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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca

Sicurezza, politica-scaricabarile

BRINDISI – I prefetti spesso si trovano tra l’incudine e il martello, e sempre più spesso a Brindisi la politica cerca di tirare per la giacchetta il rappresentante di turno del governo sul tema della sicurezza. A seconda delle maggioranze in sella a Roma. E’ la scena che si sta svolgendo sotto gli occhi di tutti anche in queste ore, in cui si annaspa alla ricerca di un capro espiatorio per giustificare l’ondata di gravi fatti criminosi (sia pure di proporzioni minori a quelle che investono altre province della Puglia), abbattutasi sul Brindisino e sul capoluogo in maniera particolare. E’ di oggi una violenta polemica tra il deputato del Pdl Luigi Vitali e il senatore del Pd, Salvatore Tomaselli. Tomaselli aveva appena ieri difeso il prefetto Nicola Prete da una critica di Vitali, che lo accusava di scarsa incisività nel coordinamento delle forze dell’ordine, ora Vitali accusa Tomaselli di minimizzare la portata dei fenomeni e l’allarme sociale che destano.

BRINDISI - I prefetti spesso si trovano tra l'incudine e il martello, e sempre più spesso a Brindisi la politica cerca di tirare per la giacchetta il rappresentante di turno del governo sul tema della sicurezza. A seconda delle maggioranze in sella a Roma. E' la scena che si sta svolgendo sotto gli occhi di tutti anche in queste ore, in cui si annaspa alla ricerca di un capro espiatorio per giustificare l'ondata di gravi fatti criminosi (sia pure di proporzioni minori a quelle che investono altre province della Puglia), abbattutasi sul Brindisino e sul capoluogo in maniera particolare. E' di oggi una violenta polemica tra il deputato del Pdl Luigi Vitali e il senatore del Pd, Salvatore Tomaselli. Tomaselli aveva appena ieri difeso il prefetto Nicola Prete da una critica di Vitali, che lo accusava di scarsa incisività nel coordinamento delle forze dell'ordine, ora Vitali accusa Tomaselli di minimizzare la portata dei fenomeni e l'allarme sociale che destano.

Ma questo scontro non appassiona i brindisini e i cittadini degli altri centri. Il perché è presto detto. E' sempre più tangibile la debolezza dell'apparato operativo che lo Stato può mettere in campo a Brindisi. Lo denunciano da anni, ormai, i sindacati della Polizia di Stato senza eccezione di sigle: in questura non c'è più turn-over, i concorsi sono bloccati, l'età media degli agenti è molto elevata, i mezzi sono obsoleti, c'è penuria di fondi per il carburante, le riparazioni, la cancelleria, c'è la polveriera Restinco, in città chiude persino il dormitorio della Caritas ma nessuno nei palazzi dice niente perché non siamo né a Manduria né ad Oria, quando la presenza della tendopoli faceva gridare alla crisi del turismo. Non risulta che le cose vadano meglio per i Carabinieri.

Eppure la memoria collettiva non è tanto corta da cancellare quei vertici con l'allora sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano (appena un anno addietro) quando questura e prefettura, dopo gli incontri sull'ordine pubblico in cui lo stesso rappresentante del dicastero a direzione leghista affermava che l'apparato era più che sufficiente, snocciolavano o erano costrette a snocciolare statistiche sulle pattuglie impegnate nella prevenzione reati alle quali si poteva credere solo per compiacenza, visto che erano irreali e contestate anche dai già citati sindacati. Luigi Vitali era un autorevole rappresentante della maggioranza di governo, e sia pure in totale assenza di feeling con Mantovano, stesso partito ma diverse correnti (memorabili gli attacchi al sottosegretario proprio sulla faccenda della tendopoli), non risulta che abbia mai contestato quei dati.

Del resto è altrettanto chiaro a Brindisi, come a Roma e altrove che le politiche sulla sicurezza del centrodestra non siano state affatto migliori di quelle del centrosinistra, soprattutto considerando i nuovi filoni di illegalità alimentati non dalla mancata vigilanza del prefetto ma dalle falle della politica. Il fatto che a Brindisi non si riesca a portare a termine un bando per il gestore unico del ciclo dei rifiuti è molto grave, per i varchi diretti ed indiretti che si lasciano agli affari illegali. La mancata vigilanza sul trucchetto da quattro soldi dei frazionamenti fittizi dei campi fotovoltaici , alimentato dalle maglie troppo larghe di una legge che la Regione Puglia ha dovuto cambiare in fretta e furia alla fine del 2010, è attribuibile a chi, se non ai Comuni interessati, di centrodestra e centrosinistra, "cascati dalle nubi" solo sotto l'incalzare dei sequestri preventivi disposti dalla magistratura? E qual è il peso reale della vigilanza che le società interessate mettono in campo attorno ai loro impianti? E' talmente fallosa da aver lasciato spazio ad una vera e propria industria del furto dei cavi in rame.

Alla fine si scopre che da un lato ci sono forze dell'ordine appiedate dai tagli indiscriminati degli ultimi anni, e che scomparse le "pattuglie di Mussolini" resta ben poco, e con a carico maggiori oneri, se è vero come è vero che la polizia, i carabinieri, la finanza ad esempio devono occuparsi anche della violazioni ambientali - per ora presunte in attesa dei processi e delle sentenze -, dei rigassificatori, dei rifiuti, del fotovoltaico, dei servizi pubblici, oltre che delle rapine, dei furti, delle estorsioni, della droga. Un peso enorme scaricato sull'apparato della sicurezza di una provincia di appena 400mila abitanti da una politica con grandi carenze di controllo ordinario, e non solo straordinario, sui territori che amministra, sugli apparati amministrativi, sulle agenzie.

Il concetto di sicurezza e legalità, insomma, a Brindisi - come in molte altre aree del Sud - è sensibilmente più complesso di come lo si dipinge, e se il tema fosse affrontato nella sua portata reale, bisognerebbe chiamare in causa molti sindaci, assessori, funzionari, direttori, eccetera. Potrebbero spedire i vigili urbani a caccia di abusivismo e inquinatori delle campagne, ad esempio,invece di mandarli a caccia di polli sulle superstrade muniti di autovelox. Potrebbero chiudere bandi strategici in breve tempo. Potrebbero insospettirsi di fronte a piogge di Dia fittizie, o andare sino in fondo quando una fabbrica inquina e ritirare le autorizzazioni senza scaricare alla procura la patata bollente. I banditi, alla fine, vengono catturati quasi tutti, come dimostrano i fatti. E' tutto il resto che non cambia mai.

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