dall’assessore con delega alle Politiche Ambientali, Roberta Lopalco, e dal dirigente al ramo, Gaetano Padula, ha presentato l’atto di diffida nel corso di una conferenza stampa che si è svolta stamani (mercoledì 17 ottobre) presso la Sala Giunta. Protocollato lo scorso 9 ottobre, il documento è stato notificato due giorni dopo (l’11 ottobre) alla società. Per un caso del tutto fortuito, i tecnici dell’Arpa e dell’Ispra si trovavano all’interno dello stabilimento la mattina del 18 settembre, nell'ambito di un controllo annuale programmato previsto dall'Aia. 

Riccardo Rossi e Roberta Lopalco-2

Improvviso aumento della temperatura

I rilievi del caso vennero effettuati in tempo reale, mentre la torcia Rv101C sfiammava. Stessa situazione, per citare solo gli ultimi episodi, si era verificata anche il 28 aprile, il 3 giugno e il 20-21 luglio. In tutti questi casi, l’attivazione della torcia di emergenza è avvenuta a seguito dei blocchi del compressore dell’impianto di cracking, “i quali si sarebbero determinati per semplici innalzamenti dell’acqua di raffreddamento degli armadi dovuti ad intasamenti del filtro posto sul circuito d’acqua, oppure per errori durante la fase di manutenzione”. Da quanto accertato dall’Arpa, la temperatura nel giro di pochi minuti è salita da 33 gradi centigradi alla soglia, pari a 40 gradi centigradi, che provoca il blocco del compressore, con conseguente convogliamento gas da parte dell’impianto di cracking P1cr.

“L’Arpa – si legge nella diffida – ha potuto direttamente constatare e testimoniare il malfunzionamento dei sensori di misura della pressione e il blocco del misuratore di portata del gas in torcia, parametri indispensabili per verificare la correttezza metodologica delle operazione”. Inoltre Versalis avrebbe “disatteso la specifica prescrizione Aia sull’impianto e sui collettori delle torce, che ne dispone l’utilizzo solo in situazioni di emergenza e/o nelle fasi di avvio/spegnimento degli impianti, senza generare fumo visibile”. In sostanza, la torcia non avrebbe dovuto emettere l’ormai consueta colonna di fumo visibile nel raggio di chilometri che solitamente fa da scenario ai blocchi del compressore.

Diffida Versalis, conferenza stampa-2

Dispersione di fumi nella zona abitata

Per quanto riguarda le emissioni, sempre sulla base dei rilievi effettuati dall’Arpa la mattina del 18 settembre, si è appurato “che gli eventi transitori, pur non comportando generalmente superamenti dei valori limite di inquinanti, hanno comunque comportato immissione in aria-ambiente tali da non poter escludere effetti sanitari nella popolazione esposta”. Nel verbale Arpa, a tal proposito, si legge: “Il fatto che le emissioni di questo tipo (transitorio di esercizio, ndr) non provocano superamenti dei limiti previsti, non significa, tuttavia, che non vi sia stato un apporto degli inquinanti emessi rispetto alla qualità dell’aria”. Inoltre, prosegue Arma, “è verosimile che i venti prevalenti da est abbiano favorito la dispersione dei fumi emessi  dalla zona industriale di Brindisi, lambendo la zona abitata, anche inconsiderazione del fatto che nei siti dove sono presenti stazioni fisse di qualità dell’aria, si è osservata una significativa variazione di concentrazione del benzene nella centralina Brindisi – Si5RI fra le ore 11 e le 13 del 18 settembre”.

Video - Rossi: "Se i problemi continueranno, fermeremo l'impianto"

La diffida

Alla luce, dunque, di tali riscontri, l’amministrazione comunale diffida Versalis “a disporre la messa a disposizione di misure, personale e materiale tecnico idoneo a contenere strutturalmente il fenomeno, in termini di legge ed in conformità al proprio titolo autorizzativo ovvero esegua tutti gli interventi necessari ad evitare il ripetersi degli eventi emissivi in questione, anche attraverso ditte appositamente specializzate”.

