Cronaca

Sfratti a Brindisi, la crisi morde: 28 domande di contributi da gennaio

La crisi morde al tal punto che i numeri di quanti chiedono aiuto ai Servizi sociali del Comune di Brindisi sono preoccupanti: 28 domande di contributo per pagare l’affitto dall’inizio dell’anno. Trend allarmante che ha portato il settore a chiedere 159mila euro solo per i primi quattro mesi del 2015

BRINDISI – La crisi morde al tal punto che i numeri di quanti chiedono aiuto ai Servizi sociali del Comune di Brindisi sono preoccupanti: 28 domande di contributo per pagare l’affitto dall’inizio dell’anno. Trend allarmante che ha portato il settore a chiedere 159mila euro solo per i primi quattro mesi del 2015.

La richiesta. L’impegno di spesa è stato definito urgente tenuto conto della lista di “sfrattati” suscettibile di aumento di giorno in giorno: è un via vai di gente nella sede di via Grazia Balsamo che ospita la ripartizione guidata da Maria Rosaria Rubino. La domanda è una sola: un aiuto per riuscire a pagare l’affitto, altrimenti incombe lo sfratto. E non c’è possibilità di evitarlo, anche perché mancano le opportunità di lavoro in nero, situazione che per quanto sia deprecabile, sino a qualche tempo fa permetteva la sopravvivenza di diverse famiglie. Non c’è più neppure quello. 
Che la situazione sia allarmante si evince dalla relazione dello scorso 16 aprile che accompagna l’impegno di spesa, da inserire nel bilancio comunale in fase di formazione.

Le domande. Non ci sono solo le famiglie che da anni sono iscritte nella graduatoria per avere un alloggio comunale, ci sono anche quanti sono rimasti senza redditi dall’oggi al domani. E che per questo sono costretti a fare i conti con sfratti diventati esecutivi. Ci sono, poi, i nuclei destinatari di ordinanze di sgombero per motivi-igienico sanitari oppure strutturali e ancora quelli che versano in particolari situazioni, tali da essere definite di “debolezza economica e sociale”.

L’emergenza, in altri termini, c’è tutta nonostante la buona volontà delle assistenti sociali del Comune che dallo scorso mese di gennaio hanno già avviato e portato a conclusione le richieste di 18 famiglie brindisine, dopo averle incontrate una per una. Non si tratta però di una questione di celerità nella risposta e di efficienza degli uffici che nonostante il numero ridotto di personale vanno come un treno, ma di concrete possibilità di aiuto e quindi di capienza nel capitolo del bilancio pubblico. 

Il timore. Nel cassetto dei Servizi sociali dovranno trovare posto altre dieci domande arrivate nelle ultime settimane. Il timore è che sino alla fine dell’anno il numero di istanze sia superiore rispetto a quello registrato nei dodici mesi precedenti: stando al registro tenuto dai Servizi sociali si è arrivati a 198 beneficiari.

“Tocchiamo con mano la povertà a Brindisi”, dicono dagli uffici. Qui si consumano storie di disperazione sulle quali nulla può la speranza, molto invece può il contributo mensile pari a trecento euro che, per quanto sia contenuto, permette la sopravvivenza.

Stando al nuovo regolamento, approvato dal Consiglio comunale di Brindisi lo scorso 31 marzo, la somma potrà essere riconosciuta per due anni, previa verifica dei requisiti, sotto forma di “patto di collaborazione”. Finito il ciclo di assistenza, le famiglie potranno ripresentare domanda dopo 36 mesi. In tal modo l’Amministrazione spera di consentire una rotazione fra i beneficiari.

La spesa. Nel frattempo, la previsione di spesa, ha portato a ritenere che siano necessari quasi quarantamila euro al mese: 39.740 per la precisione. Per arrivare a 159mila euro nel primo quadrimestre a titolo di erogazione del contributo economico sul canone di locazione. Discorso a parte, per le domande che arrivano all’Ufficio Casa, ancora senza dirigente dopo la fine del rapporto con l’architetto Valerio Costantino. Lui ci riprova, ha fatto nuovamente domanda, ma il punto è che lo sforamento del patto di stabilità comporta una serie di sanzioni, tra le quali c’è il blocco delle assunzioni a qualunque titolo.

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