Sfratto alla comunità per tossicodipendenti morosa. E anche vuota

FRANCAVILLA FONTANA - Il caso è scoppiato con la sentenza del tribunale civile che impone alla comunità di recupero per tossicodipendenti dedicata a “Don Rosario Ribezzi”, di sloggiare entro e non oltre l’8 febbraio, per morosità degli occupanti coordinati dal sacerdote don Franco Galiano, presidente della fondazione Bartolo Longo, nei confronti del Comune di Francavilla Fontana, proprietario dell’immobile sulla via per Grottaglie, ex istituto agrario. Una banale contesa fra pubblico proprietario e privati inquilini, questo sembra, ma la vicenda promette di portare lontano. Il caso porta con sé una serie di interrogativi ai quali la comunità, l’ente stesso e la Asl, dovranno rispondere da qui a breve.

Don Franco Galiano

FRANCAVILLA FONTANA - Il caso è scoppiato con la sentenza del tribunale civile che impone alla comunità di recupero per tossicodipendenti dedicata a “Don Rosario Ribezzi”, di sloggiare entro e non oltre l’8 febbraio, per morosità degli occupanti coordinati dal sacerdote don Franco Galiano, presidente della fondazione Bartolo Longo, nei confronti del Comune di Francavilla Fontana, proprietario dell’immobile sulla via per Grottaglie, ex istituto agrario. Una banale contesa fra pubblico proprietario e privati inquilini, questo sembra, ma la vicenda promette di portare lontano. Il caso porta con sé una serie di interrogativi ai quali la comunità, l’ente stesso e la Asl, dovranno rispondere da qui a breve.

Innanzitutto verificando se la destinazione d’uso dell’immobile, la gestione di una comunità per tossicodipendenti, sia stata rispettata fino a questo momento. A quanto pare infatti, fatta eccezione per un solo utente (oggi in carico al Comune francavillese), e per i laboratori destinati ai pazienti psichiatrici di un’altra struttura gestita dallo stesso don Franco Galiano a Latiano, la struttura sembra essere deserta.

La sentenza del tribunale civile è arrivata qualche giorno addietro, dopo due anni di contenzioso. Il giudice, acclarando la morosità per 22mila euro circa, ha intimato lo sfratto esecutivo alla comunità terapeutica.

La reazione degli inquilini è stata tempestiva, la comunità si è affrettata a corrispondere all’ente un assegno di 15mila euro, insieme ad una proposta di acquisto dell’immobile, rigettata senza appello dal Comune che per il momento intende soltanto rientrare in possesso del suo. Il resto è tutto da vedere. Una storia di ordinaria ingiustizia, questo sembra. Se non fosse che la vicenda è stata preceduta da ben due sopralluoghi, effettuati a distanza di un anno l’uno dall’altro, che disegnano uno scenario parzialmente diverso da quello mostrato il 14 gennaio alle telecamere chiamate a raccolta dalla comunità. Una relazione del ragioniere del Comune Giuseppe Zullino prima, ma anche un recente sopralluogo dei vigili urbani (del 14 gennaio 2010, ndr) hanno abbondantemente accertato che la struttura è deserta da tempo. Né potrebbe essere altrimenti, dato che nell’immobile mancano impianto di riscaldamento e cucina. Insomma, impossibile viverci.

Le uniche attività che si svolgono attualmente nel centro sono i laboratori di arte-terapia, giardinaggio, lavorazione della creta, ma non destinate ai tossicodipendenti, bensì i pazienti psichiatrici del centro riabilitativo di Latiano dedicato a monsignor Armando Franco, gestita dallo stesso sacerdote, don Franco Galiano. Lo dimostrano le relazioni di servizio della comunità latianese, che per ogni paziente (15 più 7) percepisce una retta giornaliera dalla Azienda sanitaria locale di 142,95 euro (per i pazienti più gravi) poco meno per i sette pazienti quasi autosufficienti. Il totale destinato alla Armando Franco, soltanto per i pazienti gravi, fa circa 65mila euro al mese. Più il resto.

Cifre importanti, destinate anche alla copertura dei costi per il personale, malgrado le quali la comunità conta una serie di vertenze di lavoro aperte contro la gestione che pare non abbia riconosciuto il dovuto agli operatori. L’ultima di una serie di sentenze del tribunale del lavoro risale a due settimane addietro, il giudice intima il versamento di 45mila euro spettanti a una dipendente. Val la pena di precisare che la struttura che ospita i pazienti psichiatrici di Latiano sarebbe capiente abbastanza da ospitare anche i laboratori, che invece si svolgono a Francavilla per insindacabili scelte della gestione.

Lo sfratto della comunità per tossicodipendenti, dice il giudice, diventerà esecutivo l’8 febbraio prossimo e il Comune pare non intenda fare alcun passo indietro. “Abbiamo 20 anni di storia, di presenza sul territorio. Abbiamo accolto e recuperato oltre 300 ragazzi – ha dichiarato alla stampa don Galiano -. Attualmente abbiamo tutta una serie di progetti in corso, tra cui uno finanziato dalla Regione Puglia, denominato “Dal seme alla tavola”, grazie al quale abbiamo realizzato delle serre agricole. Abbiamo diverse attività di laboratorio: musica, teatro, arte. Qui accogliamo, curiamo, riabilitiamo e recuperiamo i giovani preparandoli al reinserimento nella società”.

Progetto edificante, certo. Ma la domanda è: chi sono gli utenti? Quali i loro nomi? Chi li manda? A proposito del progetto dal seme alla tavola infine, per il quale la comunità incassa ulteriori finanziamenti, interessante sarebbe comprendere il percorso “dalla terra alla tavola di chi?” degli ortaggi prodotti nelle serre. L’unica faccenda certa insomma, fino a questo momento, è lo sfratto. Il Comune, col conforto del pronunciamento del giudice, stavolta sembra intenzionato a fare sul serio.

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