Alla ditta sono dati 30 giorni di tempo, a partire dalla notifica dell’11 ottobre, per comunicare al Comune e a gli enti interessati (Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia, comando di polizia locale, Ispra, Arpa Puglia, Asl Brindisi) “l’avvenuta esecuzione della presente diffida al fine di consentire agli stessi di effettuare le opportune verifiche, inviando inoltre, la necessaria documentazione attestante lo svolgimento delle attività implementate”. Nel frattempo, in attesa di completare gli adempimenti richiesti dal Comune, nel caso di nuovi eventi emissivi, Versalis dovrà “disporre tempestivamente e senza indugio ogni possibile azione tesa alla prevenzione ambientale e sanitaria della popolazione esposta, in coordinamento con le autorità competenti”.

Diffida Versalis-2

"Versalis deve darci delle risposte"

L’avvio delle operazioni richieste e necessarie dovrà essere preceduto dalla presentazione e approvazione del piano di interventi alle autorità competenti Aia e all’autorità di controllo, con il coinvolgimento di Arpa Puglia. Una comunicazione preventiva di inizio attività dovrà essere inoltrata al tribunale di Brindisi, al comando di polizia locale, al Servizio Ecologia e Ambiente del Comune di Brindisi, alla Provincia, all’Arpa Puglia Dap di Brindisi e all’Asl Br. In caso di inottemperanza alle prescrizioni contenute nella diffida, il Comune “procederà ad ulteriore disposizione volta ad intimare la cessazione delle fonti inquinanti afferenti al medesimo impianto”, oppure lo stesso Comune “si riserverà di attuare d’ufficio ogni possibile misura a salvaguardia della popolazione incisa dal quadro emissivo, in danno ai soggetti responsabili, nonché a presentare denuncia alla Procura di Brindisi”.

Le reazioni

A margine della conferenza stampa, il sindaco Rossi è stato ancora più esplicito, tenendo aperta l’ipotesi di disporre il fermo dell’impianto, se la diffida non troverà riscontro concreto. “La questione – conclude il primo cittadino – è estremamente grave. Versalis deve dare delle risposte a noi e alla città”. nel pomeriggio le prime adesioni e reazioni, a partire da Brindisi Bene Comune secondo cui "è cambiata la storia", e c'è "una svolta epocale nei rapporti tra amministrazione comunale e grandi gruppi industriali". "Ciò a conferma del fatto che Brindisi abbia finalmente trovato una guida in grado di comprendere, comunicare ed affrontare con coraggio, sia da ingegnere che da sindaco, un fenomeno, quello dell'accensione delle torce dell'impianto petrolchimico, che da troppi anni provoca l'emissione nell'aria di enormi quantità di veleni ed inquinanti, con gravissime ricadute sulla salute della popolazione residente".

Positivo anche il commento di Legambiente Brindisi: "Finalmente, dopo tanti anni, l’amministrazione comunale di Brindisi assume una posizione ferma e tecnicamente motivata in merito alle continue sfiammate in torcia nel petrolchimico di Brindisi. Ciò avviene grazie a quanto disposto dal sindaco Rossi a seguito della diffida inviata a Versalis. Versalis non ha adempiuto a quanto riportato nella diffida e del tutto immotivata è l’attribuzione del blocco del compressore ad un surriscaldamento impossibile in rapporto alla differenza tra la temperatura nel compressore e quella esterna. Legambiente conferma il pieno sostegno alle iniziative istituzionali che tendono ad impedire i continui “incidenti” ed i danni ambientali conseguenti e chiede che si intensifichi l’azione tesa a favorire la sostenibilità e tecnologie innovative nei processi industriali del petrolchimico, all’interno del quale Eni è necessario che investa in quella chimica verde altrove dalla società magnificata".

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