Cronaca Viale Regina Margherita

Sfregi sul parquet del lungomare. Monetti: "Forse colpa delle idropulitrici"

Veri e propri sfregi la cui provenienza è ancora da appurare sono visibili da lunedì (9 marzo) sul parquet di lungomare Regina Margherita. Si tratta di un intreccio di striature di colore bianco che ricoprono le assi di legno e una delle panchine. La cosa è stata notata da numerosi cittadini. L'assessore Monetti: "Potrebbero essere state le idropulitrici"

BRINDISI – Veri e propri sfregi la cui provenienza è ancora da appurare sono visibili da lunedì (9 marzo) sul parquet di lungomare Regina Margherita. Si tratta di un intreccio di striature di colore bianco che ricoprono le assi di legno e una delle panchine. La cosa è stata notata da numerosi cittadini. Alcuni di questi hanno pubblicato delle foto sul social network Facebook, denunciando l’ennesimo caso di incuria riguardante un bene pubblico. 

Della questione si sta occupando da ieri l’assessore all’Ecologia e all’Ambiente Antonio Monetti, che contattato da BrindisiReport non esclude che Sfregi sul parqueto del lungomare-2quei segni, come qualcuno sospetta, “siano effettivamente stati lasciati dalle idropulitrici utilizzate dall’azienda che gestisce il servizio di nettezza urbana (Ecologica Pugliese, ndr)” . 

“Infatti  - prosegue Monetti - ho convocato un funzionario tecnico della ditta e l’operatore che si occupa di questa zona. Se i segni sono il risultato di questo macchinario, è ovvio che non è idoneo per una pavimentazione in legno, oltretutto pregiato nonostante sia un materiale resistente. In tal caso, provvederemo subito a trovare una soluzione idonea”.

A detta dell’assessore, non è da trascurare neanche il fatto che sul parquet vengano trasportati dal vento i detriti prodotti dai lavori di ristrutturazione del lungomare che si stanno svolgendo nel tratto compreso fra piazza Montenegro e piazzale Lennio Flacco. 

Per le pedane, ad ogni modo, erose dalle precipitazioni e dal passaggio pedonale, era già in programma un intervento di ritinteggiatura. 

Certo che se si preservassero meglio i beni comuni,  ci sarebbe meno bisogno di ricorrere a opere di manutenzione straordinaria, con i costi che questi comportano per la collettività.

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